mercoledì, 18 marzo 2009

LA VITA DALL’OBLO’

Immagine: Emilia Tommasino, Racchiuso in un oblò 

La chiamo “oblò” .

 

Chiamo oblò la possibilità di sbirciare il futuro

attraverso la vita dei miei fratelli o delle persone più grandi di me.

Ciò che è accaduto a loro, prima o poi,

in una forma simile o diversa,

è destinato a capitare anche a me.

 

Suvvia non siamo così banali da affrettarci a blaterare:

“ognuno deve fare il proprio percorso”

È talmente ovvio!

Ognuno deve fare il proprio percorso:

è cosa ben nota!

D’altro canto però è anche evidente

che le strade che percorriamo

non sono mai sentieri del tutto inesplorati

e che le esperienze degli altri sono un bagaglio prezioso.

 

Non so… gli esami di maturità per esempio!

Li avevo già immaginati ascoltando i loro racconti,

certo ora ne ho un ricordo mio,

i miei sono senza dubbio stati diversi dai loro,

eppure quel giorno, quelle mattine,

tra gli scritti e gli orali,

era come se sapessi vagamente cosa sarebbe avvenuto,

quasi fosse tutto un déjà vu.

 

 

L’ho visto nell’oblò,

lo vedo ogni giorno con i miei occhi,

c’ho sbattuto la mia capoccia, proprio bello forte contro,

eppure…eppure non mi capacito del modo marcio e perverso

in cui debbano funzionare le cose!

Non so se sia la passione per quello che studio,

o magari solo uno stupido senso del dovere,

a farmi resistere nell’università…

Spero solo che questa volontà

non derivi dalla paura per ciò che accadrà dopo!

L’università è pur sempre un rifugio dorato!

 

Ho visto nell’oblò

quanto tutto questo studio poi non ripaghi,

ho visto che il merito, la passione, la dedizione,

non vengono stimate quanto dovrebbero,

ho visto che il diritto del lavoro sta facendo enormi passi indietro,

che l’Italia sta facendo enormi passi indietro.

 

 

Certe volte quando guardo nell’oblò,

mi viene una gran voglia di fare, di costruire,

mi nascono curiosità e desideri,

penso ai viaggi che potrei fare, alle cose da conoscere,

a tutto ciò che un giorno sarà diverso e migliore,

ma certe volte, quando guardo nell’oblò,

mi viene proprio una gran paura!

 

 

postato da: nautike alle ore 18/03/2009 19:30 | Permalink | commenti (4)
categoria:blu , azzurro, arancione
giovedì, 20 marzo 2008

In comune abbiamo sempre avuto il modo di ridere,

non la passione per le stesse cose, non l’aspetto,

ma senza alcun dubbio: il modo di ridere.

 

 

postato da: nautike alle ore 20/03/2008 18:47 | Permalink | commenti (6)
categoria:arancione
martedì, 29 gennaio 2008

Ma noi e loro siamo sulla stessa barca?

Grazie al meritorio contributo del big-brother  TwinSun
che si è prestato a mettermi l’ftp sul portatile,
libero me e voi della struggente Gocce di memoria,
per sostituirla con una più giusta Ti ti ti ti!

Il buon Rino ci ha fatto compagnia l’altro giorno in facoltà
perché sulla lavagna pulita pulita di un’aula
qualcuno aveva scritto a caratteri cubitali
“ti ti ti ti… siamo sulla stessa barca io e te”

e così io non ho potuto fare a meno
di canticchiarmela in testa per tutta la giornata
ad intervalli regolari intramezzati da
amletici dubbi come:
“Ma Lucia il ferro…quanto pesa?”

 

 

Domani altra giornata intera all’università
per
implorare la collaborazione del laboratorio informatico
(che invece per inciso dovrebbe offrircela di diritto,
ma si sa… è un brutto mondo!)
dopo di che il grandioso quanto sofferto progetto di restauro
si potrà dichiarare finalmente concluso!

Attualmente nelle aule la temperatura sfiora lo zero

quindi passare lì
dieci ore al giorno è una vera goduria,
l’ultima volta ci sono voluti quaranta minuti
di doccia bollente per scongelarmi.
Lungi da me voler fare trapelare da queste parole delle critiche!

Se lo avete pensato siete dei malfidati

e vengo a spiegarvi come stanno i fatti.

In realtà le aule sono gelide

perché la facoltà è impegnata nella lotta all’effetto serra!

Mai sentito parlare dell’effetto serra?

Ecco,

loro vogliono combatterlo rinunciando stoicamente al riscaldamento

e noi siamo immensamente lieti di dare il nostro sentito contributo!

(“sentito” l’abbiamo sentito,

abbiamo sentito un gran freddo!)

D’altro canto c’è da dire che non dimenticano l’impegno sociale

della lotta alla disoccupazione,

è vero che probabilmente noi quando usciremo di lì non troveremo lavoro,

se non a condizioni di miseria,

come migliaia di laureati di questi tempi,

ma per ora la facoltà ci sprona a contribuire al reddito

dei poveri bisognosi del negozio di plottaggi

che con carità misericordiosa ci offrono i loro servizi

a soli dieci euro a stampa!

(per il progetto di restauro ne occorrono più di cinquanta!)

Alcuni dati circa il numero degli studenti

che riescono a laurearsi entro i tempi stabiliti

(relativamente al mio anno di immatricolazione

questo numero è per l’esattezza: “manco uno”)

potrebbero indurre a maligne considerazioni

sul cattivo funzionamento delle strutture,

dell’organizzazione dei corsi e delle sessioni d’esami,

niente di più sbagliato!

Il sistema è stato brevettato così volutamente,

ci vogliono così bene…

non hanno cuore a lasciarci andare!

 

 

 

Ti ti ti ti
Rino Gaetano

 

A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su
isole dal cielo più vero
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza
a te
hai progettato un antifurto sicuro
a te che lotti
sempre contro il muro
e quando
la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .
a te che odi i politici imbrillantinati
che
minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità  mondana
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto, un voto pulito,
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te
ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti ti . . .

 

postato da: nautike alle ore 29/01/2008 22:44 | Permalink | commenti (3)
categoria:verde, arancione
giovedì, 17 gennaio 2008

Ho appena finito il settimo e ultimo libro della saga di Harry Potter. Ho iniziato a leggerlo lo scorso anno e l’ho completato solo in questi mesi. Era una sfida. Volevo dimostrare ad una amica che sì d’accordo non è male come credevo, ma non vale tanto clamore, e invece… invece mi sono ritrovata a doverlo apprezzare moltissimo. Chi crede che si tratti di una lettura per l’infanzia sbaglia di grosso, tanto per vocabolario che per articolazione degli intrecci non deve assolutamente essere disdegnato da un lettore adulto e per giunta navigato. Sette libri, ciascuno con un numero medio di pagine non inferiore alle cinquecento e mai una caduta di stile, mai un punto di fallo, mai una soluzione banale per liberarsi di un cavillo. Tutto, fino nei più minimi dettagli ha la precisione e la raffinatezza di un cesello. I libri dialogano tra loro, ciascuno è indispensabile all’altro, personaggi, luoghi, miti, leggende vengono ripresi, sviluppati, chiariti, negati e svelati nel corso dello svolgimento della storia che non perde occasione per concedersi richiami ironici e parodie. I personaggi sono curati e accompagnati nella loro evoluzione e l’approfondimento concesso a ciascuno di loro non è mai divagazione o virtuosismo ma sempre arricchimento al complesso narrativo.

Avessi avuto qualche anno in meno, mi sarei concessa di abbandonarmi totalmente alle meraviglie del mondo della magia, in ogni cosa avrei visto un incantesimo, in ogni luccichio un sortilegio, di ogni segreto avrei fatto un incanto fidelius, ma questa sorta di età adulta in cui mi trovo impone delle regole e così con quel bastoncino che ho qui sul tavolo, che non riesce a non sembrarmi tanto una bacchetta magica, faccio ciò che fanno i grandi, ciò che si confà ad una babbana come tante: mi lego i capelli.

Babbana… vorrei solo non esserlo tanto da non saper scrivere una storia così!

postato da: nautike alle ore 17/01/2008 19:19 | Permalink | commenti (2)
categoria:bianco, arancione
mercoledì, 05 settembre 2007

Se la sua mamma sarà stata costante
nel compilare il diario che scrive per lui
oggi la pagina in cui è descritto il nostro incontro
sarà sepolta da tante altre.
In una sosta durante il ritorno dal Salento,
ci siamo imbattute
in una affiatatissima coppia di viaggiatori:
Gabriele, un bimbettino di quattro mesi,
e la sua mamma.

Loro
potrebbero testimoniare meglio della mia memoria
la malinconia che avevamo
mentre chilometro su chilometro
risalivamo l’Italia per tornare a casa.
I giorni in Puglia saranno la mia scorta per l’inverno,
la mia riserva per le giornate fredde.
Prima di partire
li immaginavo belli e ricchi e pieni,
ma lo sono stati infinitamente di più
di quanto potessi immaginare.
Il mio augurio per il rientro a casa
a chi ha diviso quei giorni con me
è stato di avere
buona memoria,
lo ripeto qui,
lo ripeto ora
che altri giorni belli si sono aggiunti a quelli vissuti giù:
questa estate è da ricordare!

 

postato da: nautike alle ore 05/09/2007 20:25 | Permalink | commenti (6)
categoria:azzurro, arancione
venerdì, 08 giugno 2007

Incontro

I libri non sono scatole chiuse e perfette,
invalicabili,
da ammirare e rimirare
sbirciando tra i loro fogli con circospezione.
I libri sono strade e sentieri da percorrere.
I libri sono
piazze
in cui corrersi in contro allargando le braccia.
I libri sono teatri.

I libri aspettano noi,
attori dilettanti, comici buffoni, drammaturghi…
Ci aspettano.
Aspettano che prendiamo il coraggio
di cavalcare le loro scene e vivere le loro storie.
Loro e al contempo anche
nostre.
I libri non sono generosi,
non con chi non dimostra
di avere l’ardire di ficcare il naso tra le loro righe!

 

A me i libri piace viverli.
Ci cammino dentro,
divido la vita con i loro personaggi,
esulto e mi rammarico
delle loro vittorie e delle loro sconfitte.
A me i libri hanno sempre dato tanto
e non mi sono mai trattenuta
dal frugare a fondo tra le loro parole,
nessun merito si intende, solo istinto.
C’è una sintonia particolare che si crea
tra libro e lettore,
un rapporto a due,
strettissimo e inviolabile.
Ogni tanto succede qualcosa di meraviglioso,
inaspettato e imprevedibile:
il cerchio si allarga per accogliere
un nuovo ospite.
Trovare qualcuno con cui dividere un libro
è un’esperienza bellissima,
preziosa quanto rara!

Un’esperienza di cui non si potrà che conservare

il ricordo.

       “…perché so che a pagina quarantanove
           troverò lo stesso temporale
             che troverai anche tu e…”


Temporale:

 

Quest’aria bassa di nuvole ferme.
L’azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido.
Il garzone in fondo all’ufficio,

smette per un attimo di avvolgere lo spago

attorno ad un pacco eterno…
”Com’è […].” Commenta statisticamente.

Un silenzio freddo.

I rumori della strada

come se fossero tagliati col coltello.

Si è avvertita a lungo,

come un malessere di tutto,

una cosmica sospensione del respiro.

Si era fermato l’intero universo.

Attimi, attimi, attimi.

Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.

All’improvviso acciaio vivo […].

Com’era umano il tintinnio metallico del tram!

Quale paesaggio allegro

la semplice pioggia nella strada resuscitata dall’abisso!

Oh Lisbona, Mio focolare!

Fernando Pessoa
"Il libro dell'inquietudine"

postato da: nautike alle ore 08/06/2007 00:16 | Permalink | commenti (7)
categoria:arancione
mercoledì, 23 maggio 2007

“Path!”

è il suono delle foglie della magnolia

che si staccano dall’albero

e cadono sulla ghiaia del giardino.

La Magnolia vive un autunno tutto suo

proprio in questi giorni,

quando la primavera

sta per esplodere nella piena estate.

Alcune foglie ingialliscono bruscamente,

cambiano colore nel giro di un giorno appena,

poi per un soffio di vento

si staccano dal ramo

e cadono a terra con un sonoro “Path!”,

altre invece spuntano lucide e tenere,

nuove,

in controluce sono chiare,

tanto chiare che sembra quasi di scorgevi

la linfa che ci scorre all’interno.

Hanno i contorni ondulati

e urtandosi nell’aria non fanno rumore,

con i giorni si faranno più scure e rigide,

il vento le trasformerà in strumenti a percussione.

Nascita-morte-rinascita

e poi di nuovo

e di nuovo.

Osservo e ammiro il ciclo delle stagioni così riassunto,

le infinite,

meravigliose e terribili,

possibilità dell’esistere.

Guardo nuova vita sopperire a vecchia vita,

sogno per ogni foglia caduta

una tenera e nuova che prenda il suo posto

senza che l’albero riesca a sentirne il vuoto.

Vorrei potessimo essere così:

delle magnolie.

Vorrei potessimo vivere i nostri autunni

in piena primavera.

 

Una Poesia Anche Per Te

Elisa

Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi
lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma
cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo

troppo coraggiosi e fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto

quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole

come sa fare con la neve

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per
te

postato da: nautike alle ore 23/05/2007 21:39 | Permalink | commenti (13)
categoria:arancione
mercoledì, 02 maggio 2007

Certo mi piacerebbe sapere come sei ora…!

Già… mi piacerebbe!
Come e dove
ovviamente, questo è scontato…
Ma poi chissà…
magari tu di me non ti ricordi neanche!

Te ne ricordi?
E pensare invece che io quasi scoppiavo a piangere
la prima volta che mi hai guardato dritto negli occhi.

Eri talmente bello…!
Mi sono innamorata subito di te,

è bastato un attimo!

Era  buffissimo il tuo amore folle per il gelato alla pesca!
Te ne ricordi?
Lo leccavi persino dalle mie dita!

Che ne hai fatto della vita che ti ho restituito?

Avrei voluto che avessi potuto spenderla con me…

avrei dovuto fare qualcosa, avrei dovuto fare di più…

Ti penso sai?

Più spesso di quanto tu possa credere.

Mi basta raccontare di te a qualcuno

e subito la malinconia della tua lontananza

si fa sentire.

Mi ricordo tutto. Ogni giorno.

Te ne ricordi?

La scatola di cartone, Paolo, il Notaio,

il latte, le biciclette dei bambini...

l’ultima corsa vorrei poterla dimenticare,

ma, lo sai come sono io,

io mi ricordo sempre tutto.

Penso, sorrido.
Chi leggerà tra queste righe
crederà che tu sia soltanto un mio amore perduto,

nessuno avrà l’ardire di pensare
che invece eri addirittura il mio gatto!

Dove vai
Mango

 

Dove vai…
Con la testa nel mio cuore
E il cuore in testa a me

Dove vai…
Grande amore più leggero
Io sono lì con te
Prima delle braccia tue lo sai
prima delle braccia tue lo sai
che gran vuoto abbracciai
il cielo era al suolo oramai
ora non c’è niente che non c’è
questo poco è sicuro
fuori è cielo e il cielo va
grandi mani per tenerti accanto
più di tanto non ho
non ti limiterò
crescerò, questa mia, vita tua

Dove vai… dove vai…
Vattene piano
lasciami un segno così
Sul petto sulla guancia tu che puoi
Considerarli regni tuoi
Dove vai… dove vai…
Stammi vicino prenditi quello che vuoi
La bocca spinge forte i baci suoi
E vince fortemente noi

Noi fra tanta gente anima mia
Stretto stretto questo amore sia
Indicibile sì
Noi  
u m a n a m e n t e  qui
Con quelle generose ingenuità
Che si perdono poi
Stretto stretto resti in noi
Dove vai… dove vai…
Vattene piano lasciami un segno così
Sul petto sulla guancia tu che puoi
Considerarli regni tuoi
Dove vai… dove vai…
Niente dolore
niente parole oramai
L’amore gioca con i tempi suoi
E vince fortemente noi

Ora vai
Con la testa nel tuo cuore
E il cuore in testa a me

 

postato da: nautike alle ore 02/05/2007 22:00 | Permalink | commenti (4)
categoria:blu , arancione
giovedì, 12 aprile 2007

 

 

Mia cugina mi riporta a casa e tutto finisce così.
Non finisce niente.
Dentro di me non c’è niente che finisca, tutto prosegue, seguita a cresce, il passato fa da base al futuro che ci si aggrappa sopra con le unghie e con i denti; nella mia mente scorrono tanti piccoli ricordi, li metto da parte, uno ad uno,
perché non vadano perduti.
Se la vita, con le sue gioie e i suoi dolori immensi, con le sue felicità di cristallo e la sua disperazione di pietra, è un mistero insolubile, cosa si può dire della morte?
Le parole degli altri non mi bastano,
quelle di un prete tanto meno!
Ne voglio di mie, ne cerco di mie, senza sapere se riuscirò a trovarle.

 

Se l’aveste vista…! Era così piccola…!
Una cosa che non può non commuovermi è quello sguardo impacciato e dolce che assumono le persone anziane se sorprese soprapensiero, mentre con la mente se ne vanno a far vista a qualche ricordo lontano o qualche fantasia infantile riapparsa tra i loro desideri in modo del tutto inaspettato. Mi sorprende il costatare quanto sia veritiero quel luogo comune che vuole che gli anziani in vecchiaia tornino un po’ bambini. Il modo dondolante di camminare, lo stupore per tutte le diavolerie della nostra epoca moderna, la mente distratta e incredibilmente portata a
volare via…

Lei era una donnettina da niente, piccola… aveste visto come era piccina! Però aveva quegli occhi belli, pieni di luce, quella saggezza che cresce dentro con gli anni, che si costruisce giorno dopo giorno in tanti anni di vita vissuta, una pelle liscia liscia, molle e tenera che a posarle un bacino pare di affondare. Le sorridevo quando passavo a trovarla, parlavamo di quel che capitava e lei si dava di gomito con mia mamma e le sussurrava piano quanto fossi bella con il fare di chi si compiace di aver scoperto un segreto e avere il compito di custodirlo.

Dopo il funerale di mia nonna mi rammaricavo di quanto la cerimonia fosse stata impersonale, come se il sacerdote avesse recitato a memoria un copione già sperimentato. Non che ne avesse colpa, come avrebbe potuto parlare di lei a noi? Noi che siamo i suoi figli e i suoi nipoti? Noi che abbiamo nelle orecchie la sua voce, e sulle mani il profumo della sua pelle?
Oggi ho avuto la stessa sensazione, l’idea che quel saluto, così ufficiale e formale, non basti a congedare per sempre qualcuno, e così scrivo e scrivo e cerco nella mia mente le parole giuste per mandarle ancora un bacio. Ma non so dirvi di cosa si stata riempita la sua vita, né che volto avesse l’uomo che ha amato, non so che posti amava, né se le piacesse il mare… La dolcezza e la discrezione erano le sue caratteristiche più di risalto, ma sotto sotto… che polso aveva! Non la si poteva convincere a non fare di testa sua, sorprendente come tanta determinazione potesse essere contenuta in una donnina così piccola!

Buon viaggio

 

postato da: nautike alle ore 12/04/2007 14:24 | Permalink | commenti (8)
categoria:bianco, arancione
venerdì, 16 marzo 2007

Era la pianta di edera più bella che avessi mai visto. La luce della prima sera, leggera e radente, la illuminava in modo mai visto. Le foglie brillavano in quell’ultimo chiarore, “tenerelle”, chiare. A toccarle parevano di velluto e poi erano lucide, lucide e lisce. La guardavo già in lontananza agitare quelle sue manine verdi e palmate e quando le son stata vicino non ho potuto che fermarmi. Sfioravo le foglie: quella in alto, su a sinistra, e poi quella sotto, lì, in basso e poi al centro, una, due, e poi di nuovo in basso e poi in alto, come suonassi uno strumento a percussione.

E’ in questi momenti che mi fa male il pensiero di te. Quando vorrei cercare la tua mano per dirti “Guarda!? Guarda è bello, guarda…!” Ma non si può. E’ giusto così. E allora ecco che nel cuore compare quel doloretto strano, riconoscibilissimo, dura un attimo, qualche minuto ed è tutto passato. Prendo a pensare ad altro e ti respingo indietro. Dicono che bisogna riempirsi la vita per svuotarsi la testa.

 

postato da: nautike alle ore 16/03/2007 12:56 | Permalink | commenti (6)
categoria:arancione