Il programma del pomeriggio
era di andare avanti con il Lotz fino a pagina 88,
fino a finire tutto il capitolo su Jacopo Sansovino,
per ripartire domattina con la parte su Michelangelo,
poi cambiarmi e raggiungere il fidanzato
per la mostra “Ottocento” delle Scuderie del Quirinale.
La situazione mi è sfuggita di mano.
Ho acceso un secondino il pc
per controllare gli orari della mostra
e dare un’occhiatina a un certo “primo capitolo”
che sono due giorni che promettevo di leggere e…
mi sono persa!
Il libro qui accanto si è arenato a Baldassarre Peruzzi
e io mi sono smarrita a rileggere vecchi post qui,
tra le mie pagine.
Fa un certo effetto… tre anni!
Ho confrontato mesi più fecondi e mesi più aridi,
periodi di grandi scritture e periodi di pensieri brevi.
Mi è tornata in mente una conversazione.
Preparavo l’esame di Scienza della Rappresentazione 1,
il che significa che era il Febbraio del mio anno da matricola,
e di tanto in tanto interrompevo lo studio
per chiacchierare con un amico
(si stupirebbe a sentirsi definire così),
un pomeriggio si parlava della scrittura,
di come a volte si abbia una voglia incontenibile di scrivere
e a volte non si riesca a partorire neppure un pensiero,
si parlava delle sue canzoni
e del blog che magari avrei potuto aprire.
Mi ha chiesto perché da un po’ non scrivessi più,
ho risposto che le parole erano andate via.
Mi ha chiesto come fosse successo,
ho risposto che avevo dovuto allontanarle.
Mi ha chiesto perché lo avessi fatto,
gli ho risposto che mi infastidiva
che le parole arrivassero solo quando ero giù di morale,
con la luna storta, arrabbiata per qualcosa…
e che non volevo che il mio scrivere fosse questo.
Volevo di più, volevo tutta la vita nelle mie parole.
Gli ho confessato che da qualche mese
se mi capitava di scrivere qualcosa
poi gettavo via il foglio,
lui ha detto solo questo: “tieni tutto”.
E così ho aperto il blog con un proposito
e ho cercato di vivere questi ultimi anni con lo stesso proposito:
metterci più vita possibile,
assorbire e conservare più esperienze possibili,
provare, osare, riflettere.
Se dovevo seguire il suo consiglio,
se dovevo davvero tenere tutto,
dovevo imparare a “scrivere”.
E ora che guardo indietro, e sbircio in avanti,
in questo pomeriggio già caldo,
con la mia Magnolia che sospira paziente
e il mio Lotz che reclama attenzione:
confermo.
L’impegno deve essere lo stesso.
La voglia di imparare, di provare,
non deve essere abbandonata.
Dacia Maraini scrive:
“Gli SCRITTORI sono impudichi,
fanno della loro vita materia di narrazione”.