martedì, 24 marzo 2009

Qualcosa di più sobrio?

 

Quando la mia amica Sara va in giro,

in ogni dove e in ogni quando,
sono due i fenomeni che ricorrono con maggiore frequenza:
per prima cosa
nessuno sa scrivere o ripetere il suo cognome e

in secondo luogo tutti la credono più piccola

di quanto non sia in realtà.

Mia cara Saruccia,

oggi il primo premio spetta a me!

 

Questa mattina dopo aver fatto colazione con l’amica Lucia,

entro in una cartoleria e chiedo un quaderno a righe,

per inciso, qualora foste curiosi,

posso dire che mi occorreva per il corso di grafica editoriale

che ho iniziato proprio questa mattina,

dicevo…

entro in una cartoleria e chiedo un quaderno:

la commessa,

sotto lo sguardo incredulo della sottoscritta e dall’amica Lucia,

inizia a sventagliarmi sotto un campionario

delle copertine più  i n v e r o s i m i l i .

Sette nani in versione gloss,
molto trendy con un tocco di vintage,

Barbie che più Barbie non si può,

e poi loro le milionarie fatine nostrane!

 

Ora, i miei 23 non è che mi pesino,

non mostro particolari segni di decadenza,

lo so bene che bisogna mantenersi giovani nel corpo e nello spirito…

però… che vi devo dire!?!

Io di presentarmi davanti all’insegnante

col quaderno delle Winx non me la sono sentita!


postato da: nautike alle ore 24/03/2009 16:53 | Permalink | commenti (3)
categoria:rosa
sabato, 10 maggio 2008

Il programma del pomeriggio

era di andare avanti con il Lotz fino a pagina 88,

fino a finire tutto il capitolo su Jacopo Sansovino,

per ripartire domattina con la parte su Michelangelo,

poi cambiarmi e raggiungere il fidanzato

per la mostra “Ottocento” delle Scuderie del Quirinale.

 

La situazione mi è sfuggita di mano.

 

Ho acceso un secondino il pc

per controllare gli orari della mostra

e dare un’occhiatina a un certo “primo capitolo”

che sono due giorni che promettevo di leggere e…

mi sono persa!

Il libro qui accanto si è arenato a Baldassarre Peruzzi

e io mi sono smarrita a rileggere vecchi post qui,

tra le mie pagine.

Fa un certo effetto… tre anni!

Ho confrontato mesi più fecondi e mesi più aridi,

periodi di grandi scritture e periodi di pensieri brevi.

 

Mi è tornata in mente una conversazione.

 

Preparavo l’esame di Scienza della Rappresentazione 1,

il che significa che era il Febbraio del mio anno da matricola,

e di tanto in tanto interrompevo lo studio

per chiacchierare con un amico

(si stupirebbe a sentirsi definire così),

un pomeriggio si parlava della scrittura,

di come a volte si abbia una voglia incontenibile di scrivere

e a volte non si riesca a partorire neppure un pensiero,

si parlava delle sue canzoni

e del blog che magari avrei potuto aprire.

Mi ha chiesto perché da un po’ non scrivessi più,

ho risposto che le parole erano andate via.

Mi ha chiesto come fosse successo,

ho risposto che avevo dovuto allontanarle.

Mi ha chiesto perché lo avessi fatto,

gli ho risposto che mi infastidiva

che le parole arrivassero solo quando ero giù di morale,

con la luna storta, arrabbiata per qualcosa…

e che non volevo che il mio scrivere fosse questo.

 

Volevo di più, volevo tutta la vita nelle mie parole.

 

Gli ho confessato che da qualche mese

se mi capitava di scrivere qualcosa

poi gettavo via il foglio,

lui ha detto solo questo: “tieni tutto”.

 

E così ho aperto il blog con un proposito

e ho cercato di vivere questi ultimi anni con lo stesso proposito:

metterci più vita possibile,

assorbire e conservare più esperienze possibili,

provare, osare, riflettere.

 

Se dovevo seguire il suo consiglio,

se dovevo davvero tenere tutto,

dovevo imparare a “scrivere”.

 

E ora che guardo indietro, e sbircio in avanti,

in questo pomeriggio già caldo,

con la mia Magnolia che sospira paziente

e il mio Lotz che reclama attenzione:

confermo.

L’impegno deve essere lo stesso.

La voglia di imparare, di provare,

non deve essere abbandonata.

 

Dacia Maraini  scrive:

“Gli SCRITTORI sono impudichi,

fanno della loro vita materia di narrazione”.

postato da: nautike alle ore 10/05/2008 17:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:rosa
giovedì, 26 luglio 2007

Se l'aria mi raccontasse di te
vorrei perdermi per sempre nel vento,
lì ascolterei le tue
parole e i tuoi sospiri,
lì sarei vicino alla tua anima
e al calore del tuo cuore.
(E. Montale)

Se penso che le vacanze sono davvero qui,
stento a crederlo!
Ho i postumi di questo lungo anno
ancora addosso, in mente, tra le mani.
Estate!
Calda e colorata,
inebriante e docile,
lenta e fugace…
riuscirà ad essere come vorremmo che fosse?

Il mare è un miraggio,
un regalo bellissimo,
al termine di lunghe e lunghe ore di chilometri e musica.

La fantasia rincorre l’azzurro dell’acqua
e l’andare vago e disordinato del vento;
seguendo il filo di un racconto,
rimarcando passo a passo impronte già impresse,
la mente disegna senza sforzo campi e oliveti,
danze e frantoi.
Il pensiero ricorre avventure
e progetta ricordi,
scorte per l’ inverno.


I treni a vapore
Ivano Fossati

Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché
voglio sognare
e nel sogno stringo i pugni
tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare.
Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare
altre notti sono vele piegate a navigare.
Sono
uomini e donne piroscafi e bandiere
viaggiatori viaggianti da salvare.
Delle
città importanti mi ricordo Milano
livida e sprofondata per sua stessa mano.
E se l'amore che avevo
non sa più il mio nome
.
E se l'amore che avevo
non sa più il mio nome,

come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.
Come i treni a vapore
come i treni a vapore
il dolore passerà.
Io la sera mi addormento
e qualche volta sogno perché
so sognare
e mi sogno i tamburi della banda che passa
o che dovrà passare.
Mi sogno la pioggia fredda e dritta sulle mani
i ragazzi della scuola che partono
già domani.
Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera
o qualche altra primavera da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e
un caffé come si deve
quest'inverno passerà.
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome.
E se
l'amore che avevo non sa più il mio nome.
Come i treni a vapore come i treni a vapore
di stazione in stazione
e di porta in porta
e di pioggia in pioggia
di dolore in dolore
il dolore passerà.


postato da: nautike alle ore 26/07/2007 21:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:rosa
mercoledì, 20 giugno 2007

Se c’è una cosa che la Gatta odia,

quella cosa,

senza alcun dubbio,

sono le porte chiuse.

Se sto in camera mia e chiudo la porta,

eccola!

Subito a miagolare e grattare dal corridoio

per farsi aprire

e se a quel punto mi alzo,

la faccio accomodare e poi richiudo la porta,

ecco che subito si alza

e chiede di farsi riaprire

e così all’infinito

finché non si cede a lasciare

anche solo uno spiraglio di porta aperta.

A quel punto lei tranquillamente si allontana

per rifugiarsi in un’altra stanza a fare altro.

 

Non le interessa tanto

entrare o uscire da una certa camera,

ma solo che le sia garantito

di poterlo fare in qualunque momento

qualora ne avesse voglia.

 

Questo significa aver cura di se stessi

e della propria libertà.

postato da: nautike alle ore 20/06/2007 22:51 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosa, azzurro
mercoledì, 30 maggio 2007

Buon compleanno

Ecco. Quando sono nata,
alle 17 e 30 di un giorno come oggi,

ma di ventidue anni fa,

il cielo sopra la mia testa,

e sopra quella di mia mamma,

era così.

 

E’ una buona cosa?

 

Lo guardo,

ora perché all’epoca di certo non ci pensavo,

leggo i nomi dei pianeti e delle costellazioni,

sorrido perché non credevo che i gemelli

fossero davvero due omini…

 

E’ un buon cielo per nascere?

 

E cosa vogliono dire tutte quelle cose?

Quelle stelline lì, così disposte?

Non che la mia ambizione sarebbe di leggerci il futuro,

ho rinunciato all’idea che lo si possa prevedere,

ma curiosare tra i loro presagi

dare giusto un’occhiatina,

questo si,

mi piacerebbe proprio!

La curiosità, la curiosità… che vizio stupendo!

 

Mia mamma in un quadernetto,

che conserviamo ancora,

ha annotato dei miei primi mesi e anni di vita

le tappe più importanti,

peso e crescita,

la prima volta che ho parlato,

quando ho iniziato a camminare da sola

e cose di questo tipo.

 

Nessuno però se si è preoccupato

di segnare nulla sulla prima volta che ho guardato il cielo.

Bhè ecco qui allora,

rimediamo adesso,

se appena venuta al mondo

avessi guardato verso il cielo

lo avrei visto così!

 

 

C'era una volta un giorno normale
che adesso è
un giorno speciale
c'era
una stella sospesa nel cielo
leggera come un pensiero
e quella stella da allora
brilla soltanto per te...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è.


Lì nella cesta,
i gatti di stoffa
tutti invitati alla festa
e tra i regali, di tutti i colori
chissà chi ha mandato quei fiori
e tu soltanto lo sai, ma è un segreto
e non lo dirai...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è...e tu regina
più bella che mai
per me sarai sempre bambina
anche se hai, se hai un
anno di più...

Buon compleanno bambina...
Oh Happy Birthday to you!


postato da: nautike alle ore 30/05/2007 15:44 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosa
domenica, 27 maggio 2007

     “Niente ha più realtà del sogno”

Un bel giorno,
ma tutti i giorni sono belli,
mentre mia madre stava mettendo il pane nel forno
mi feci accosto a lei che teneva la paletta
e afferrandola per i gomito infarinato le dissi:
“Mamma?
vorrei fare
il pittore.”
E’ finita
non posso più fare il commesso né il contabile.
”Lo vedi tu stessa mamma
sono forse un uomo come gli altri?
Di che cosa sono capace?
Vorrei fare il pittore,
aiutami mamma,
vieni con me,
andiamo andiamo!”
C’è un posto in città
se mi accettano e se concludo i corsi
sarò un artista,
ne sarei così felice…!
“Cosa? Un pittore?
Sei pazzo tu!
Lasciami mettere il pane del forno,
non mi seccare che ho il pane da fare.”

Alla fine è deciso.
Andremo dal signor Pen 
e se egli riconoscerà che ho talento,
allora ci si penserà,
ma in caso contrario…
“sarò pittore lo stesso”
pensavo tra di me
“ma per conto mio”.

Molti hanno fatto dell’umorismo sui i miei dipinti,
soprattutto sui  miei quadri con le teste all’ingiù…
Non ho fatto niente per evitare quelle critiche,
al contrario sorridevo,
tristemente certo,
della meschinità dei miei giudici.
Ma
avevo, malgrado tutto, dato un senso alla mia vita.
Attorno a me d’altronde,
dagli impressionisti ai cubisti,
tutti i pittori mi sembravano
“troppo realisti”
se così posso esprimermi.
Diversamente da loro,
ciò che mi ha sempre tentato
è l’aspetto invisibile,

quello cosiddetto illogico,
della forma e dello spirito
senza il quale per me

la verità esteriore non è completa.
Se sei pittore
puoi avere la testa al posto dei piedi
ma resterai sempre un pittore.

(dalla biografia di Chagall "La mia vita")

postato da: nautike alle ore 27/05/2007 12:40 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosa
venerdì, 18 maggio 2007

Ci ferma  correndo all’uscita di un negozio: “Ragazze? Posso lasciarvi un palloncino?” Noi, sulla scorta dell’entusiasmo per il nostro pomeriggio resosi inaspettatamente libero prima del previsto, per tutta una serie di cose che non vi sto a dire, abbiamo acconsentito e così ci siamo ritrovate a camminare con al polso il nastrino di un palloncino azzurrissimo ad elio.
Non voleva saperne di star fermo. Svolazzava irrequieto sopra le nostre teste, rifiutandosi di stare al nostro passo. E’ venuto con noi per Via del Corso e poi ancora per Via Tomacelli, a metà di quest’ultima, con il sole che mi riempiva gli occhi e appena superata la vetrina con quella borsa rossa che mi fa impazzire, ho detto a Lucia che una volta su Ponte Cavour l’avrei liberato. Lei mi ha chiesto se ne fossi sicura e se invece non volessi tenerlo ancora per un po’. “No” ho detto io “lo libero sul ponte” e così ho fatto.

Una volta lì ho guardato il fiume, poi gli alberi di cui qualche tempo fa avevo fotografato le foglie che vibravano contro il cielo azzurro, ho guardato ancora il fiume e i gabbiani che ci volavano sopra e intanto pensavo a quanto fosse facile aprire il pugno e lasciar volare un palloncino verso il cielo e quanto difficile sia invece sciogliere la mano da quella di qualcuno cui si è voluto bene e accettare di uscire dalla sua vita. Entrambi sembrano desiderarlo molto: il palloncino che si agita e scalpita nel vuoto e le persone che dobbiamo rassegnarci a lasciare andare, perché il tempo di vita comune previsto dal destino è terminato, eppure… eppure è semplicissimo nel primo caso e quasi impossibile nel secondo.

A volte lasciare andare qualcuno per la sua strada, ovunque questa possa condurlo, è un atto d’amore più grande che non quello di costringerlo a sé e per i palloncini è lo stesso, vogliono andare…! Bisogna lasciarli andare! E così senza dir niente ho aperto il pugno e lui è volato via. Non ha fatto male, è stato così semplice…! Avrei potuto liberare altri mille palloncini in quel momento! Ho dato un colpetto a Lucia come per dire “lasciato” e lei ha detto “uh” e si è messa con me a vederlo prendere quota verso l’alto, più in alto e ancora di più. Per un attimo ho temuto si impigliasse tra gli alberi dell’argine, ma poi no, ha ripreso a salire finché il suo azzurro si è confuso con quello del cielo e non sono più riuscita a distinguerlo. Mentre il mio ancora saliva, anche Lucia ha lasciato volare il suo, ma non so dirvi perché lo abbia fatto. Quando entrambi non erano più visibili abbiamo ripreso a camminare, dirette verso casa.

postato da: nautike alle ore 18/05/2007 20:31 | Permalink | commenti (7)
categoria:rosa, blu , oro
mercoledì, 25 aprile 2007

emfuw

Sei tu la parte migliore di me stessa,
il limpido specchio dei miei occhi,
 il profondo del cuore,
 il nutrimento, la fortuna,
l’oggetto di ogni mia speranza,
il solo cielo della mia terra,
 il paradiso cui aspiro.
Shakespeare

E’ venuto fuori da solo, come un singhiozzo un:
“E’ che è così difficile…”
 
poi ho fatto cadere le parole,
pensando che forse sarebbe stato meglio non dire niente,
ho sospeso a mezz’aria quel “difficile”
sperando che non facesse sorgere
nessuno sguardo interrogativo,
sperando passasse inosservato,
ma così non è andata,
né sarebbe mai potuta andare,
così ho completato la frase,
ho cercato di spiegarmi meglio:
“L’amore intendo. E’ così difficile.
Non basta dire: ecco, questa è la persona giusta!
Perché davvero si possa costruire qualcosa,
 è… è molto difficile… è così…”
”Ma noo!”

mi ha interrotto
“è così semplice invece!
Ci sono dei momenti in cui…
è lì!
Basta niente,
un gesto, cogliere uno sguardo, azzardare una parola…
è semplice,
è la cosa più naturale che possa sorgere da te”
parlava come prendendo ispirazione da un tempo lontano,
come se avesse davanti agli occhi la scena,
quella scena,
quell’attimo che aveva cambiato tutto!
Ascoltavo,
assorbendo ogni parola,
ogni minima sensazione,
cercando di cogliere ogni sfumatura della voce,
dando un senso ad ogni pausa,
ad ogni minima interruzione,
non sapevo se era d’amore che stavamo parlando
 o del miracolo della vita,
forse sono la stessa cosa:
“Nascerà e crescerà
come una scintilla che diventa un grande fuoco,
come una piccola nuova vita che prenderà posto
 dentro di te
e premerà in ogni modo per venire alla luce
ogni volta che chi l’avrà instillata in te ti sarà accanto.
Ti renderà migliore,
 ti farà sembrare di essere quello che hai sempre voluto,
ti darà tutta l’energia
che non potrai mai trovare in nessun altra cosa,
 ti farà stupire di te stessa
e di ciò che riuscirai a fare,
 sarà come…” 
Poi un rumore,
qualcosa che spezza il discorso,
l’intrusione di qualcuno forse
o chissà cos’altro
ed ecco che di nuovo scappa via,
inghiottita di fretta nell’ultimo sorso di caffè,
la soluzione del grande mistero.




Stai con me
Venditti

 

Stai stai stai con me, io non chiedo di più
che
trovare il modo giusto per dirtelo.
Come un cucciolo aspetta il padrone, io che parlo d'amore.
Io non so se capirai le mie abitudini o no
se il tuo amore è un altro modo di vivere.
Ogni donna ha una storia da dare,

lasciami lasciami entrare.
La solitudine è una strana compagna
lei ti sorride come una puttana
e poi ti lascia senza il fiato per poter
gridare:
Tu stai con me, tu stai con me.
Amami, toccami il cuore,
lo senti io sono qui
e non aver paura di lasciarti andare
ogni uomo ha una storia da dare,

lasciami lasciami entrare.
Ma il tempo passa fuori e dentro di me
ti guardo e tu non ci sei
e il tuo viso è solo un gioco dell'anima
niente di più, niente di più.
Dove sei andata, dimmi quando verrai
amore nuovo chi sei

io lo so che stai tentando di dirmelo
tu stai con me, tu stai con me
tu stai con me, tu stai con me
stai stai con me, stai stai con me.
E alla fine stai con me, io non chiedo di più
che trovare il modo giusto per dirtelo,
<a href="http://www.lyricsmania.com">Lyrics</a>
come un cucciolo aspetta il padrone
io ti parlo d'amore.
Io non so se capirai le mie abitudini o no
se
il mio amore è un altro modo di vivere...


postato da: nautike alle ore 25/04/2007 21:50 | Permalink | commenti (10)
categoria:rosa, bianco, blu
venerdì, 22 dicembre 2006

Accidenti! Avrei voluto incontrarla io! Magari mi sarei lasciata sfuggire l'occasione di salutarla e abbracciarla pensando che non si ricordasse più di me, di anni ne son passati... eh si!


Oggi pomeriggio i miei genitori hanno incontrato per caso per strada la mia maestra dell'asilo. E' una suora, prima di me era stata la maestra di mio fratello più grande, il che significa che minimo minimo ha a che fare con la mia famiglia da trent'anni!
Ho dei ricordi dolcissimi legati a lei, e generalemtne alla scuola dove ha frequentato l'asilo e le elementari, ma lei...
Pensare che senza saperlo l'ho nominata proprio ieri parlando con certi amici. Raccontavo che a scuola mi chiamava "Lauretta con la scopetta" perchè mamma mi faceva sempre la coda, all'epoca avevo i capelli lisci lisci, e quando correvo per giocare mi dondolava come una scopetta a destra e a sinistra. Eheh...

Dopo parecchi anni di insegnamento, ricordo che io ormai ero già al liceo, decise di abbandonare l'insegnamento e la vita lussuosa che le offriva la scuola, a favore di una scelta più coraggiosa. Si è trasferita ad assistere i bambini in Messico. I miei l'hanno incontrata perchè è eccezionalmente in visita in Italia. Insomma, fatemelo dire: Suor Franca è proprio un mito!

postato da: nautike alle ore 22/12/2006 22:57 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosa, bianco
mercoledì, 06 dicembre 2006

Non mi pare di averne già scritto... No, no no direi di no... Uh bhè è storia vecchia ormai, saranno passati tre o quattro anni, almeno, ma visto che oggi ho passato il pomeriggio tra albero e presepe (un po' in anticipo lo so, ma sono in partenza) l'aneddoto natalizio, abbiate pazienza, ci sta tutto!

Era il periodo di Natale, tutto iniziò con una lunga attesa per un take-away in un ristorante cinese, zona giù per su Roma-sud. Per ingannare il tempo mio fratello inizò a chiacchierare con il bambino figlio dei proprietari e sempre per ingannare il tempo lo convinse a scrivere una letterina speciale a Babbo Natale che lui avrebbe provveduto poi a recapitare personalmente dal momento che, così disse, aveva con il vecchio babbo un rapporto strettissimo. "Lo conosco personalmente""ci ho appena parlato per telefono"; "Ieri sera è venuto a cena da me" e simili, insomma... dai e dai il bambino ci credette davvero! E si raccomandava, affidandogli la letterina, che mio fratello mettesse una buona parola!

Il giorno dopo, o giù di lì, mio fratello raccontò questa storia a me e mamma. Entrambe concordammo che dal momento che oramai si era sbilanciato in tanto grandi promesse, doveva assolutamente recapitare al bambino il regalo richiesto dalla lettera. Non ci si può mica prendere gioco così delle speranze di un bimbetto di sei o sette anni! Se si fa una promessa, questa promessa va mantenuta! Siccome però, chiacchiere a parte, così amicone con Babbo Natale, mio fratello non era per niente, si imbarcò per il negozio di giocattoli e acquistò quanto dovuto.

E qui inizia la fase tre: non poteva certo portarlo lui al bambino! Le favole vanno tessute per bene, occorreva qualcosa di più spettacolare! Ed ecco che entro in ballo io. Mia madre si armò di panno rosso e mi cucì in sedici più sedici trentadue (non è portata mamma per l'ago e il filo) un perfetto cappello da assistente di Babbo Natale! Perfetto vi dico, con tanto di pon-pon e risvolto! A convincermi ci volle un po', ma poi cedetti perchè l'avventura era tanto assurda quanto dolcissima, e non potetti proprio resistere! 

Studiammo prima tutto nei dettagli, la scena doveva apparire credibile, pensammo a cosa dire e a come sarremmo dovuti entrare e poi... ci lanciammo nella messa in scena!

Mio fratello attendeva a distanza, io entrai nel ristorante, semivuoto per fortuna in un'ora lontana dai pasti, con tanto di cappello in testa, sacca di corda contenente il regalo e letterina in mano, che controllavo come una ricevuta postale.

"Salve", dissi, "Buon Natale!"
"Buon Natale!?" mi risposero i genitori del bimbo, che non si rendevano conto di cosa volessi, il bambino non disse niente, ma sgranò gli occhi e mise le mani davanti alla bocca in segno di sorpresa.
"Cercavo un bambino di nome... di nome..., aspetti che controllo, sa per sicurezza, questo per noi è un periodo di grande fermento, non possiamo fare errori, sa sbagliare una consegna significherebbe... uhuuu, non mi faccia parlare! Ma che sciocca! Non mi sono neppure presentata, sono un'assistente di Babbo Natale, sono qui per suo conto!"
(Chi mi conosce stenterà a credere che io abbia davvero fatto questa recita davanti a dei perfetti sconosciuti, ma fidatevi, è successo davvero!)
"Dicevo dunque... Tommaso! Ecco sì, cerco un bambino di nome Tommaso, ho qui la sua lettera... Ma sei tu per caso?"
E Tommaso si nascose ancora di più tra le gambe dei genitori, così mi toccò fare capolino per incitarlo ad avvicinarsi e verificare che la lettera fosse realmente quella scritta da lui. Tommaso, che ve lo dico a fare, confermò!
"Bene" feci a quel punto "alla nostra redazione di Via della neve risulta che sei stato buono, quindi Babbo dice che puoi ricevere il giocattolo che ci hai richiesto" e finalmente aprii la sacco e cacciai il pacchetto!
Mio fratello entrò che Tommaso lo stava scartando, fece finta di non vedermi precipitandosi a domandare al bambino se avesse avuto notizie da Babbo Natale, perchè stando a quel che gli risultava, il regalo sarebbe dovuto arrivare proprio quel giorno. Tommaso mostrò il giocattolo ormai liberato da carta e nastrini e io subito mi feci avanti spiegando che avevo appena effettuato la consegna come richiesto.

Ce ne andammo che il bambino giocava fitto fitto con il suo regalo, salutammo i genitori che, quasi commossi, ci ringraziarono tanto, ma Tommaso neppure si accorse quando uscimmo dal locale, lì per lì rimannemmo un po' male per questo, ma a pensarci ora credo quasi sia stato meglio così, probabilmente nella sua fantasia siamo scomparsi volando tra un turbine di stelline proprio come i folletti delle fiabe!

postato da: nautike alle ore 06/12/2006 21:35 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosa, bianco, giallo