
Immagine: Emilia Tommasino, Racchiuso in un oblò
La chiamo “oblò” .
Chiamo oblò la possibilità di sbirciare il futuro
attraverso la vita dei miei fratelli o delle persone più grandi di me.
Ciò che è accaduto a loro, prima o poi,
in una forma simile o diversa,
è destinato a capitare anche a me.
Suvvia non siamo così banali da affrettarci a blaterare:
“ognuno deve fare il proprio percorso”
È talmente ovvio!
Ognuno deve fare il proprio percorso:
è cosa ben nota!
D’altro canto però è anche evidente
che le strade che percorriamo
non sono mai sentieri del tutto inesplorati
e che le esperienze degli altri sono un bagaglio prezioso.
Non so… gli esami di maturità per esempio!
Li avevo già immaginati ascoltando i loro racconti,
certo ora ne ho un ricordo mio,
i miei sono senza dubbio stati diversi dai loro,
eppure quel giorno, quelle mattine,
tra gli scritti e gli orali,
era come se sapessi vagamente cosa sarebbe avvenuto,
quasi fosse tutto un déjà vu.
L’ho visto nell’oblò,
lo vedo ogni giorno con i miei occhi,
c’ho sbattuto la mia capoccia, proprio bello forte contro,
eppure…eppure non mi capacito del modo marcio e perverso
in cui debbano funzionare le cose!
Non so se sia la passione per quello che studio,
o magari solo uno stupido senso del dovere,
a farmi resistere nell’università…
Spero solo che questa volontà
non derivi dalla paura per ciò che accadrà dopo!
L’università è pur sempre un rifugio dorato!
Ho visto nell’oblò
quanto tutto questo studio poi non ripaghi,
ho visto che il merito, la passione, la dedizione,
non vengono stimate quanto dovrebbero,
ho visto che il diritto del lavoro sta facendo enormi passi indietro,
che l’Italia sta facendo enormi passi indietro.
Certe volte quando guardo nell’oblò,
mi viene una gran voglia di fare, di costruire,
mi nascono curiosità e desideri,
penso ai viaggi che potrei fare, alle cose da conoscere,
a tutto ciò che un giorno sarà diverso e migliore,
ma certe volte, quando guardo nell’oblò,
mi viene proprio una gran paura!
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