lunedì, 28 aprile 2008

“E’ LUNGA A PASSA’ NOTTATA!”

 

Cinque anni fa io andavo ancora a scuola,

avevo i capelli con i colpi di sole biondi,

programmavo una curiosa vacanza in montagna,

giravo sempre con lo zaino e i jeans un po’ strappatelli,

non avevo ancora diciotto anni,

non guidavo la macchina,

non ascoltavo Ivano Fossati, i Modena City Remblers.

 

Tra cinque anni mi sarò laureata (speriamo!),

tra cinque anni avrò un lavoro (speriamo di nuovo…!),

Tra cinque anni avrò un nuovo taglio

e magari persino qualche capello bianco,

metterò sempre meno le scarpe da ginnastica,

ma non abbandonerò i jeans.

 

Cinque anni fa non ero amica di Lucia,

non sapevo disegnare e non scrivevo in nessun blog.

Cinque anni fa ho partecipato ad un concorso letterario e ho perso.

Cinque anni fa io e Cecilia stavamo sempre insieme,

cinque anni fa Luca veniva a casa mia a studiare,

Cinque anni fa la mia scrivania era ancora davanti alla finestra,

mio fratello non era sposato e aveva ancora una macchina blu.

 

Tra cinque anni il mio pc sarà obsoleto

e il cellulare di sicuro da sostituire.

Tra cinque anni metterò la borsa

che mi ha regalato mia cugina ai diciotto

e che non ho mai messo perché ”mica c’ho trent’anni”.

Tra cinque anni dovrò rinnovare la patente

e magari metterò le lenti a contatto.

Tra cinque anni racconterò ancora

di quella volta che Sara ha fatto cadere la pasta

e di quando Lucia ha alzato la mano ad Analisi.

 

Cinque anni fa non studiavo architettura,

imparavo a memoria i versi greci e prendevo ripetizioni di latino.

Cinque anni fa davo ripetizioni di chimica a Marco e Fulvio,

cinque anni fa Sara non sapeva quando fermarsi con la matematica.

Cinque anni fa mio padre mi accompagnava a scuola ogni mattina,

ma tornavo con l’autobus e mi toccava aspettarlo per ore.

Cinque anni fa mia madre insegnava ancora

e io mi divertivo a leggere i temi dei suoi ragazzi.

Cinque anni fa avevo i compiti per le vacanze.

 

Tra cinque anni i miei numeri di Casabella

non entreranno più sulla mensola,

Tra cinque anni di sicuro avrò fatto un’altra vacanza in Salento,

sarò stata negli Stati Uniti, parlerò benissimo l’inglese

e l’ “album” avrà quasi tutte le pagine piene.

Tra cinque anni nuoterò ancora

e mi piacerà sempre prendere il sole,

mangerò ancora il gelato,

saprò fare molte più torte.

 

Cinque anni fa non avevo mai fatto lo scrutatore

e non potevo votare,

cinque anni fa quando c’era assemblea ci andavo sempre,

cinque anni fa la mia stanza era già piena di libri,

ma non ero mai stata a Milano.

Cinque anni fa non avevano ristrutturato la libreria all’Argentina:

la sezione teatro era al piano di sopra e i tascabili al piano terra.

Cinque anni fa avevo già una foto di mia nonna sul comodino,

ma avevo la sua voce ancora nelle orecchie.

Cinque anni fa la mia collezione di matite

contava appena qualche numero,

non ero stata a Berlino, non mettevo le ballerine,

non avevo un ragazzo.

 

Tra cinque anni la mia collezione di matite

avrà bisogno di altri due barattoli.

Tra cinque anni la cornice bianca sarà ancora sul mio comodino,

e guarderò ancora le farfalle bianche.

Tra cinque anni

il fidanzato mi avrà chiesto di sposarlo davvero,

tra cinque anni potrei avergli detto davvero di sì.

Tra cinque anni potrei avere un bambino,

una casa, un divano, una lavastoviglie.

Tra cinque anni potrei aver cambiato città,

comprato una moto, venduto un progetto,

combinato qualcosa.

Tra cinque anni è tra un sacco di tempo.

postato da: nautike alle ore 28/04/2008 23:12 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosso, bianco, oro , violetto
venerdì, 01 febbraio 2008

Ma lei verrà in barca con noi?

 

Che gusto squisito si trae dall’avere ragione!
Certo la ragione si dà agli stolti

e certo ottenere di avere ragione su una determinata faccenda,

non comporta che quella stessa faccenda stessa

venga poi risolta, ma intanto…!

Che soddisfazione, che appagamento!

Dal colloquio con il professore sono emerse tre cose:

1. il progetto va bene,

entra “un tantino” in contrasto

con il principio del minimo intervento,

ma risponde a quello che si richiedeva per l’esame

2. lui non intende aiutarci con il computo,

il cronoprogramma e il quadro economico

3. io ho ragione.

 

Il tempo che ho avuto per riflettere

nei mesi in cui sono stata male,

mi ha dato la possibilità

di vedere un po’ tutta la mia situazione dall’esterno.

Risultato?

Qui bisogna rimboccarsi le maniche!

Qui bisogna cambiare qualcosa!

Come il professore ha confermato,

compiendo un grande atto di onestà a mio giudizio,

mamma-università non ci sta insegnando nulla!

Perché?

Perché i professori sono sempre più professori

e sempre meno insegnanti:

il loro tempo è minimo e la loro dedizione pressoché nulla.

Soluzioni?

Nessuna!

O meglio, infinite!

Ma bisogna mettersi sotto,

aprire occhi, cervello, orecchie,

insomma tutto l’apribile nei limiti dell’eticamente corretto,

e captare qualunque informazione utile

per scegliere la strada migliore per formarsi

anche a costo di staccarsi dalle gonne di mamma-università,

o di relegarla il più possibile ad un angolo.

In concreto che conto di fare?

Mo ci penso eh…

 

postato da: nautike alle ore 01/02/2008 17:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:rosso, azzurro
martedì, 12 giugno 2007

Domenica pomeriggio. Spiaggia, “ora delle docce”.

Leggo.

Testa, occhi, mente: sono tutta tra le pagine del mio libro.

Intorno sento la gente andar via piano piano,

i loro passi producono un suono sordo,

leggerissimo,

sulla sabbia ormai appena tiepida.

Chiudo il libro e controllo la pagina,

96

(ho smarrito il segnalibro).

Mi tiro su seduta, alzo lo schienale del lettino

e mi rannicchio al di sotto del tettuccio con le gambe contro il petto.

Inizia a far freddo,

le brezza che sale dal mare

 non si fa scrupolo di schiaffeggiarmi le braccia.

(Avrò preso abbastanza sole?)

Distendo le gambe,

dritte e parallele,

controllo:

le ginocchia più del resto, ma c’è un leggero rossore diffuso,

scanso appena un pizzo del costume all’altezza della vita:

anche la pancia è arrossata,

ma dal mio color miele dell’estate siamo lontanissimi!

 

Richiamo le gambe a raccolta, mi accomodo per bene,

e inizio a fissare il mare.

D’istinto allungo la mano verso la borsa

(Lettorino? No…)

ma poi la ritraggo indietro,

voglio godermi lo scrosciare delle onde.

Il sole è alto, altissimo, eppure sono le sei passate.

Mi concentro sull’acqua,

sulla riva inzuppata e lucida sotto il riflesso del sole.

 

Penso a Palomar, al racconto della spada di fuoco,

penso che se fosse appena più caldo mi tufferei nell’acqua,

come lui,

per rincorrere quel luccicare divino ed esserne avvolta.

 

Sul bagnasciuga coppie di ragazzi e ragazze

si avviano verso casa tenendosi per mano.

Le loro sagome sono figurine nere

ritagliate nell’azzurro del cielo e del mare,

li vedo come già proiettati nella foto

che mi sarebbe piaciuto scattare loro.

 

Il libro aspetta chiuso al mio fianco,

con la sua pagina 97 ancora da scoprire,

insolitamente non mi costa

resistere alla tentazione di riprendere a leggere,

ho tanto altro da osservare.

 

Fisso l’orizzonte con insistenza,

imparo a memoria,

devo riuscire a trattenere questa immagine,

devo ricordarla,

ricordarla bene ancora per molte settimane,

non ci sarà da andare al mare d’ora in avanti.

 

Mi alzo,

infilo la canottiera senza pensare

e la gonna con estrema accortezza

per via della stoffa rigida del jeans sulla pelle bruciata,

inarco la schiena, trattengo la pancia e allaccio il bottone,

senza guardare a terra cerco con il piede le mie ciabattine.

Pronta, pronta ad andare.

 

Mi avvio anche io verso casa,

accodandomi agli altri che vengon su a singhiozzo.

Qualche passo e mi volto indietro,

qualche altro e mi giro di nuovo,

devo riuscire a trattenere questa immagine,

ricordarla bene…

 

 

 

Eppure sentire (un senso di te)
Elisa

 

A un passo dal  p o s s i b i l e

A un passo da
te
Paura di decidere
Paura di  m e

Di tutto
quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure  s e n t i r e
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto -
c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

un senso di te

C'è un senso do te…
…un senso di te…

 

postato da: nautike alle ore 12/06/2007 18:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:rosso
martedì, 10 aprile 2007

I frequentatori

 

Se con teorie e chiacchiere sui “saldisti” qualche settimana fa vi ho strappato anche un sorriso, parlando dei “frequentatori” temo che non venga fuori davvero niente di divertente.

Allora. Chi sono i frequentatori? I frequentatori sono quelli “che frequentano” e “si frequentano”.
Io non frequento niente e non mi frequento con nessuno. Perché? Perché se c’è un sentimento che non mi appartiene, che proprio non riesco neppure a simulare, che mi fa persino uscire le bolle sulle braccia, quel sentimento è l’indifferenza. Eccoci allora, abbiamo individuato la prima caratteristica essenziale del frequentatore: il frequentatore è indifferente. Non potrebbe “frequentare” posti e persone con tanta scioltezza se non fosse profondamente indifferente. Il frequentatore è indifferente non meno di quanto un saldista sia scaltro.
Ma “frequentare” cosa significa? E’ questo che bisogna capire per bene, è un concetto sottile e infido quindi difficile da spiegare, il frequentatore è uno stratega. Il frequentatore non ha una pizzeria preferita e non gli è capitato di andare in un posto carino, lui frequenta alcuni locali in centro, il frequentatore non ha perso la testa per una ragazza e non è neppure cotto del suo amico di tutta una vita, non ci pensa proprio ad impazzire per qualcuno appena incontrato, che però ha qualcosa di speciale, no. Assolutamente. Il frequentatore “si frequenta con una persona interessante”. Come l’ha scelta? Si sono pescati a vicenda in una riffa a cui gli altri giocatori non sapevano neppure di partecipare, non se lo immaginavano che quello che accadeva loro intorno non era la vita vera, ma solo una grande esposizione. Non volevano mettersi in mostra, non avrebbero partecipato se avessero saputo che era solo una riffa, si sarebbero tirati da parte, non ci sarebbero stati, non sarebbero stati complici dei frequentatori. Ma “frequentare” cosa significa? La domanda ritorna, pari pari a qualche riga sopra. Perché?
Perché “frequentare” non significa nulla.
Ma allora perché lei sta con lui? E perché lui esce con lei? E perchè questo saboto andranno lì? Mentre la scorsa domenica sono stati in quel posto? Perché? Perché “frequentano” e “si frequentano”. Non c’è un significato speciale da rintracciare, né un grande e misterioso senso della vita da evincere da tutto questo, no. Dietro a tutto questo non c’è niente.


Devo essere cresciuta con delle idee strane. Qualcuno deve avermi deviato il pensiero quando ancora ero molto piccola perché io penso tutto in un altro modo. Come penso io? Lavori in corso.

Ma insomma! L’amore non è questo come potete non capirlo? Come fate a non vederlo? Ma non lo sentite? L’amore non è una scelta di comodo, l’amore non bussa a cui gli è di strada, l’amore non torna sui suoi passi, l’amore non viene indirizzato, deciso, l’amore sceglie, incendia, l’amore salva la vita e condanna a morte. L’amore fa brillare tutto e fa spegnere tutto, l’amore fa si che non si cancelli niente, fa sì che nulla diventi diverso.

I frequentatori non si amano, loro “si frequentano”.

                   Quella che non sei
                                                  L.Ligabue

Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che
non sei riuscita a dire mai.
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma
non si sapeva dove...
Ti ho vista fare giochi con lo
specchio
e aver fretta di esser grande
e poi voler tornare indietro quando non si può
.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te in cui fa freddo
è il posto in cui nessuno è entrato mai
quella che non sei.

Io ti ho vista già eri in mezzo a tutte le tue scuse
senza saper per cosa.
Eri in mezzo a chi ti dice "scegli": o troia o sposa.
Ti ho vista vergognarti di tua madre
fare a pezzi il tuo cognome
sempre senza disturbare che non si sa mai.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te che tieni spento
è il posto in cui nessuno arriva mai
quella che non sei.

Ti ho vista stare dietro a troppo rimmel
dietro un'altra acconciatura eri dietro
una paura
che non lasci mai.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te in cui fa freddo
è il posto in cui nessuno è entrato mai.
Quella che non...

 

postato da: nautike alle ore 10/04/2007 23:18 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosso
giovedì, 29 marzo 2007

E mentre scendendo dall’autobus

non posso fare a meno di notare ancora una volta

la nuova scritta sul muro del ponte

in cui un certo Luca dice a un certa Barby

che lei è la ranocchia sua,

seguito a chiedermi cosa dovrò farmene di queste giornate

e quale sia la ricetta più efficace

per renderle migliori almeno un po’.

E se in piscina forza e velocità,

oltre ovviamente a contrarre i glutei,

sembrano la panacea di tutti i mali,

per qualche negoziante milanese

la chiave della felicità potrebbe essere

nell’indossare sempre un po’ di tacco

o in alternativa

nel mangiare molto tonno e fare l’amore con fantasia.

Non so.

Ognuno in fatto di felicità ha la sua bella teoria

che cerca di propinare agli altri

e se a qualcuno accade di credere

che forse la felicità che sta cercando

non è lì dove per forza vogliono fargliela cercare

è un bel pasticcio,

perché mai e poi mai potrà convincerli,

mai e poi mai si sforzeranno di aprire gli occhi.

E allora eccole,

eccole lì,

come se ne filano via le giornate,

una dietro l’altra,

come formiche in missione rifornimento,

implacabili e inafferrabili marciano

allontanandosi

e la clessidra si consuma

e i granellini cadono giù.

Ma vedrai poi come sei contenta!
Ma che dite? Ma cosa cazzo dite?

 

postato da: nautike alle ore 29/03/2007 22:32 | Permalink | commenti (10)
categoria:rosso
mercoledì, 31 gennaio 2007

“Ancora lo zio Walt!”

IL COMPENDIO DEI COMPENDI

La verità è inattesa in ogni cosa,

non affretta né ostacola il suo parto,

non ha bisogno del forcipe né del chirurgo.

L’irrilevante è importante ai miei occhi quanto il resto

(Cos’è inferiore o superiore al tatto?).

 

La logica e i sermoni non convincono mai,

l’umido della notte penetra più profondamente nella mia anima

 

(Solo ciò che dà la prova di sé a ogni uomo e a ogni donna,

solo ciò che nessuno smentisce è così.)

 

Un solo attimo e una mia sola stilla mettono in ordine la mente,
Credo che ogni zotico possa diventare lampada e amante,

e che il compendio dei compendi è la carne dell’uomo e della donna,
E sommità fiorita il sentimento che hanno l’uno per l’altra,

e che devono diramarsi senza limiti da quella lezione

finché diventi onnifica,

e finché tutti ci daranno gioia, e noi a loro.

 

Walt Whitman
”Foglie d’erba”

 

 

 

Qualora Stefano se lo stesse chiedendo:
è proprio così!
Ho preso il tuo libro di Whitman dalla libreria, so che non ti dispiacerà, e ho letto qui e lì, saltando senza criterio da una pagina all’altra e raccogliendo quello che mi pareva potesse essere bello. Ho messo da parte un bel po’ di versi e se mi riuscirà di non esserne troppo gelosa li pubblicherò qui. Avresti dovuto dirmi che quelle poesie erano così belle, alcuni versi li ho trovati splendidi, altri difficili, da studiare con calma e attenzione, ma nell’insieme molto comunicativi.
Sai quando sfogli un libro e ti pare che ogni parola sia una rivelazione? E’ stato un po’ così.
La verità,  la  v e r i t à. . .! Bastasse leggere un libro per sapere e capire tutto ciò che vorremmo sapere e capire, bastasse un libro per avere tutte le risposte che cerchiamo, tutti i consigli di cui ancora non sappiamo neppure di avere bisogno…! Eh già! Tuttavia la lettura rimane ancora una cosa meravigliosa, rimane ancora uno dei modi più belli per coltivare le proprie curiosità, per alimentare il proprio desiderio di conoscere, per non smettere di aver bisogno di onestà.
Leggi con me, leggete con me.

 

 

 

Un altro giorno è andato
Francesco Guccini

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri:
l' oggi dove è andato l' ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai...

Giornate senza senso, come
un mare senza vento,
come perle di collane di tristezza...
Le porte dell'estate dall' inverno son bagnate:
fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo,
nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l' alba non vedrà
e dove corra il tempo chi lo sa?

Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle
Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana:
perchè adesso ridi al gioco degli amanti?
Sei pronto per gettarti sulle strade,
l' inutile bagaglio hai dentro in te,
ma temi il sole e l' acqua prima o poi cadrà
e il tempo andato non ritornerà...

Professionisti acuti, fra i sorrisi ed i saluti,
ironizzano i tuoi dubbi sulla vita,
le madri dei tuoi amori sognan trepide dottori,
ti rinfacciano una crisi non chiarita:
la sfera di cristallo si è offuscata
e l' aquilone tuo non vola più,
nemmeno il dubbio
resta nei pensieri tuoi
e il tempo passa e fermalo se puoi...

Se i giorni ti han chiamato tu hai risposto da svogliato,
il sorriso degli specchi è già finito,
nei vicoli e sui muri quel buffone che tu eri
è rimasto solo a pianger divertito.
Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,

ma il tempo passa e non ritorna più...

E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Tu canti nella strada frasi a cui nessuno bada,
il domani come tutto se ne andrà:
ti guardi nelle mani e stringi il vuoto,
se guardi nelle tasche troverai
gli spiccioli che ieri non avevi
, ma
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà,
il tempo andato non ritornerà...

 

postato da: nautike alle ore 31/01/2007 18:38 | Permalink | commenti (11)
categoria:rosso, bianco
mercoledì, 20 dicembre 2006

E' diventato blu!


Non che non me lo aspettassi sotto sotto, solo non così in fretta! L'ho sfiorato appena, distrattamente, tanto per ingannare il tempo cha Vale parlasse con il ragazzo del banchetto e quel coso è diventato blu all'istante!
Si tratta di quella strana pietra, credo sia una pietra, che ha la capacità di cambiare colore in relazione allo stato d'animo. Ora certamente non è che io creda a queste sciocchezze, suvvia, ma quel maledetto anellino da due soldi ha capito molto più in fretta cosa mi frulla per la testa di quanto non abbia fatto tanta gente negli ultimi tempi. E la cosa, non suoni come un rimprovero, è seriamente inquietante!


Blu. Blu come la notte, in mezzo secondo appena, l'ho solo sfiorato, senza neanche infilarlo al dito e lui:
blu,
inesorabilmente blu. 
Mi riservo giusto la speranza di riuscire a smentirlo, ma per ora dargli torto non potrei e quindi incasso il verdetto, e mi sto zitta. Anzi li incasso tutti! Stronza, isterica...?
E poi? Forza! Cos'altro?
Volete sapere qual è la verita? Non ve la dico io, non potrei permettermi, ve la faccio dire da un grandissimo, uno che può:

"Guai a colui che muore
nel cuore di un altro"
Luigi Pirandello
Il berretto a sonagli



Futura
Lucio Dalla

Chissà chissà domani
su che cosa metteremo le mani
se si potrà contare ancora le onde del mare

e alzare la testa
non esser così seria, rimani

i russi, i russi gli americani
no lacrime non fermarti fino a domani
sarà stato forse un tuono
non mi meraviglio
è una notte di fuoco
dove sono le tue mani
nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani
si muoverà e potrà volare

nuoterà su una stella

come sei bella
e se è una femmina si chiamerà futura.
Il suo nome detto questa notte
mette già paura
sarà diversa bella come una stella

sarai tu in miniatura
ma non fermarti voglio ancora baciarti
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro

qui tutto il mondo sembra fatto di vetro
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio.
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
che si arriva alla luna,si la luna
ma non è bella come te questa luna
è una sottana americana
Allora su mettendoci di fianco,più su
guida tu che sono stanco, più su
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su
son sicuro che c'e' il sole
ma che sole è un cappello di ghiaccio

questo sole
è una catena di ferro
senza amore, amore, amore, amore.
Lento lento adesso batte più lento

ciao, come stai
il tuo cuore lo sento
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
ma adesso non voltarti
voglio ancora guardarti
non girare la testa
dove sono le tue mani
aspettiamo che ritorni la luce
di sentire una voce
aspettiamo senza avere paura, domani

postato da: nautike alle ore 20/12/2006 17:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:rosso
giovedì, 26 ottobre 2006

"L'assurdo ci sfida
per spingerci ad essere fieri di noi"

Questa ve la devo proprio raccontare!
Sentite qua...


Allora allora... La settimana scorsa al ritorno da una lezione all'università, mia mamma mi ha riferito che mia cugina mi aveva cercato per dirmi che mi aveva trovato un contatto per fare la baby sitter. Telefono subito alla signora e mi faccio spiegare bene di cosa ha bisogno. Il lavoro era ottimo, si trattava di tre pomeriggi a settimana, che in modo alternato avrei potuto coprire con una mia amica in modo da poterci organizzare tra noi e sostituirci a vicenda se una delle due fosse stata impegnata. Di regola io avrei dovuto tenerli per due pomeriggi, il giovedì e il venerdì, li sarei andata a prendere a scuola e poi saremmo stati un giorno a casa loro, mentre l'altro avrei dovuto accompagnarli a fare atletica (Qui tra l'altro avrei anche oncontrato mia cugina che accompagnava invece i bambini a cui fa lei da baby sitter).

Insomma era una di quelle situazioni idilliache dove tutto pare andare liscio liscio... Troppo liscio! Vi ricordardate quando per ritirare i soldi che avevo guadagnato con il servizio elettorale un altro po' mio fratello finisce al C.T.O.? Che vi dissi quella volta? I soldi facili mai! E infatti...!

Martedì pomeriggio vado a casa loro per conoscerci, tutto sembra andar bene, i bambini scherzano, si nascondono, insomma fanno un po' gli scemi, devono essere vivacissimi, ma sembrano simpatici... Il vero problema è la madre! E' una di quelle persone che nonostante abbia passato i quaranta si ostina a conciarsi come una ragazzina di tredici! Treccine nei capelli, una felpa corta con la pancia scoperta e tutte scritte colorate, dei jeans che... non mi fate perlare! Non che il suo abbigliamento mi interessasse, ma il modo in cui ci si presenta agli altri è anche espressione del proprio modo di essere e infatti lei della tredicenne non aveva solo l'aspetto, ma anche la leggerezza e la superficialità! Ora si intende che tanto io quanto la mia amica siamo persone oneste, ma dal momento che lei non poteva saperlo in nessun modo, visto che nessuno le ha dato nostre referenze, mi sarei aspettata che ci avesse chiesto qualche informazione. Avremmo dovuto portare i suoi figli in macchina sull'Olimpica e la Camilluccia (per chi non è di Roma specifico che questo significa traffico, disordine e velocità nei punti di scorrimento) e non mi ha neppure chiesto se avevo la patente o da quanto l'avessi presa! A stento sa il mio nome, ma niente cognome, nè indirizzo, nè numero di telefono fisso! Se fosse successo qulcosa come avrebbe pensato di ricontattarmi? 

Non vi preoccupate che ora arrivo al dunque!
Ieri la mia amica fa il suo pomeriggio di prova con la nonna dei bambini, la quale fa scivolare distrattamente in una conservazione un'informazione molto particolare! E' venuto fuori che questa dolce famigliola tiene in casa un SERPENTE!
Ora... accantonando per un momento il discorso sulla paura soggettiva che si possa avere o non avere nei confronti di questi animali, non credete che almeno di questo avrebbe dovuto avvertirci? Voglio dire poteva anche essere che l'animale fosse innoquo e poteva anche essere che per me e la mia amica la sua presenza fosse indifferente, ma si tratta di un'animale così "particolare" che non si può dare per scontato che chinque sia disposto ad averci a che fare!

Tornata a casa la mia amica mi telefona e mi comunica questa chicca! Io entro in un trip pazzesco per tutta la sera e la notte. Oscillo tra pensieri opposti tutto il tempo. Difficile che riesca ora a farvi capire quanto io sia incapace di gestire anche solo la vista di rettili e insetti vari, ma vi assicuro che si tratta di vero e proprio panico! Del resto è una cosa così comune che penso alcuni di voi potranno immaginare...

Come prima cosa ho richiamato la signora, chiedendole qualche informazione e dicendole che avrebbe dovuto avvisarci e che quando ci eravamo viste martedì avremmo dovuto discuterne, lei ha driblato le mie osservazioni chiudendomi la bocca dicendo che se io avevo paura lei avrebbe chiuso la teca e salutandomi frettolosamente.

Ma adesso siamo seri... Chi potrebbe fidarsi di una persona del genere? E se lei, cretina e superficiale com'è, un giorno si fosse dimenticata di chiudere la teca e il bambino mi si fosse presentato con il serpente arrotolato sul braccio? Cosa avrei fatto? Sarà anche un limite, derivato dalle fobie che può avermi trasmesso mia madre e dal fatto di essere cresciuta a Roma senza avere grandi contatti con la campagna, ma insomma quanto meno alla mia latitudine, si può pretendere di condurre la propria esistenza senza venire in contatto con bestie del genere! E poi io sono andata lì offrendo serietà e disponibilità, un pizzico di rispetto in cambio credo mi fosse dovuto! Se la mia amica non lo avesse scoperto casualmente, cosa sarebbe accaduto? Ce lo saremmo trovato a due centimetri dal naso?

C'ho pensato e ripensato! Una spirale interminabile, ne ho parlato a casa e ho fatto qualche telefonata per chiedere un consiglio, un parere... Ho chiamato anche un vecchio amico che non sentivo da un po' ma che sapevo essere esperto di questi animali per sapere un po' cosa avrei potuto aspettarmi. E' stato molto carino, anche perchè si è accorto che mi tremava persino un po' la voce e quindi ha cercato di rassicurarmi in ogni modo, sa un sacco di cose e mi sono fatta dire un po' secondo lui che tipo di animale potesse essere (visto che la signora al telefono non aveva detto nulla), se in qualche modo poteva essere pericoloso, come vive, cosa fa, insomma tutto quello che poteva servire a farmi un'idea della situazione che avrei dovuto gestire...
 
Mi scocciava da morire il fatto di dovermi sottomettere alla paura, di non poterla dominare, il fatto che gli eventi e la casualità potessere avere la meglio di nuovo sulla buona volontà. Essere succube di quello che capita, di quello che a Dio, al destino, alla sorte vien voglia di tramare! Come si può accettarlo senza tentare di combattere? Però... dopo averci pensato e ripensato, si trattava davvero di una buona occasione (anche se riflettendo ora con calma mi accorgo che avrei convissuto difficilmente con quella donna, abbiamo principi troppo diversi), ho deciso di chiudere la questione. Questa mattina ho richiamato la mia amica, che è ancora incerta sul da farsi, e poi la signora per dirle che non avrei accettato il lavoro e che tacere su una cosa del genere è una grande scorrettezza, ma lei, che aveva la coscienza sporca evidentemente per aver taciuto, non mi ha quasi fatto parlare liquidandomi nel modo più sbrigativo possibile.

Per quanto brevissima, quella di questo lavoro è stata un'esperienza davvero formativa, ho imparato parecchio su cosa significa trattare con la gente (non ultimo che bisogna informarsi dall'inizio su che animali ci sono in casa! Visto che di questo passo arriveremo a considerare i puma animali da salotto), le persone sono davvero assurde e non si possono immaginare limiti per quello che sono capaci di combinare, ma soprattutto mi ha fatto riflettere sulla paura, per prima cosa, cos'è e cosa significa gestirla, accettarla o addirittura provare a vincerla e in secondo luogo su quanto io sia fortunata ad avere il lusso di scegliere, ad avere la possibilità di dire "a me questo non va di farlo", qualcuno che di lavorare avesse avuto davvero bisogno (per me è solo un modo per fare un'esperienza, mettere da parte qualcosa in più per le vacanze o simili) avrebbe dovuto sottostare all'inganno della signora e convivere forzatamente con la paura anche a costo di vedere compromessa la propria serenità.

Ma di questo scriverò più avanti magari, quando avrò le idee più chiare, anche perchè ci tengo a raccontarvi alcune delle cose che mi ha detto il mio amico e che dovrebbero far riflettere su cosa significa prendere in casa un animale
.


Prenditi quello che sei
e non rimpiangerti mai
se non ti piaci, vedrai...
non cambierai
non cambierai
non cambierai
non cambierai... mai!

Prenditi quello che vuoi
e non nasconderti mai
guarda le spalle che hai
forse ce la farai
forse ce la farai
forse ce la farai
forse ce la...
forse ce la...
forse ce la...
forse ce la...

Guarda che cielo che hai
guarda che sole che hai
guardati e guarda cos'hai
e........ guarda dove vai!
"Guarda dove vai" Vasco Rossi

postato da: nautike alle ore 26/10/2006 23:05 | Permalink | commenti (15)
categoria:rosso
mercoledì, 18 ottobre 2006

Vi capita mai di fare esattamente quello che meno dovreste fare, nel momento peggiore in cui potreste farlo? Penso che più o meno capita a tutti... Ahimè!
Sapete cosa proprio non dovrei fare io ora??
Ascoltare questa canzone!
Solo che... è talmente bella!

Mi fa impazzire, dico davvero!

Ma dove vai? Dove vanno i sogni tuoi?
Ti risvegli bambino perso nel tuo mattino
ragazzo mio
ti armi e vai con le croci dei tuoi eroi
passionario che sei
sicuro nel tuo chiodo
davanti al cielo non ci sei che tu
la tua
stellina ha fatto bum 
ma hai voglia di andare, di non ritornare,
di non ritornare
sorridi
come tu solo sai
sorridi che più bello sei
io ti voglio così angelo mio
che non hai cielo....
tu che ne sai di una donna senza fede
a quale storia attingerai, confiderai le tue scommesse
sul cuore mio
ma dove vai a
spalancare le città
se non parli con me dei giochi tuoi domani
davanti al mare non ci sei che tu
la mia stellina fa bum
e
fermati amore ti voglio toccare, baciare, spogliare
sorridi come tu solo sai
sorridi e non finire mai
l'altra parte di
me
è uguale a te
sorridi
e non finire mai
sorridi e non finire mai
io ti voglio così angelo mio
che non hai... cielo,
sorridi e non finire mai
"Sorridi" Gianna Nannini

postato da: nautike alle ore 18/10/2006 22:59 | Permalink | commenti (4)
categoria:rosso, azzurro
sabato, 07 ottobre 2006

         "Quella luce che ti chiama"

E' troppo bella questa luna per una serata come quella di oggi. Per una sera così ci vorrebbe un banco di nuvole fitto e nero, l'eco di qualche tuono e un numero imprecisato di quei lampi che illuminano il cielo a giorno all'improvviso. E invece, visto che tutto gira sempre al rovescio, ecco che proprio nei momenti meno opportuni, la luna brilla così forte con il suo faccione tondo tondo... E verrebbe proprio voglia di spegnere tutte le luci, tutte quante, tutte le luci della città, solo per vedere che effetto fa Roma al chiaro di luna.


I capelli mi ondeggiano attorno, e mille volte ripeto lo stesso gesto nel metterli dietro l'orecchio, e poi nello scorrerci le dita per tutta la lunghezza, conservano ancora un po' del calore del phon, chiudo gli occhi, l'odore del cloro si mescola a quello dolcissimo del mio shampoo, la borsa è ancora da vuotare e la stanza immancabilmente da mettere a posto, ma non smetto di camminare in su e in giù e alla finestra la luce della luna cambia colore al mio albero. Mi fermo, guardo fuori, ma che gusto c'è se questa luna la guardo solo io?

 -A Pa'-

Non mi ricordo se c'era luna,
e nè che occhi aveva il ragazzo,
ma mi ricordo quel sapore in gola
e l'odore del mare come uno schiaffo. A pà.
E c'era Roma così lontana,
e c'era Roma così vicina,
e c'era
quella luce che ti chiama,
come una stella mattutina.
A pà.
A pà. Tutto passa, il resto va.
E voglio vivere come i gigli nei campi,
come gli uccelli del cielo campare,
e voglio vivere come i gigli dei campi,
e sopra i gigli dei campi volare.

Francesco De Gregori


postato da: nautike alle ore 07/10/2006 00:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:rosso