mercoledì, 11 marzo 2009

Folon

Scrivere non ha nulla a che vedere col pensare.
Scrivere è semplicemente
accorgersi
di essere attraversati dai pensieri,
prenderne atto,
e compiere un gesto semplicissimo
e quasi meccanico:
fermare quei pensieri.

Paola Mastrocola
La gallina volante
(Tea 2000, pag 94)

postato da: nautike alle ore 11/03/2009 21:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:bianco
mercoledì, 01 ottobre 2008

UNA MELA PER LA VITA

una mela per la vita

(click sull'immagine per tutte le informazioni)

11-12 OTTOBRE 2008
in tutte le piazze italiane

postato da: nautike alle ore 01/10/2008 12:27 | Permalink | commenti (3)
categoria:bianco, blu
domenica, 11 maggio 2008

POZIONE POLISUCCO:

Per chi non avesse letto nessuno dei libri della Rowling,

si tratta di una pozione di difficilissima fattura,

per lo più assolutamente proibita,

che ha lo straordinario potere

di trasformare qualcuno in qualcun altro.

Immaginiamo ora che la signorina Granger

sia disposta a prepararne una dose per ciascuno di noi

e che potessimo adoperarla per trasformarci

non solo in qualcun altro, ma anche in qualcos’altro.

 

L’idea è nata da una sorta di gioco

fatto con mio fratello durante il pranzo,

non so neppure dire da cosa sia venuto fuori,

fatto sta che è stato interessante e divertente

provare a vestire i panni, le pellicce, gli ingranaggi o le fibre

di altre persone, animali, oggetti, piante e via dicendo…

 

Le domande potrebbero essere le più disparate,

e per le risposte non devono esserci condizionamenti,

è solo una questione di fantasia, di  s e n s i b i l i t à.

E’ un gioco, ma anche un esperimento,

un passatempo, ma anche  u n ’ o c c a  s i o n e . . . !

 

Cosa vorreste essere?

 

A cosa vi adattereste meglio

se non aveste altre alternative?

 

 

 

Per chi se la sentisse di giocare con noi,

ecco le situazioni più assurde che sono venute fuori:

 

 

Chi preferiresti ESSERE tra un libro e un quotidiano?

 

Tra una scarpa e un cappello?

 

Un occhio e un orecchio?

 

Un oceano e una città?

 

Il cervello e il cuore?

 

Meglio essere la barba di Galeazzi o i baffi di Costanzo?

 

Una tazzina o un caffè?

 

Ti trasformeresti in un costume da bagno

o in un abito da sposa?

 

In un film di Tornatore o in una commedia di De Filippo?

 

Vorresti essere un pianoforte o una chitarra?

 

Una ciliegia o una fragola?

 

Il tuo gatto o il cane di quel tuo amico?

 

Tua madre o tuo padre?

 

Una cupola o un ponte?

 

Un aereo o una nave?

 

Un quadro o una fotografia?

 

Un film o un dipinto?

 

Una caffettiera o una teglia per dolci?

 

Una candela o una lampadina?

 

Una moneta o una banconota?

 

 

 

postato da: nautike alle ore 11/05/2008 16:30 | Permalink | commenti (22)
categoria:bianco
lunedì, 28 aprile 2008

“E’ LUNGA A PASSA’ NOTTATA!”

 

Cinque anni fa io andavo ancora a scuola,

avevo i capelli con i colpi di sole biondi,

programmavo una curiosa vacanza in montagna,

giravo sempre con lo zaino e i jeans un po’ strappatelli,

non avevo ancora diciotto anni,

non guidavo la macchina,

non ascoltavo Ivano Fossati, i Modena City Remblers.

 

Tra cinque anni mi sarò laureata (speriamo!),

tra cinque anni avrò un lavoro (speriamo di nuovo…!),

Tra cinque anni avrò un nuovo taglio

e magari persino qualche capello bianco,

metterò sempre meno le scarpe da ginnastica,

ma non abbandonerò i jeans.

 

Cinque anni fa non ero amica di Lucia,

non sapevo disegnare e non scrivevo in nessun blog.

Cinque anni fa ho partecipato ad un concorso letterario e ho perso.

Cinque anni fa io e Cecilia stavamo sempre insieme,

cinque anni fa Luca veniva a casa mia a studiare,

Cinque anni fa la mia scrivania era ancora davanti alla finestra,

mio fratello non era sposato e aveva ancora una macchina blu.

 

Tra cinque anni il mio pc sarà obsoleto

e il cellulare di sicuro da sostituire.

Tra cinque anni metterò la borsa

che mi ha regalato mia cugina ai diciotto

e che non ho mai messo perché ”mica c’ho trent’anni”.

Tra cinque anni dovrò rinnovare la patente

e magari metterò le lenti a contatto.

Tra cinque anni racconterò ancora

di quella volta che Sara ha fatto cadere la pasta

e di quando Lucia ha alzato la mano ad Analisi.

 

Cinque anni fa non studiavo architettura,

imparavo a memoria i versi greci e prendevo ripetizioni di latino.

Cinque anni fa davo ripetizioni di chimica a Marco e Fulvio,

cinque anni fa Sara non sapeva quando fermarsi con la matematica.

Cinque anni fa mio padre mi accompagnava a scuola ogni mattina,

ma tornavo con l’autobus e mi toccava aspettarlo per ore.

Cinque anni fa mia madre insegnava ancora

e io mi divertivo a leggere i temi dei suoi ragazzi.

Cinque anni fa avevo i compiti per le vacanze.

 

Tra cinque anni i miei numeri di Casabella

non entreranno più sulla mensola,

Tra cinque anni di sicuro avrò fatto un’altra vacanza in Salento,

sarò stata negli Stati Uniti, parlerò benissimo l’inglese

e l’ “album” avrà quasi tutte le pagine piene.

Tra cinque anni nuoterò ancora

e mi piacerà sempre prendere il sole,

mangerò ancora il gelato,

saprò fare molte più torte.

 

Cinque anni fa non avevo mai fatto lo scrutatore

e non potevo votare,

cinque anni fa quando c’era assemblea ci andavo sempre,

cinque anni fa la mia stanza era già piena di libri,

ma non ero mai stata a Milano.

Cinque anni fa non avevano ristrutturato la libreria all’Argentina:

la sezione teatro era al piano di sopra e i tascabili al piano terra.

Cinque anni fa avevo già una foto di mia nonna sul comodino,

ma avevo la sua voce ancora nelle orecchie.

Cinque anni fa la mia collezione di matite

contava appena qualche numero,

non ero stata a Berlino, non mettevo le ballerine,

non avevo un ragazzo.

 

Tra cinque anni la mia collezione di matite

avrà bisogno di altri due barattoli.

Tra cinque anni la cornice bianca sarà ancora sul mio comodino,

e guarderò ancora le farfalle bianche.

Tra cinque anni

il fidanzato mi avrà chiesto di sposarlo davvero,

tra cinque anni potrei avergli detto davvero di sì.

Tra cinque anni potrei avere un bambino,

una casa, un divano, una lavastoviglie.

Tra cinque anni potrei aver cambiato città,

comprato una moto, venduto un progetto,

combinato qualcosa.

Tra cinque anni è tra un sacco di tempo.

postato da: nautike alle ore 28/04/2008 23:12 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosso, bianco, oro , violetto
sabato, 19 aprile 2008

                                                                        Antonio Carbonetti 1984 "sedie"

Vieni Arcobaleno, mettiti pure qui.

Sì dai, mo ci organizziamo… siediti.

Non è certo una poltrona,

ma io una due seggiolette te le attrezzo volentieri,

di sicuro non “si può fare”,

ma hai visto come stiamo messi?!

Bisogna arrangiarsi a “fare quello che si può”!

 

Dai vieni siediti, me lo spieghi tu com’è successo?

Fuori dal senato, fuori dal parlamento…!

Ma ti rendi conto? Ma vi rendete conto?

Partiti che hanno scritto la costituzione!

 

E adesso?

 

E dai siediti, fammi capire però!

Ma noi adesso che facciamo?

 

Dai…

Dobbiamo davvero aspettare qui fuori?

Ma non ci stiamo tutti!

Siamo tanti eh!

 

Ma sì che siamo tanti!

Dammi retta…!

Ma lascia perdere le percentuali, gli sbarramenti…

dietro quella percentuale, per quanto piccolina,

ci sta comunque tanta gente!

 

Hai già pensato a qualcosa?

E dai mettitici!

 

La gente ci sta, te lo dico io, ci sta.

Dobbiamo risvegliarli tutti, ma ci stanno, ci stanno…

datti da fare però!

 

Ci stanno, sono solo un po’ confusi.

Li hanno convinti che i loro ideali non valgono più niente,

che non vale la pena, che modernità è compromesso,

che non bisogna essere assoluti, che ci si può adattare a tutto,

che ognuno può fare quello che vuole,

che “non fa niente”, che “verrà dimenticato in fretta”,

che “non è poi tanto grave”…

 

Bisogna parlarci, bisogna dire a tutti che non è vero!

Bisogna dire che le idee sono importanti,

che non bisogna dimenticarsi di pensare,

che non ci si può distrarre, che bisogna puntare in alto:

che bisogna volere di più, ma soprattutto di meglio,

Bisogna dire che non c‘è nulla

che meriti di essere anteposto alla propria libertà,

e che a nessuno si può chiedere di rinunciare alla propria,

Bisogna dire “io ci sono”, “io ci sto provando”, “io resto”.

 

Io resto.

postato da: nautike alle ore 19/04/2008 18:19 | Permalink | commenti (7)
categoria:bianco
giovedì, 17 gennaio 2008

Ho appena finito il settimo e ultimo libro della saga di Harry Potter. Ho iniziato a leggerlo lo scorso anno e l’ho completato solo in questi mesi. Era una sfida. Volevo dimostrare ad una amica che sì d’accordo non è male come credevo, ma non vale tanto clamore, e invece… invece mi sono ritrovata a doverlo apprezzare moltissimo. Chi crede che si tratti di una lettura per l’infanzia sbaglia di grosso, tanto per vocabolario che per articolazione degli intrecci non deve assolutamente essere disdegnato da un lettore adulto e per giunta navigato. Sette libri, ciascuno con un numero medio di pagine non inferiore alle cinquecento e mai una caduta di stile, mai un punto di fallo, mai una soluzione banale per liberarsi di un cavillo. Tutto, fino nei più minimi dettagli ha la precisione e la raffinatezza di un cesello. I libri dialogano tra loro, ciascuno è indispensabile all’altro, personaggi, luoghi, miti, leggende vengono ripresi, sviluppati, chiariti, negati e svelati nel corso dello svolgimento della storia che non perde occasione per concedersi richiami ironici e parodie. I personaggi sono curati e accompagnati nella loro evoluzione e l’approfondimento concesso a ciascuno di loro non è mai divagazione o virtuosismo ma sempre arricchimento al complesso narrativo.

Avessi avuto qualche anno in meno, mi sarei concessa di abbandonarmi totalmente alle meraviglie del mondo della magia, in ogni cosa avrei visto un incantesimo, in ogni luccichio un sortilegio, di ogni segreto avrei fatto un incanto fidelius, ma questa sorta di età adulta in cui mi trovo impone delle regole e così con quel bastoncino che ho qui sul tavolo, che non riesce a non sembrarmi tanto una bacchetta magica, faccio ciò che fanno i grandi, ciò che si confà ad una babbana come tante: mi lego i capelli.

Babbana… vorrei solo non esserlo tanto da non saper scrivere una storia così!

postato da: nautike alle ore 17/01/2008 19:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:bianco, arancione
sabato, 22 dicembre 2007

LET IT SNOW!

Ho messo l’intera squadra delle mie amiche a lavoro per decifrare gli indizi che il fidanzato mi ha fornito sul mio regalo e per quanto nessuna si sia ancora sbilanciata con chiarezza dichiarando la soluzione, tutte elaborano le più svariate teorie (gli indizi del fidanzato sono piuttosto forvianti…)! Inutile dire che sarebbe mooolto interessante interrogare la rete sul caso, ma penso che dovrò evitare dal momento che il fidanzato ha già sottolineato che lui non si sta facendo aiutare da nessuno per interpretare gli indizi che gli ho suggerito io a proposito del suo…

Dunque, dal momento che non posso dirvi nulla sul fatto che il mio regalo si può riporre in un cassetto e si può indossare, si può mettere in tasca ma anche no, e deve essere… no no non posso!

Ho detto che non lo avrei fatto e non lo farò! Allora… visto che, come dicevo, non posso riferirvi nulla e dal momento che gli aneddoti scolastici sono sempre di gran moda eccomi a sbandierarvene uno perfettamente intonato al clima freddo di questi giorni e per giunta di un vago sapore natalizio.

Sarà stato giù per su il secondo liceo, il professore traduceva ad alta voce un brano di un autore latino lottando quanto più poteva per la nostra attenzione, quando un rincorrersi di sguardi e sorrisi attraversò la classe portandoci tutti a fissare incantati la finestra: una neve bianca bianca se ne scendeva giù a fiocchetti senza il minimo rumore! Ovviamente dimenticammo del tutto il latino e rimanemmo a guardare fuori suscitando l’insofferenza del professore che però dopo un po’ dovette capitolare… la neve a Roma non è mica una cosa da tutti i giorni!

postato da: nautike alle ore 22/12/2007 14:08 | Permalink | commenti (7)
categoria:bianco
lunedì, 19 novembre 2007

I tuoi occhi nei miei

e vedo al di là dell’orizzonte,

oltre l’azzurro e l’acqua,

oltre la spuma del mare e il cielo.

 

Suoni e odori mi raggiungono,

nuovi e rivelatori,

raccontano storie antiche,

danze, terra rossa.

 

Distesa e ferma

aspetto che il sole

mi pitturi la pelle.

 

Per il mio pubblico assonnato

intono parole di seta:

viaggi avventurosi, amori proibiti

e una lettera.

 

Salento, Agosto 2007

 

"Benchè suo padre avesse immaginato per lui

un brillante avvenire nell’esercito,

Hervè Jancour  aveva finito per guadagnarsi da vivere

con un mestiere insolito,

cui non era estraneo, per singolare ironia,

un tratto a tal punto amabile

da tradire una vaga intonazione femminile.

Per vivere Hervè Jancour comprava e vendeva bachi da seta.

Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salambò,

l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi

e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano,

stava combattendo una guerra

di cui non avrebbe mai visto la fine.

Hervè Jancour aveva 32 anni.

Comprava e vendeva.

Bachi da seta. [...]"

Alessandro Baricco
Seta

 

 

postato da: nautike alle ore 19/11/2007 09:55 | Permalink | commenti
categoria:bianco
sabato, 17 novembre 2007

Sorte e destino amano giocare,

lo sappiamo tutti,

prima o poi ci si fa l’abitudine.

 

Non è vero.

 

Non ci si abitua mai.
Il senso di impotenza che deriva dal vedere come

solo in casi rarissimi

siamo noi a tenere i fili della nostra vita

e a decidere come gestire il nostro tempo

è una cosa a cui non si fa l’abitudine.

 

E’ spiazzante.

Non avere il controllo sugli eventi,

sulle occasioni, sulle opportunità,

sui problemi, le difficoltà,

è una specie di tortura.

Mi domando se sorte e destino

ne ricevono una sorta di sadico piacere.

 

Chi ne ricava compiacimento?

 

Mi sono sempre chiesta

quale fosse il segreto,

cosa si dovesse fare,

per intrecciare all’amore la propria vita.

Ora che mi è successo

So che non c’è proprio nessun segreto,

non c’è nulla da fare,

nessun atteggiamento da sforzarsi di tenere.

 

Quando la sorte e il destino

decidono che il momento è arrivato..

Eccolo!

L’amore è lì pronto

e nessuna difficoltà può ostacolarlo.

 

Allo stesso modo

se sorte e destino decidono

di voler giocare qualche tiro mancino

non ci sono difese, né protezioni possibili.

Sferreranno il loro colpo

e tutto prenderà il verso che hanno stabilito!

 

Ci si potrebbe chiedere

da dove derivi tutto questa mia “positività”.

Nulla di troppo serio,

un piccolo incidente di salute

mi terrà a letto per un po’,

lontano dal mondo e dalla mia vita

che finalmente iniziava a girare

come da sempre speravo facesse.

 

Ho imparato che la velocità è l’antidoto.

Andare, correre, vivere, fare questo, poi quello…

È così che si evita di impantanarsi,

di subire l’onda dei pensieri

che come l’alta marea vanno e vengono.

 

Ma poi l’andatura lenta,

le ore da impiegare, riempire,

fanno spazio a intrattenimenti dimenticati

e allora gioco con la mente e uso le mani.

Dalla fantasia e le dita,

sulla carta, l’argento, la stoffa

escono colori, disegni, ricami

e allora ecco che il tempo,

il tempo di nuovo prende corpo, spessore, materialità!

E’ l’accelerazione.


postato da: nautike alle ore 17/11/2007 13:29 | Permalink | commenti (9)
categoria:bianco, blu
domenica, 21 ottobre 2007

Osservo

e imparo l’arte dell’accordare

il pensiero,

il respiro,

paure e vibrazioni.

 

Rileggo il mio tempo,

ne faccio favole, racconti:

ti insegno il mio passato,

ti regalo la mia memoria.

 

Ti ascolto parlare di te,

sognare di noi:

la tua promessa è il futuro che aspettavo.

 

Ti ho cercato così tanto…

dov’eri?

 

Quando sei distratto

seguo con lo sguardo la linea del tuo profilo,

frugo tra i tuoi pensieri,

ti misuro a me.

Poi mi guardi,

provo a ignorarti,

a deviare la tua attenzione,

ma tu:

mi guardi!

 

Allora sorrido, arrossisco, ridiamo, mi abbracci

e ti brillano gli occhi.

 

Dove sei stato tutto questo tempo?

 

Il tempo!

Eccolo, è vero:

“c’è tempo”!

 

Non è il tempo del perdono,

dell’assoluzione,

non è tempo per dimenticare.

E’ questa la felicità:

non dover chiedere permessi,

non dover chiedere favori:

assorbire, concedere.

 

Lo chiamano “Amore”,

mi piace chiamarlo “Vita”.

 

postato da: nautike alle ore 21/10/2007 20:23 | Permalink | commenti (10)
categoria:bianco, violetto