lunedì, 31 marzo 2008

“CHE COSA FAI NELLA VITA?”

Quando compri il nuovo libro di Pennac

e scopri che sua madre

è proprio uguale alla Signora B.

al cui figlio discolo

tua madre dava ripetizioni

quando aveva giù per su la tua età,

capisci che il mondo

è davvero infinitamente più piccolo

di quanto avresti mai potuto credere!

 

Tralasciando chiacchiere inutili sul fatto che

da nord a sud, da est a ovest,

siamo tutti soggetti allo stesso destino

e che la crescita di ogni uomo e ogni donna

finisce inevitabilmente per passare sugli stessi tracciati

(professori ostili, amici di una vita,

litigate frenetiche, vacanze indimenticabili,

amori perduti, ritrovati, abbandonati…),

mi chiedevo:

non è curioso che gli anni della scuola

riescano a lasciare un segno tanto profondo?

Dalla scuola materna al diploma superiore,

15 anni,

non più del 18-20 % di una vita media quindi,

eppure molti hanno l’idea

che il mondo si possa dividere

in gente che “andava bene a  scuola”

e in gente che “non andava bene a scuola”.

Certo di primo impatto verrebbe istintivo smentire

una simile affermazione,

ma chi di noi, a ben riflettere,

non ha mai pronunciato una frase del tipo:

“mha… alla fine non ha mai combinato nulla,

e pensare che a scuola era uno dei migliori”

oppure: “ah si! È uno in gamba,

me lo ricordo anche ai tempi del liceo,

è sempre andato bene!”

o ancora: “c’era da aspettarselo!

Fin dai tempi della scuola,

non cavava un ragno dal buco”

ma anche: “un successo inaspettato,

se si pensa a quanto andasse male a scuola”?

 

 

 

DIARIO DI SCUOLA
Daniel Pennac

Il fatto è che io andavo male a scuola

e da questo lei non s’è più ripresa.

Oggi che la sua coscienza di donna molto anziana

abbandona i lidi del presente

per rifluire piano verso i lontani arcipelaghi della memoria,

i primi scogli che affiorano le rammentano l’ansia

che la tormentò per tutta la mia carriera scolastica.

Mi rivolge uno sguardo preoccupato e, lentamente:

“Che cosa fai nella vita?”

Il mio avvenire le parve da subito talmente compromesso

che non è mai stata davvero sicura del mio presente.

Poiché non ero destinato a un avvenire

non le parevo equipaggiato per durare.

Ero il suo figlio precario.

Eppure sapeva che ce l’avevo fatta

da quando nel settembre del 1969

ero entrato nella mia prima classe in qualità di professore.

Ma nei decenni che seguirono

(cioè per tutta la durata della mia vita adulta),

la sua ansia resistette segretamente

a tutte le “dimostrazioni di successo”

che le portavano le mie telefonate, le mie lettere,

le mie visite, la pubblicazione dei miei libri,

gli articoli di giornale o le mie apparizioni

nei programmi culturali della tivù. […]

Un’ansia che sembra aver perduto intensità,

un’angoscia fossile, ormai solo una vecchia abitudine,

ma abbastanza viva perché la mamma mi chieda,

posando una mano sulla mia al momento di salutarci:

“Ce l’hai una casa a Parigi?”

 

postato da: nautike alle ore 31/03/2008 22:40 | Permalink | commenti (3)
categoria:verde
martedì, 25 marzo 2008

Vengo per restare.

Almeno queste sono le intenzioni.

Il mio assenteismo da queste pagine sta diventando vergognoso,

certo capita (è successo!),

ma non sono ancora pronta

per lasciare andare la mia barchetta alla deriva,

ci sono un mucchio di isole che voglio ancora cercare,

quindi mi darò da fare e riprenderò a pubblicare.

 

postato da: nautike alle ore 25/03/2008 23:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:verde
giovedì, 20 marzo 2008

In comune abbiamo sempre avuto il modo di ridere,

non la passione per le stesse cose, non l’aspetto,

ma senza alcun dubbio: il modo di ridere.

 

 

postato da: nautike alle ore 20/03/2008 18:47 | Permalink | commenti (6)
categoria:arancione