giovedì, 22 novembre 2007

Cosa ne hai fatto?

 

Di quella scintilla, di quella piccola luce,

cosa ne hai fatto?

 

Cosa metterai ora lì?

Quel vuoto, come lo colmerai?

Di tutti quei giorni che non verranno,

che non esisteranno,

terrai memoria?

 

Quando è stato?

Cosa è successo?

Era buio o c’era il sole fuori?

 

Quando il tempo ti riporterà indietro,

come la risacca del mare,

queste ore

come le racconterai a te stessa?

Cosa ne farai?

 

Non me lo ricordo.

Non l’ho visto.

 

Quando quel qualcosa dentro di te

si è rotto,

io non c’ero, non ho visto.

 

Non lo so.

Non lo so più se abbiamo delle responsabilità

sulla vita degli altri,

non so se è anche colpa mia,

se avrei dovuto fare di più,

se avrei dovuto fare almeno qualcosa.

 

Avviene tutto in un istante.

E’ quell’attimo che cambia il corso degli eventi,

che determina che direzione debbano prendere le cose,

che potere abbiamo su quell’istante?

Fino a che punto
si sceglie la persona che si vuole diventare?

 

Io ho scelto di essere così?

 

Sì.

 

Dobbiamo risponderci di sì.

Non si può accettare di non avere alcun controllo,

delle scelte si possono fare,

si devono fare!

 

Non avevi alternative?

Io non ci credo.

Si può, si può vivere diversamente,

si può stare almeno più attenti!

 

Ora che non è più dentro di te,

è tutto risolto?

 

Una mattina qualunque,

di un giorno lontano da qui,

ti sveglierai e ti mancherà il respiro

al pensiero di…

ma cosa ne hai fatto?

 

Non criticherei la tua scelta

se l’avessi presa con coscienza.

Non posso giudicare?

Devo farlo!

Non si può accettare tutto,

bisogna non essere d’accordo!

 

Dove sei?

 

Non hai avuto neppure paura!

Neppure paura…

 

Cosa è successo?

Cosa ne hai fatto?

 

postato da: nautike alle ore 22/11/2007 20:13 | Permalink | commenti (9)
categoria:blu
martedì, 20 novembre 2007

Questione di feeling!

 

Quando la scintilla scocca,

(è vero per tutte le cose,
perché per questo dovrebbe essere diverso?)

è fatta!

 

L’innamoramento si è innescato,

ci metterà del tempo

per trasformarsi in un sentimento tanto forte

da essere durevole nel tempo, ma…

è fatta!

 

Ebbene

pare proprio che a questo virus

io piaccia parecchio.

Questione di feeling…

che volete farci?

 

Va detto che è un virus molto comune

e che considerato che sto già migliorando

la parte peggiore dovrebbe essere alle spalle,

ma…!

 

La faccenda è piuttosto seria.

E’ vero che l’Amore non è bello

se non è litigarello

(evviva i luoghi comuni!)

ma un innamorato molesto

è una gran disgrazia!

 

Si è fatto di tutto per convincerlo,

ma lui… niente!

Gli si è detto con le buone da principio,

con le cattive poi,

glielo si è fatto ripetere da tanti,

ma questo virus ha proprio perso la testa per me!

 

Il guaio

è che in casi come questo,

neppure la terribile metafora dell’autobus

può rivelarsi utile…

che fare allora?

 

Forse dovrei organizzare un tradimento!

Magari se mi vedesse ballare cheek to cheek

con qualcun altro

si convincerebbe a desistere…

 

Avreste mica qualche batterio da presentarmi?

 

postato da: nautike alle ore 20/11/2007 15:04 | Permalink | commenti (4)
categoria:verde
lunedì, 19 novembre 2007

I tuoi occhi nei miei

e vedo al di là dell’orizzonte,

oltre l’azzurro e l’acqua,

oltre la spuma del mare e il cielo.

 

Suoni e odori mi raggiungono,

nuovi e rivelatori,

raccontano storie antiche,

danze, terra rossa.

 

Distesa e ferma

aspetto che il sole

mi pitturi la pelle.

 

Per il mio pubblico assonnato

intono parole di seta:

viaggi avventurosi, amori proibiti

e una lettera.

 

Salento, Agosto 2007

 

"Benchè suo padre avesse immaginato per lui

un brillante avvenire nell’esercito,

Hervè Jancour  aveva finito per guadagnarsi da vivere

con un mestiere insolito,

cui non era estraneo, per singolare ironia,

un tratto a tal punto amabile

da tradire una vaga intonazione femminile.

Per vivere Hervè Jancour comprava e vendeva bachi da seta.

Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salambò,

l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi

e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano,

stava combattendo una guerra

di cui non avrebbe mai visto la fine.

Hervè Jancour aveva 32 anni.

Comprava e vendeva.

Bachi da seta. [...]"

Alessandro Baricco
Seta

 

 

postato da: nautike alle ore 19/11/2007 09:55 | Permalink | commenti
categoria:bianco
sabato, 17 novembre 2007

Sorte e destino amano giocare,

lo sappiamo tutti,

prima o poi ci si fa l’abitudine.

 

Non è vero.

 

Non ci si abitua mai.
Il senso di impotenza che deriva dal vedere come

solo in casi rarissimi

siamo noi a tenere i fili della nostra vita

e a decidere come gestire il nostro tempo

è una cosa a cui non si fa l’abitudine.

 

E’ spiazzante.

Non avere il controllo sugli eventi,

sulle occasioni, sulle opportunità,

sui problemi, le difficoltà,

è una specie di tortura.

Mi domando se sorte e destino

ne ricevono una sorta di sadico piacere.

 

Chi ne ricava compiacimento?

 

Mi sono sempre chiesta

quale fosse il segreto,

cosa si dovesse fare,

per intrecciare all’amore la propria vita.

Ora che mi è successo

So che non c’è proprio nessun segreto,

non c’è nulla da fare,

nessun atteggiamento da sforzarsi di tenere.

 

Quando la sorte e il destino

decidono che il momento è arrivato..

Eccolo!

L’amore è lì pronto

e nessuna difficoltà può ostacolarlo.

 

Allo stesso modo

se sorte e destino decidono

di voler giocare qualche tiro mancino

non ci sono difese, né protezioni possibili.

Sferreranno il loro colpo

e tutto prenderà il verso che hanno stabilito!

 

Ci si potrebbe chiedere

da dove derivi tutto questa mia “positività”.

Nulla di troppo serio,

un piccolo incidente di salute

mi terrà a letto per un po’,

lontano dal mondo e dalla mia vita

che finalmente iniziava a girare

come da sempre speravo facesse.

 

Ho imparato che la velocità è l’antidoto.

Andare, correre, vivere, fare questo, poi quello…

È così che si evita di impantanarsi,

di subire l’onda dei pensieri

che come l’alta marea vanno e vengono.

 

Ma poi l’andatura lenta,

le ore da impiegare, riempire,

fanno spazio a intrattenimenti dimenticati

e allora gioco con la mente e uso le mani.

Dalla fantasia e le dita,

sulla carta, l’argento, la stoffa

escono colori, disegni, ricami

e allora ecco che il tempo,

il tempo di nuovo prende corpo, spessore, materialità!

E’ l’accelerazione.


postato da: nautike alle ore 17/11/2007 13:29 | Permalink | commenti (9)
categoria:bianco, blu