lunedì, 28 aprile 2008

“E’ LUNGA A PASSA’ NOTTATA!”

 

Cinque anni fa io andavo ancora a scuola,

avevo i capelli con i colpi di sole biondi,

programmavo una curiosa vacanza in montagna,

giravo sempre con lo zaino e i jeans un po’ strappatelli,

non avevo ancora diciotto anni,

non guidavo la macchina,

non ascoltavo Ivano Fossati, i Modena City Remblers.

 

Tra cinque anni mi sarò laureata (speriamo!),

tra cinque anni avrò un lavoro (speriamo di nuovo…!),

Tra cinque anni avrò un nuovo taglio

e magari persino qualche capello bianco,

metterò sempre meno le scarpe da ginnastica,

ma non abbandonerò i jeans.

 

Cinque anni fa non ero amica di Lucia,

non sapevo disegnare e non scrivevo in nessun blog.

Cinque anni fa ho partecipato ad un concorso letterario e ho perso.

Cinque anni fa io e Cecilia stavamo sempre insieme,

cinque anni fa Luca veniva a casa mia a studiare,

Cinque anni fa la mia scrivania era ancora davanti alla finestra,

mio fratello non era sposato e aveva ancora una macchina blu.

 

Tra cinque anni il mio pc sarà obsoleto

e il cellulare di sicuro da sostituire.

Tra cinque anni metterò la borsa

che mi ha regalato mia cugina ai diciotto

e che non ho mai messo perché ”mica c’ho trent’anni”.

Tra cinque anni dovrò rinnovare la patente

e magari metterò le lenti a contatto.

Tra cinque anni racconterò ancora

di quella volta che Sara ha fatto cadere la pasta

e di quando Lucia ha alzato la mano ad Analisi.

 

Cinque anni fa non studiavo architettura,

imparavo a memoria i versi greci e prendevo ripetizioni di latino.

Cinque anni fa davo ripetizioni di chimica a Marco e Fulvio,

cinque anni fa Sara non sapeva quando fermarsi con la matematica.

Cinque anni fa mio padre mi accompagnava a scuola ogni mattina,

ma tornavo con l’autobus e mi toccava aspettarlo per ore.

Cinque anni fa mia madre insegnava ancora

e io mi divertivo a leggere i temi dei suoi ragazzi.

Cinque anni fa avevo i compiti per le vacanze.

 

Tra cinque anni i miei numeri di Casabella

non entreranno più sulla mensola,

Tra cinque anni di sicuro avrò fatto un’altra vacanza in Salento,

sarò stata negli Stati Uniti, parlerò benissimo l’inglese

e l’ “album” avrà quasi tutte le pagine piene.

Tra cinque anni nuoterò ancora

e mi piacerà sempre prendere il sole,

mangerò ancora il gelato,

saprò fare molte più torte.

 

Cinque anni fa non avevo mai fatto lo scrutatore

e non potevo votare,

cinque anni fa quando c’era assemblea ci andavo sempre,

cinque anni fa la mia stanza era già piena di libri,

ma non ero mai stata a Milano.

Cinque anni fa non avevano ristrutturato la libreria all’Argentina:

la sezione teatro era al piano di sopra e i tascabili al piano terra.

Cinque anni fa avevo già una foto di mia nonna sul comodino,

ma avevo la sua voce ancora nelle orecchie.

Cinque anni fa la mia collezione di matite

contava appena qualche numero,

non ero stata a Berlino, non mettevo le ballerine,

non avevo un ragazzo.

 

Tra cinque anni la mia collezione di matite

avrà bisogno di altri due barattoli.

Tra cinque anni la cornice bianca sarà ancora sul mio comodino,

e guarderò ancora le farfalle bianche.

Tra cinque anni

il fidanzato mi avrà chiesto di sposarlo davvero,

tra cinque anni potrei avergli detto davvero di sì.

Tra cinque anni potrei avere un bambino,

una casa, un divano, una lavastoviglie.

Tra cinque anni potrei aver cambiato città,

comprato una moto, venduto un progetto,

combinato qualcosa.

Tra cinque anni è tra un sacco di tempo.

postato da: nautike alle ore 28/04/2008 23:12 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosso, bianco, oro , violetto
domenica, 21 ottobre 2007

Osservo

e imparo l’arte dell’accordare

il pensiero,

il respiro,

paure e vibrazioni.

 

Rileggo il mio tempo,

ne faccio favole, racconti:

ti insegno il mio passato,

ti regalo la mia memoria.

 

Ti ascolto parlare di te,

sognare di noi:

la tua promessa è il futuro che aspettavo.

 

Ti ho cercato così tanto…

dov’eri?

 

Quando sei distratto

seguo con lo sguardo la linea del tuo profilo,

frugo tra i tuoi pensieri,

ti misuro a me.

Poi mi guardi,

provo a ignorarti,

a deviare la tua attenzione,

ma tu:

mi guardi!

 

Allora sorrido, arrossisco, ridiamo, mi abbracci

e ti brillano gli occhi.

 

Dove sei stato tutto questo tempo?

 

Il tempo!

Eccolo, è vero:

“c’è tempo”!

 

Non è il tempo del perdono,

dell’assoluzione,

non è tempo per dimenticare.

E’ questa la felicità:

non dover chiedere permessi,

non dover chiedere favori:

assorbire, concedere.

 

Lo chiamano “Amore”,

mi piace chiamarlo “Vita”.

 

postato da: nautike alle ore 21/10/2007 20:23 | Permalink | commenti (10)
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