lunedì, 31 marzo 2008

“CHE COSA FAI NELLA VITA?”

Quando compri il nuovo libro di Pennac

e scopri che sua madre

è proprio uguale alla Signora B.

al cui figlio discolo

tua madre dava ripetizioni

quando aveva giù per su la tua età,

capisci che il mondo

è davvero infinitamente più piccolo

di quanto avresti mai potuto credere!

 

Tralasciando chiacchiere inutili sul fatto che

da nord a sud, da est a ovest,

siamo tutti soggetti allo stesso destino

e che la crescita di ogni uomo e ogni donna

finisce inevitabilmente per passare sugli stessi tracciati

(professori ostili, amici di una vita,

litigate frenetiche, vacanze indimenticabili,

amori perduti, ritrovati, abbandonati…),

mi chiedevo:

non è curioso che gli anni della scuola

riescano a lasciare un segno tanto profondo?

Dalla scuola materna al diploma superiore,

15 anni,

non più del 18-20 % di una vita media quindi,

eppure molti hanno l’idea

che il mondo si possa dividere

in gente che “andava bene a  scuola”

e in gente che “non andava bene a scuola”.

Certo di primo impatto verrebbe istintivo smentire

una simile affermazione,

ma chi di noi, a ben riflettere,

non ha mai pronunciato una frase del tipo:

“mha… alla fine non ha mai combinato nulla,

e pensare che a scuola era uno dei migliori”

oppure: “ah si! È uno in gamba,

me lo ricordo anche ai tempi del liceo,

è sempre andato bene!”

o ancora: “c’era da aspettarselo!

Fin dai tempi della scuola,

non cavava un ragno dal buco”

ma anche: “un successo inaspettato,

se si pensa a quanto andasse male a scuola”?

 

 

 

DIARIO DI SCUOLA
Daniel Pennac

Il fatto è che io andavo male a scuola

e da questo lei non s’è più ripresa.

Oggi che la sua coscienza di donna molto anziana

abbandona i lidi del presente

per rifluire piano verso i lontani arcipelaghi della memoria,

i primi scogli che affiorano le rammentano l’ansia

che la tormentò per tutta la mia carriera scolastica.

Mi rivolge uno sguardo preoccupato e, lentamente:

“Che cosa fai nella vita?”

Il mio avvenire le parve da subito talmente compromesso

che non è mai stata davvero sicura del mio presente.

Poiché non ero destinato a un avvenire

non le parevo equipaggiato per durare.

Ero il suo figlio precario.

Eppure sapeva che ce l’avevo fatta

da quando nel settembre del 1969

ero entrato nella mia prima classe in qualità di professore.

Ma nei decenni che seguirono

(cioè per tutta la durata della mia vita adulta),

la sua ansia resistette segretamente

a tutte le “dimostrazioni di successo”

che le portavano le mie telefonate, le mie lettere,

le mie visite, la pubblicazione dei miei libri,

gli articoli di giornale o le mie apparizioni

nei programmi culturali della tivù. […]

Un’ansia che sembra aver perduto intensità,

un’angoscia fossile, ormai solo una vecchia abitudine,

ma abbastanza viva perché la mamma mi chieda,

posando una mano sulla mia al momento di salutarci:

“Ce l’hai una casa a Parigi?”

 

postato da: nautike alle ore 31/03/2008 22:40 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 25 marzo 2008

Vengo per restare.

Almeno queste sono le intenzioni.

Il mio assenteismo da queste pagine sta diventando vergognoso,

certo capita (è successo!),

ma non sono ancora pronta

per lasciare andare la mia barchetta alla deriva,

ci sono un mucchio di isole che voglio ancora cercare,

quindi mi darò da fare e riprenderò a pubblicare.

 

postato da: nautike alle ore 25/03/2008 23:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:verde
martedì, 29 gennaio 2008

Ma noi e loro siamo sulla stessa barca?

Grazie al meritorio contributo del big-brother  TwinSun
che si è prestato a mettermi l’ftp sul portatile,
libero me e voi della struggente Gocce di memoria,
per sostituirla con una più giusta Ti ti ti ti!

Il buon Rino ci ha fatto compagnia l’altro giorno in facoltà
perché sulla lavagna pulita pulita di un’aula
qualcuno aveva scritto a caratteri cubitali
“ti ti ti ti… siamo sulla stessa barca io e te”

e così io non ho potuto fare a meno
di canticchiarmela in testa per tutta la giornata
ad intervalli regolari intramezzati da
amletici dubbi come:
“Ma Lucia il ferro…quanto pesa?”

 

 

Domani altra giornata intera all’università
per
implorare la collaborazione del laboratorio informatico
(che invece per inciso dovrebbe offrircela di diritto,
ma si sa… è un brutto mondo!)
dopo di che il grandioso quanto sofferto progetto di restauro
si potrà dichiarare finalmente concluso!

Attualmente nelle aule la temperatura sfiora lo zero

quindi passare lì
dieci ore al giorno è una vera goduria,
l’ultima volta ci sono voluti quaranta minuti
di doccia bollente per scongelarmi.
Lungi da me voler fare trapelare da queste parole delle critiche!

Se lo avete pensato siete dei malfidati

e vengo a spiegarvi come stanno i fatti.

In realtà le aule sono gelide

perché la facoltà è impegnata nella lotta all’effetto serra!

Mai sentito parlare dell’effetto serra?

Ecco,

loro vogliono combatterlo rinunciando stoicamente al riscaldamento

e noi siamo immensamente lieti di dare il nostro sentito contributo!

(“sentito” l’abbiamo sentito,

abbiamo sentito un gran freddo!)

D’altro canto c’è da dire che non dimenticano l’impegno sociale

della lotta alla disoccupazione,

è vero che probabilmente noi quando usciremo di lì non troveremo lavoro,

se non a condizioni di miseria,

come migliaia di laureati di questi tempi,

ma per ora la facoltà ci sprona a contribuire al reddito

dei poveri bisognosi del negozio di plottaggi

che con carità misericordiosa ci offrono i loro servizi

a soli dieci euro a stampa!

(per il progetto di restauro ne occorrono più di cinquanta!)

Alcuni dati circa il numero degli studenti

che riescono a laurearsi entro i tempi stabiliti

(relativamente al mio anno di immatricolazione

questo numero è per l’esattezza: “manco uno”)

potrebbero indurre a maligne considerazioni

sul cattivo funzionamento delle strutture,

dell’organizzazione dei corsi e delle sessioni d’esami,

niente di più sbagliato!

Il sistema è stato brevettato così volutamente,

ci vogliono così bene…

non hanno cuore a lasciarci andare!

 

 

 

Ti ti ti ti
Rino Gaetano

 

A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su
isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te
hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti
sempre contro il muro
e quando
la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che
minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità  mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto, un voto pulito,
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

 

postato da: nautike alle ore 29/01/2008 22:44 | Permalink | commenti (3)
categoria:verde, arancione
martedì, 20 novembre 2007

Questione di feeling!

 

Quando la scintilla scocca,

(è vero per tutte le cose,
perché per questo dovrebbe essere diverso?)

è fatta!

 

L’innamoramento si è innescato,

ci metterà del tempo

per trasformarsi in un sentimento tanto forte

da essere durevole nel tempo, ma…

è fatta!

 

Ebbene

pare proprio che a questo virus

io piaccia parecchio.

Questione di feeling…

che volete farci?

 

Va detto che è un virus molto comune

e che considerato che sto già migliorando

la parte peggiore dovrebbe essere alle spalle,

ma…!

 

La faccenda è piuttosto seria.

E’ vero che l’Amore non è bello

se non è litigarello

(evviva i luoghi comuni!)

ma un innamorato molesto

è una gran disgrazia!

 

Si è fatto di tutto per convincerlo,

ma lui… niente!

Gli si è detto con le buone da principio,

con le cattive poi,

glielo si è fatto ripetere da tanti,

ma questo virus ha proprio perso la testa per me!

 

Il guaio

è che in casi come questo,

neppure la terribile metafora dell’autobus

può rivelarsi utile…

che fare allora?

 

Forse dovrei organizzare un tradimento!

Magari se mi vedesse ballare cheek to cheek

con qualcun altro

si convincerebbe a desistere…

 

Avreste mica qualche batterio da presentarmi?

 

postato da: nautike alle ore 20/11/2007 15:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:verde
mercoledì, 27 giugno 2007

 

E’ davvero strano perché io ho sempre molta cura dei miei aggeggi tecnologici, certo c’è stata l’eccezione del vecchio cellulare che non so per quale ragione non facevo che buttare per terra… (sono riuscita a rompergli i cristalli tre volte in un anno, non è male come record, non trovate?)

Ad ogni modo con i computer specialmente sono attentissima, il portatile poi… bhè ho rischiato di compromettere la mia intera carriera universitaria quando una professoressa ha spiaccicato il suo dito sul mio schermo immacolato per indicare non so cosa, ma poi mi sono morsa la lingua e non ho detto nulla (vantaggio delle revisioni di gruppo: mi hanno trattenuto dal dare di matto). Tutto questo per dire che tutti i dissidi che ho con le stampanti sono del tutto ingiustificati. Lasciamo stare quanto avvenuto nella mia prima prova stampa da autocad: sono riuscita ad ideare un nuovo rivoluzionario formato quadrato in cui un bel terzo di tavola rimaneva tagliato fuori (tanto che importa… ci era costata solo qualche nottata di lavoro!) perché sarebbe necessario citare anche Lucia, ha collaborato 50-50 alla creazione dell’A1 quadrato (non temete lo brevetteremo a breve, l’emozione di una stampa sprecata è un qualcosa che non dovete perdervi).

Quello che volevo dire in realtà, nonostante mi sia persa in un mucchio di chiacchiere, è che le mie stampanti hanno enormi problemi di autocontrollo. Il che è davvero assurdo perché uno insomma già ha tanti guai da fronteggiare… non c’è mica bisogno di dover pure tener testa all’emotività della stampante!

Avevamo già litigato in settimana io e lei, per dirla tutta, domenica specialmente, perché non avevo voluto metterle la cartuccia nuova costringendola a finire fino all’ultima goccia tutto il colore che aveva (odia quando la metto a stecchetto), poi oggi mi son decisa: colore nuovo! Ma ha dovuto farmela pagare…si è divorata un bel foglio di carta fotografica e ci ha scritto sopra il suo stupido schema di allineamento! Non ho potuto farci nulla, ho dovuto rimproverarla (insomma costa la carta fotografica e poi mi serve! Non mi pare sia il caso di sprecarla in questo modo…) e lei ha messo su il muso! Non mi parlava e non voleva saperne di chiarire la faccenda, si è bloccata sul “non in linea” e non si smuoveva in nessun modo! Alla fine mi è toccato convincerla piano piano, parlandole dolcemente, incoraggiandola a reagire (ho i testimoni eh… non scherzo mica!) e per fortuna ha stampato le ultime foto! Ma pure la stampante emotiva mi doveva capitare?

postato da: nautike alle ore 27/06/2007 00:34 | Permalink | commenti (6)
categoria:verde
sabato, 20 gennaio 2007

Chi vorrebbe ricevere un solitario

quando potrebbe avere un anticiclone?


Ebbene amici miei, fatevi coraggio perché tanto, che lo vogliate oppure no, San Valentino arriverà inevitabilmente come ogni anno e, che lo vogliate oppure no, vi toccherà (ci toccherà ahimè!) cibarlo come sempre!
Ecco a me San Valentino da proprio fastidio! “Solo perché non c’hai un ragazzo” starete malignando, e in effetti quello è probabilmente il motivo essenziale ma, concedetemelo, non il solo! Mi spiego (per quanto non è che ci sia molto da spiegare, la questione è chiara e, ahinoi, condivisa da un mucchio di gente!) di San Valentino mi infastidisce “l’ostentazione”. L’Amore, che il cielo mi ascolti, è una cosa assolutamente meravigliosa e innamorarsi, che il cielo mi ascolti (di nuovo!) è forse il dono più grande che “Dio - il destino - il caso – la sorte – la pazienza” (insomma vedete voi) possa concedere, ma… ma perché ostentarlo? Perché celebrarlo in un giorno così “affollato”? Farne un’occasione di commercio, di se stessi non solo dell’eventuale regalo che si può essere acquistato? Questo è il problema di San Valentino! A me tutto sommato le feste piacciono, lo dicevo del Natale no? Quel clima di tradizione, quell’atmosfera collettiva… mi piacciono! Ma San Valentino: no! L’amore che pretenderebbero di farci celebrare a San Valentino è molto più intimo, personale… cosa c’entra con questo ingozzamento forzato di cioccolatini? Che poi il problema non è nei cioccolatini, né nei fiori, né nel vestirsi di rosso, né tanto meno nell’andare a cena fuori o nell’immaginare di fare l’amore, il problema è nel prendere lo spunto per tutto questo seguendo un obbligo di “costume”, pubblicizzato da tv e radio e inzuccherato dalla pasticceria di turno!


Però però però…
Però, visto che comunque, alla fin fine, sfuggire alla morsa di San Valentino è difficile (dicono) e c’è sempre chi ci casca in pieno in pieno (pare), ho pensato di suggerirvi un’idea regalo davvero originale che, garantito all’80% (meglio che non mi sbilancio troppo), non può rivelarsi un fallimento!
Ho scoperto su questo blog questo articolo e mi è subito apparsa in mente questa domanda: Chi potrebbe desiderare un solitario, quando potrebbe avere un anticiclone?
Pensate, pensate… ma senza prendervi/mi troppo sul serio!
E chissà che non sia proprio questo guizzo di fantasia quella scintilla che vi farà conquistare l’uomo o la donna della vostra vita! Ve lo auguro amici miei, sapete?
E, che il cielo mi ascolti, lo auguro anche a me!

postato da: nautike alle ore 20/01/2007 16:10 | Permalink | commenti (7)
categoria:verde, arancione
mercoledì, 17 gennaio 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dicesi “saldista” colui che presenta un’attitudine specifica all’acquisto in tempo di saldi. Quello del saldista (la scienza prima o poi lo dimostrerà con certezza dando consistenza scientifica alle mie teorie) è un gene specifico del nostro dna. Nell’insieme è piuttosto raro trovare delle persone che abbiano questo carattere puro, si tratta infatti un gene recessivo (ricordate la teoria di Mendel sulle piante dei piselli, o sui moscerini della frutta?).
Indicheremo il gene “saldista” con una esse minuscola: “s” mentre il gene del cattivo risparmiatore verrà contrassegnato da una lettera effe maiuscola: “F” che vorrà  ricordare la facilità del soggetto ad incassare Fregature.

Coloro che presenteranno, ad una qualunque generazione, dei cromosomi
FF, saranno i così detti “pessimi risparmiatori cronici”.
In questa categoria sono compresi  tutti coloro che presentano una spiccata intolleranza al contatto con grandi folle di persone; posseggono gusti estetici o conformazioni fisiche particolarmente singolari; seguono con scarsa attenzione rubriche di costume di giornali o telegiornali e non sono quindi informati sull’inizio dei saldi; amano impiegare ricche somme di denaro per i propri acquisti; sono particolarmente sfortunati e acquistano sempre un secondo prima del dovuto qualcosa che finisce per essere svenduta poco dopo.

Cromosomi
sF o Fs si trovano in quei soggetti particolarmente temuti dal “saldista puro”. Portatori di gene recessivo s non manifesto, sono i cosiddetti “saldisti della domenica” sono in sostanza la maggioranza delle persone e costituiscono un elemento di grande disturbo tanto per il soggetto “FF” che per quello “ss”. Presentano alcune caratteristiche del saldista, e sono pertanto protetti, per quanto occasionalmente, dal buon Mercurio, ma sono privi di alcune peculiarità essenziali, mancano in sostanza di quell’efficienza e rapidità che sono doti essenziali del buon saldista.
I saldisti della domenica “escono a dare un’occhiata”; non sono seriamente motivati all’acquisto; la loro fede nei saldi non è ferma e inviolabile; sono malleabili ai condizionamenti degli
”FF”; solitamente si attardano per strade o negozi incerti nell’agire; durante la loro uscita shopping si fanno generalmente accompagnare da parenti ed amici e si fanno così distrarre in conversazioni che finiscono per rallentarli ulteriormente.
Nonostante questo per il
saldista doc sono un grande pericolo, costituiscono un intralcio, possono indurlo a rallentare i suoi rovistamenti e la sua corsa, possono fargli perdere di vista qualche altro saldista puro e determinare la perdita di un grande affare, inoltre occupano in maniera prolungata specchi e camerini costituendo un grande intralcio per l’intero sistema economico!

Ma veniamo ora al
“saldista” vero! L’unico, il solo, che presenta il doppio carattere s! I portatori di cromosomi ”ss” sono una stretta minoranza di persone nella massa totale, e per questo forse ottimamente identificabili. Il “saldista” fa dei saldi la sua fede primaria. Poche cose possono venire a competere con la sua missione stagionale.


Come riconoscere o riconoscersi  un “saldista”:

1 - Il saldista esce da solo. Parte per la sua missione accompagnato unicamente da se stesso. Ha bisogno della massima concentrazione e rapidità. In casi eccezionali può accompagnarsi con altri saldisti doc, generalmente uno o due, ma sono casi davvero molto rari.
2 – Il saldista parte preparato. L’uscita shopping-saldi per lui non è un evento occasionale. Solitamente sperimenta una strategia elaborata nel corso degli anni. Inoltre si può affermare con certezza che nessun saldista si getta nella folla senza aver prima chiaro in mente “cosa-gli-interessa-dove”. Il saldista sa cosa vuole e va a colpo sicuro.
3 – Il saldista indossa un abbigliamento specifico, anche quello brevettato nel tempo. Si tratta di un abbigliamento leggero che non teme il riscaldamento dei centri commerciali, né dei piccoli negozi di quartiere,  essenziale nel numero di accessori (niente sciarpe, guanti, ombrelli, cappelli ecc… a cui dover badare) e facile da essere sfilato e riindossato durante le varie misurazioni.
4 - Il saldista è l’unica specie umana più scaltra dei negozianti. Abilità nel districarsi dalla folla, rapidità, efficienza, decisione e memoria sono le sue doti più spiccate. Il sadista sa cosa conviene acquistare e dove acquistarlo. Ricorda i prezzi che avevano precedentemente gli articoli e non si fa ingannare dai falsi ribassi. 

               A che categoria appartenete?

Dal momento che di sicuro ci sarà già chi starà malignando collocandomi ad occhi chiusi tra gli "ss", mi affretto a precisare che... no! Non c'è neppure una piccola "s" nei miei cromosomi! Sono, ahimè, un FF purissimo! La mia uscita shopping-saldi di domenica si è conclusa con l'acquisto degli unici jeans NON in saldo di tutto il negozio!

 



postato da: nautike alle ore 17/01/2007 15:08 | Permalink | commenti (28)
categoria:giallo, verde
venerdì, 12 gennaio 2007

Ragazzi miei cominciate a prenderci e a prendervi le misure perchè a quanto sembra il design vuole per la moda del 2007 un uomo "elegante e tecnologico" (citando fedelmente il servizio del tg). E se credete di essere al sicuro in quanto "internettofili traffichini di pc", sappiate bene questo non è sufficiente. Pantalone elegante, una giacca che cada come Dio comanda, camicia bianca... In una parola?

SMOKING!

Proprio, proprio così! Smoking!
E badate bene che io non c'entro nulla, certo mi trovo moooolto in sintonia con queste previsioni (tanto che azzarderei un coretto (ripetete con me) smoking! smoking! smoking!), ma vi assicuro che non ho corrotto nè influenzato nessuno!
E dal momento che, da quando Totti c'ha fatto la grazia di tagliarsi quei capelli (quanto non mi piacciono i ragazzi con i capelli lunghi...!), tutti dietro a rasarsi...
Che dire?
A me sembra che le cose si mettano proprio bene!

Ok, ok... parliamone con calma.
D'accordo... giacca e cravatta non sono il massimo della comodità, ma che ne dite del risultato estetico? Vi assicuro che un ragazzo in giacca e cravatta (o quanto meno con una signora camicia sotto il maglione!) è tutta un'altra storia! Non c'è proprio paragone!

Certo non posso nascondere che in estate pantaloni corti e t.shirt colorate facciano la loro figura, ma in inverno il maglione senza camincia (fatta eccezione per quelli a collo alto che, a discrezione, fanno tanto "teatro sperimentale", "filoso esistenzialista" o "professore di lettere sessantottino") è da ritenersi assolutamente out (ma come mi viene sto linguaggio da guru della moda? Aiutooo!) !

E poi (e qui, portate pazienza,
il mio spirito femminista emerge prepotentemente)

quante cose tocca sopportare alle donne?
E i tacchi, e la ceretta
(facciamo un cambio cravatta-ceretta? No eh? Ci scommettevo!)
e le gonne corte in inverno che poi ci si gela!
E questo, e quello...

Ad ogni modo, poche storie, ormai è deciso,
abbandonate (ma non troppo) 
il vostro spirito ribelle,
accorciate barba e capelli 
e... smoking!
 

postato da: nautike alle ore 12/01/2007 20:04 | Permalink | commenti (15)
categoria:giallo, verde
lunedì, 08 gennaio 2007

Il contagio è inevitabile amici miei, non ho potuto sfuggirne, mi ha colpita in pieno e soprattutto mi ha colto alla sprovvista,
lo sapevate che gira una nuova catena tra i blog?
Ebbene si!
E io... bhè... mi spiace per voi ma... ormai ci sono dentro!

Il bello con queste catene è che in un attimo si passa da vittime a carnefici, eh già perchè io in questo momento, non vogliatemene, ma sono in una condizione di assoluto privilegio. Una volta contagiati si diventa immuni, come con la varicella, e quindi posso divertirmi, adempiuto il mio compito, a fare l'untore tra di voi...

Ad ogni modo tra le tante catene che sono girate, questa è proprio lisci liscia!
Ce ne son certe che fanno mille domande!
 Non ho ancora scelto chi "ungere" tra voi,
ma state tranquilli perchè comunque ve la caverete con poco,
eccovi le regole:

                "Parole a caso dal libro 
                   che vi è più vicino 
                   in questo momento"

Aprite a pagina 123, saltate le prime cinque frasi da inizio pagina, e ricopiate le tre successive.
Tutto qui!
Poi scegliete tre persone a cui passare il testimone e avete fatto!
Semplice semplice...

                                                 Ok...
                               Allora io procedo eh...

               ...un attimo di suspance...

                     ...rullo di tamburi...

                                              il libro è...
                                                     ...è...
                                    ...è...

         "Cantata dei giorni dispari"
                                       (volume primo)
                                    Eduardo De filippo

                       Vediamo un po'... a pagina 123 siamo in... 
                        ma guarda come siete fortunati! 
                      Siamo nella nota storico-critica di: 
                              "Questi fantasmi!"

"[...]All'origine della finzione scenica di "Questi fantasmi!" c'è un autentico spaccato napoletano, come in "Napoli milionaria!". Non c'è privacy familiare neppure in questa stanza e neanche privacy adulterina. Solo che il gioco delle entrate e delle uscite diventa ambiguo per il gigantesto qui pro quo fra uomini e spiriti: quando il rapporto di comunicazione tra i suoi personaggi diventa particolarmente difficile, l'immaginario di Eduardo incrementa le segnalazioni spaziali-scenografiche, per mantenere "viva" la comunicazione con il pubblico. [...]"

E passiamo alle unzioni...
ehmm... ehmm...
dunque...

Albatros (sperando che abbia per le mani qualcosa di buono... Il ragazzo sembrerebbe capirne di libri, vediamo che tira fuori!)

Sara (sperando che il libro che ha più vicino sia ancora quello che leggeva fino a poco fa. Mi incurisce  e questa può essere una buona occasione per curiosarlo un po'...)

Alex (sperando che vicino abbia uno spartito, così vediam come se la cava a raccontarcelo...!)

postato da: nautike alle ore 08/01/2007 19:33 | Permalink | commenti (6)
categoria:verde, azzurro
venerdì, 05 gennaio 2007

Ci penso e ci ripenso, ma un post doc da inizio d'anno, non mi viene proprio e così, giusto per ingannare il tempo, vi racconterò un aneddoto che a ben vedere c'entra e non c'entra con questo capodanno.

La sera di capodanno, avendo scovato il giorno prima un bel mucchio di fiches, eredità di una nonna giocatrice, in una delle dispense, ci è venuta voglia di tentare qualche mano di poker... L'esperimento è stato un fallimento su tutta la linea, diciamo che fino al cip il gioco era chiaro per tutti poi, per un verso o per l'altro, ognuno aveva grossi dubbi e perplessità, fatto sta che abbiamo lasciato perdere ben presto ripiegando su un più bevereccio "gioco dell'Asinello".
Ma non divaghiamo ché di succo alla pera col gin (che forse era meglio col rum) e gin&lemon ve ne ha già raccontato Saruccia
(dimenticando, ad onor del vero, il battesimo del Braghetto!)


Paul Cezanne, 
"Giocatori di carte" 1890-1892
Louvre, Parigi


Dunque, dunque…
Diversi annetti fa, eri il 1998, per festeggiare il loro venticinquesimo (ebbene sì!) anniversario di matrimonio, i miei genitori in Agosto fecero un viaggio negli Stati Uniti, da New York alla California, che durò un mesetto buono.
Io e mio fratello per passare le vacanze andammo con mia Nonna e le nostre cugine in Puglia (il resoconto del viaggio in treno di quella volta, merita assolutamente un capitolo a parte, quindi, se avrete pazienza, ci rivedremo ad una prossima puntata...)

Alla sera, dopo essere andati con una strana, davvero strana, compagnia a spasso per i paesetti del Salento, a passeggio in su e in giù per il lungomare, a pattinare (su questo vi risparmio i particolari...!) in una specie di centro sportivo che si chiamava, se non sbaglio, Smile, o cose simili che si fanno in vacanza; io e mio fratello (senza tanti misteri vi dirò subito che si tratta di Stefano) ce ne tornavano a casa e per ingannare il tempo prima di metterci a dormire, cosa difficilissima visto il caldo record di quella estate, facevamo lezioni di Poker!

Proprio proprio così!
Lezioni di Poker!
In cucina, riempiendo i bicchieri d'acqua poco per volta e giocando a far finta che fosse dell'ottimo Scotch Irlandese, Stefano mi insegnava regole, trucchi e punteggi del Poker. Sembra niente, ma vi assicuro che il gioco era preso molto sul serio, almeno da me, che, come da proverbio, in quanto principiante, mettevo su full di J e poker d’assi che era una bellezza!

Certo perché fosse una vera sala da gioco mancava qualche dettaglio, l'acqua non avrebbe dovuto essere acqua, le carte non avrebbero dovuto essere quelle sponsorizzate dal dentifricio, e le scommesse avrebbero dovuto essere regolarmente pagate, ma vi assicuro che in quell'estate di ghiaccioli all'amarena e pizza fumante al Lido Piccolo, in quell'estate in cui Luca Carboni, con la sua "Carovana", cantava "Colori" io imparai (un pochino) a giocare a Poker!

 

Colori
Luca Carboni

 

Quanti colori di sassi e di fiori,
di strade e di muri
di auto che vanno
di vele nel mare
accese dal sole
il tuo asciugamano
il tuo costume

che bei colori
le unghie e i tuoi occhi
col rosso di sera
...ma io vorrei sapere
per davvero tu cosa vedi

ma io vorrei sapere
per davvero cosa ti piace
E quanti suoni di grilli e cicale,
di un’auto che inchioda
di un bimbo che piange,
una mamma che sgrida,
tu che muovi qualcosa
E poi la tua voce
e poi mi chiami
... di risate lontane...
di queste zanzare
che mi fanno dannare
... ma io vorrei sapere
per davvero tu cosa senti

ma io vorrei sapere
per davvero cosa ti piace
E quanti odori
di cocco e di gas,
di
pizza col forno a legna
...terra bagnata ...
vernice,
caffè,
di menta e
amarena
Il tuo profumo
mentre ti bacio la schiena

che buon profumo
mentre ti spalmo di olio e di crema
... ma io vorrei sapere
per davvero tu cosa senti
ma io vorrei sapere
per davvero cosa ti piace
Quanti
sapori
di pesche e limoni,
la tua pelle col sale
quanti sapori
la bocca, il rossetto
...le lacrime amare
E quante cose
sento con le mie mani
la sabbia, il tuo seno,
poi sento che tremo
mentre ti stringo le mani
... ma io vorrei sapere
per davvero tu cosa senti
ma io vorrei sapere
per davvero cosa ti piace...

 

postato da: nautike alle ore 05/01/2007 17:13 | Permalink | commenti (7)
categoria:giallo, verde