domenica, 11 maggio 2008

POZIONE POLISUCCO:

Per chi non avesse letto nessuno dei libri della Rowling,

si tratta di una pozione di difficilissima fattura,

per lo più assolutamente proibita,

che ha lo straordinario potere

di trasformare qualcuno in qualcun altro.

Immaginiamo ora che la signorina Granger

sia disposta a prepararne una dose per ciascuno di noi

e che potessimo adoperarla per trasformarci

non solo in qualcun altro, ma anche in qualcos’altro.

 

L’idea è nata da una sorta di gioco

fatto con mio fratello durante il pranzo,

non so neppure dire da cosa sia venuto fuori,

fatto sta che è stato interessante e divertente

provare a vestire i panni, le pellicce, gli ingranaggi o le fibre

di altre persone, animali, oggetti, piante e via dicendo…

 

Le domande potrebbero essere le più disparate,

e per le risposte non devono esserci condizionamenti,

è solo una questione di fantasia, di  s e n s i b i l i t à.

E’ un gioco, ma anche un esperimento,

un passatempo, ma anche  u n ’ o c c a  s i o n e . . . !

 

Cosa vorreste essere?

 

A cosa vi adattereste meglio

se non aveste altre alternative?

 

 

 

Per chi se la sentisse di giocare con noi,

ecco le situazioni più assurde che sono venute fuori:

 

 

Chi preferiresti ESSERE tra un libro e un quotidiano?

 

Tra una scarpa e un cappello?

 

Un occhio e un orecchio?

 

Un oceano e una città?

 

Il cervello e il cuore?

 

Meglio essere la barba di Galeazzi o i baffi di Costanzo?

 

Una tazzina o un caffè?

 

Ti trasformeresti in un costume da bagno

o in un abito da sposa?

 

In un film di Tornatore o in una commedia di De Filippo?

 

Vorresti essere un pianoforte o una chitarra?

 

Una ciliegia o una fragola?

 

Il tuo gatto o il cane di quel tuo amico?

 

Tua madre o tuo padre?

 

Una cupola o un ponte?

 

Un aereo o una nave?

 

Un quadro o una fotografia?

 

Un film o un dipinto?

 

Una caffettiera o una teglia per dolci?

 

Una candela o una lampadina?

 

Una moneta o una banconota?

 

 

 

postato da: nautike alle ore 11/05/2008 16:30 | Permalink | commenti (22)
categoria:bianco
sabato, 10 maggio 2008

Il programma del pomeriggio

era di andare avanti con il Lotz fino a pagina 88,

fino a finire tutto il capitolo su Jacopo Sansovino,

per ripartire domattina con la parte su Michelangelo,

poi cambiarmi e raggiungere il fidanzato

per la mostra “Ottocento” delle Scuderie del Quirinale.

 

La situazione mi è sfuggita di mano.

 

Ho acceso un secondino il pc

per controllare gli orari della mostra

e dare un’occhiatina a un certo “primo capitolo”

che sono due giorni che promettevo di leggere e…

mi sono persa!

Il libro qui accanto si è arenato a Baldassarre Peruzzi

e io mi sono smarrita a rileggere vecchi post qui,

tra le mie pagine.

Fa un certo effetto… tre anni!

Ho confrontato mesi più fecondi e mesi più aridi,

periodi di grandi scritture e periodi di pensieri brevi.

 

Mi è tornata in mente una conversazione.

 

Preparavo l’esame di Scienza della Rappresentazione 1,

il che significa che era il Febbraio del mio anno da matricola,

e di tanto in tanto interrompevo lo studio

per chiacchierare con un amico

(si stupirebbe a sentirsi definire così),

un pomeriggio si parlava della scrittura,

di come a volte si abbia una voglia incontenibile di scrivere

e a volte non si riesca a partorire neppure un pensiero,

si parlava delle sue canzoni

e del blog che magari avrei potuto aprire.

Mi ha chiesto perché da un po’ non scrivessi più,

ho risposto che le parole erano andate via.

Mi ha chiesto come fosse successo,

ho risposto che avevo dovuto allontanarle.

Mi ha chiesto perché lo avessi fatto,

gli ho risposto che mi infastidiva

che le parole arrivassero solo quando ero giù di morale,

con la luna storta, arrabbiata per qualcosa…

e che non volevo che il mio scrivere fosse questo.

 

Volevo di più, volevo tutta la vita nelle mie parole.

 

Gli ho confessato che da qualche mese

se mi capitava di scrivere qualcosa

poi gettavo via il foglio,

lui ha detto solo questo: “tieni tutto”.

 

E così ho aperto il blog con un proposito

e ho cercato di vivere questi ultimi anni con lo stesso proposito:

metterci più vita possibile,

assorbire e conservare più esperienze possibili,

provare, osare, riflettere.

 

Se dovevo seguire il suo consiglio,

se dovevo davvero tenere tutto,

dovevo imparare a “scrivere”.

 

E ora che guardo indietro, e sbircio in avanti,

in questo pomeriggio già caldo,

con la mia Magnolia che sospira paziente

e il mio Lotz che reclama attenzione:

confermo.

L’impegno deve essere lo stesso.

La voglia di imparare, di provare,

non deve essere abbandonata.

 

Dacia Maraini  scrive:

“Gli SCRITTORI sono impudichi,

fanno della loro vita materia di narrazione”.

postato da: nautike alle ore 10/05/2008 17:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:rosa