giovedì, 28 giugno 2007

Nei miei acquarelli è brutto tempo.

Ricopiavo oleandri fioriti

e nove linee diritte e bianche contro l’azzurro

e quello che ne è uscito

sono piccoli scorci in cui il cielo

ha quel colore grigio-blu

che assume quando al mare sono in arrivo temporali.

Probabilmente ho solo dosato male il colore,

devo ricordarmi di usare più acqua la prossima volta…

La verità è che alla carta non si imbroglia,

né quando si scrive, né quando si disegna.

Non c’è trucco o finzione

che regga all’inquisizione della carta.

Essere sincero per chi scrive o disegna

non è ne una scelta nè un merito,

solo un evento inevitabile.

Ricopiavo oleandri fioriti

e ne sono derivati cieli in tempesta.

Sorprendimi

Stadio

 

Sorprendimi
con
baci che non conosco ogni notte
stupiscimi
e se alle volte poi cado ti prego
sorreggimi, aiutami
a capire le cose del mondo
e parlami, di più di te,

io mi do a te completamente ...
Adesso andiamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci vede nessuno siamo
troppo vicini
e troppo veri ...
Sorprendimi
e con carezze proibite e dolcissime
amami
e se alle volte mi chiudo ti prego
capiscimi, altro non c’è
che la voglia di crescere insieme
ascoltami, io mi do a te e penso a te
continuamente
Dai che torniamo nel vento e riapriamo le ali
c’è un volo molto speciale non torna domani
respiro nel tuo respiro e ti tengo le mani
qui non ci prende nessuno siamo troppo vicini
e troppo veri

 

postato da: nautike alle ore 28/06/2007 22:02 | Permalink | commenti (8)
categoria:blu
mercoledì, 27 giugno 2007

 

E’ davvero strano perché io ho sempre molta cura dei miei aggeggi tecnologici, certo c’è stata l’eccezione del vecchio cellulare che non so per quale ragione non facevo che buttare per terra… (sono riuscita a rompergli i cristalli tre volte in un anno, non è male come record, non trovate?)

Ad ogni modo con i computer specialmente sono attentissima, il portatile poi… bhè ho rischiato di compromettere la mia intera carriera universitaria quando una professoressa ha spiaccicato il suo dito sul mio schermo immacolato per indicare non so cosa, ma poi mi sono morsa la lingua e non ho detto nulla (vantaggio delle revisioni di gruppo: mi hanno trattenuto dal dare di matto). Tutto questo per dire che tutti i dissidi che ho con le stampanti sono del tutto ingiustificati. Lasciamo stare quanto avvenuto nella mia prima prova stampa da autocad: sono riuscita ad ideare un nuovo rivoluzionario formato quadrato in cui un bel terzo di tavola rimaneva tagliato fuori (tanto che importa… ci era costata solo qualche nottata di lavoro!) perché sarebbe necessario citare anche Lucia, ha collaborato 50-50 alla creazione dell’A1 quadrato (non temete lo brevetteremo a breve, l’emozione di una stampa sprecata è un qualcosa che non dovete perdervi).

Quello che volevo dire in realtà, nonostante mi sia persa in un mucchio di chiacchiere, è che le mie stampanti hanno enormi problemi di autocontrollo. Il che è davvero assurdo perché uno insomma già ha tanti guai da fronteggiare… non c’è mica bisogno di dover pure tener testa all’emotività della stampante!

Avevamo già litigato in settimana io e lei, per dirla tutta, domenica specialmente, perché non avevo voluto metterle la cartuccia nuova costringendola a finire fino all’ultima goccia tutto il colore che aveva (odia quando la metto a stecchetto), poi oggi mi son decisa: colore nuovo! Ma ha dovuto farmela pagare…si è divorata un bel foglio di carta fotografica e ci ha scritto sopra il suo stupido schema di allineamento! Non ho potuto farci nulla, ho dovuto rimproverarla (insomma costa la carta fotografica e poi mi serve! Non mi pare sia il caso di sprecarla in questo modo…) e lei ha messo su il muso! Non mi parlava e non voleva saperne di chiarire la faccenda, si è bloccata sul “non in linea” e non si smuoveva in nessun modo! Alla fine mi è toccato convincerla piano piano, parlandole dolcemente, incoraggiandola a reagire (ho i testimoni eh… non scherzo mica!) e per fortuna ha stampato le ultime foto! Ma pure la stampante emotiva mi doveva capitare?

postato da: nautike alle ore 27/06/2007 00:34 | Permalink | commenti (6)
categoria:verde
mercoledì, 20 giugno 2007

Se c’è una cosa che la Gatta odia,

quella cosa,

senza alcun dubbio,

sono le porte chiuse.

Se sto in camera mia e chiudo la porta,

eccola!

Subito a miagolare e grattare dal corridoio

per farsi aprire

e se a quel punto mi alzo,

la faccio accomodare e poi richiudo la porta,

ecco che subito si alza

e chiede di farsi riaprire

e così all’infinito

finché non si cede a lasciare

anche solo uno spiraglio di porta aperta.

A quel punto lei tranquillamente si allontana

per rifugiarsi in un’altra stanza a fare altro.

 

Non le interessa tanto

entrare o uscire da una certa camera,

ma solo che le sia garantito

di poterlo fare in qualunque momento

qualora ne avesse voglia.

 

Questo significa aver cura di se stessi

e della propria libertà.

postato da: nautike alle ore 20/06/2007 22:51 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosa, azzurro
giovedì, 14 giugno 2007

GLI EROI SON TUTTI GIOVANI E BELLI

Bisogna dire che mio fratello con quella sua storia del “vabbè ma allora puoi pensarlo per ogni cosa” ha decisamente smorzato il mio entusiasmo per questa riflessione. Va bene che non è che fosse esattamente una riflessione brillante, ma c’è da specificare che sono sotto esami e il mio cervellino se ne va rincorrendo in ogni momento di pausa (ma anche no) le idee più sciocche cercando un po’ di ossigeno…
Fatto sta che insomma pensavo: “chissà chi è stato il primo uomo al mondo, nella storia del mondo, in ogni angolo del mondo (insomma proprio il primo) ad aver mangiato
una fragola..!?!” (avevo avvisato che non era una gran riflessione).

Il fatto è che io me lo vedo proprio questo omino nella mia fantasia… Me lo immagino giovane e curioso, bello anche certo, con delle mani lunghe, agili e sottili. Eccolo essersi allontanato in cerca di uno svago o di un po’ di pace, camminare così, senza meta, guardando ora qui, ora là e aspettando un’ispirazione e poi trovarsi proprio sotto il naso questo frutto stranissimo! Rosso, lucido, con tutti quei cosetti appiccicati che non se ne parla di poterli toglierle! Immagino lo abbia toccato con una certa circospezione, ma solo dopo averlo accuratamente osservato e rimirato da ogni lato. Chissà come si sarà convinto ad assaggiarlo…!? E chissà che sorpresa nello scoprire il suo gusto così dolce, aromatico, la sua polpa morbida ma soda che ci si affondano i denti per bene ed esce tutto il succo! Cosa avrà fatto poi? Sarà corso ad avvisare gli altri? O sarà stato geloso della sua scoperta? Magari ne avrà rubata qualcuna per farla provare alla ragazza di cui era innamorato… (ma perché devo sempre andare a cascare in queste cose sdolcinate? Non va mica bene…).

Ma le fragole esistono da sempre? C’è un modo per saperlo? E a chi sarà venuto in mente che con il gelato erano ancora meglio? E con la panna poi…!

 

postato da: nautike alle ore 14/06/2007 23:56 | Permalink | commenti (10)
categoria:giallo
martedì, 12 giugno 2007

Domenica pomeriggio. Spiaggia, “ora delle docce”.

Leggo.

Testa, occhi, mente: sono tutta tra le pagine del mio libro.

Intorno sento la gente andar via piano piano,

i loro passi producono un suono sordo,

leggerissimo,

sulla sabbia ormai appena tiepida.

Chiudo il libro e controllo la pagina,

96

(ho smarrito il segnalibro).

Mi tiro su seduta, alzo lo schienale del lettino

e mi rannicchio al di sotto del tettuccio con le gambe contro il petto.

Inizia a far freddo,

le brezza che sale dal mare

 non si fa scrupolo di schiaffeggiarmi le braccia.

(Avrò preso abbastanza sole?)

Distendo le gambe,

dritte e parallele,

controllo:

le ginocchia più del resto, ma c’è un leggero rossore diffuso,

scanso appena un pizzo del costume all’altezza della vita:

anche la pancia è arrossata,

ma dal mio color miele dell’estate siamo lontanissimi!

 

Richiamo le gambe a raccolta, mi accomodo per bene,

e inizio a fissare il mare.

D’istinto allungo la mano verso la borsa

(Lettorino? No…)

ma poi la ritraggo indietro,

voglio godermi lo scrosciare delle onde.

Il sole è alto, altissimo, eppure sono le sei passate.

Mi concentro sull’acqua,

sulla riva inzuppata e lucida sotto il riflesso del sole.

 

Penso a Palomar, al racconto della spada di fuoco,

penso che se fosse appena più caldo mi tufferei nell’acqua,

come lui,

per rincorrere quel luccicare divino ed esserne avvolta.

 

Sul bagnasciuga coppie di ragazzi e ragazze

si avviano verso casa tenendosi per mano.

Le loro sagome sono figurine nere

ritagliate nell’azzurro del cielo e del mare,

li vedo come già proiettati nella foto

che mi sarebbe piaciuto scattare loro.

 

Il libro aspetta chiuso al mio fianco,

con la sua pagina 97 ancora da scoprire,

insolitamente non mi costa

resistere alla tentazione di riprendere a leggere,

ho tanto altro da osservare.

 

Fisso l’orizzonte con insistenza,

imparo a memoria,

devo riuscire a trattenere questa immagine,

devo ricordarla,

ricordarla bene ancora per molte settimane,

non ci sarà da andare al mare d’ora in avanti.

 

Mi alzo,

infilo la canottiera senza pensare

e la gonna con estrema accortezza

per via della stoffa rigida del jeans sulla pelle bruciata,

inarco la schiena, trattengo la pancia e allaccio il bottone,

senza guardare a terra cerco con il piede le mie ciabattine.

Pronta, pronta ad andare.

 

Mi avvio anche io verso casa,

accodandomi agli altri che vengon su a singhiozzo.

Qualche passo e mi volto indietro,

qualche altro e mi giro di nuovo,

devo riuscire a trattenere questa immagine,

ricordarla bene…

 

 

 

Eppure sentire (un senso di te)
Elisa

 

A un passo dal  p o s s i b i l e

A un passo da
te
Paura di decidere
Paura di  m e

Di tutto
quello che non so
Di tutto quello che non ho

Eppure  s e n t i r e
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto -
c'è

Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è

un senso di te

C'è un senso do te…
…un senso di te…

 

postato da: nautike alle ore 12/06/2007 18:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:rosso
venerdì, 08 giugno 2007

Incontro

I libri non sono scatole chiuse e perfette,
invalicabili,
da ammirare e rimirare
sbirciando tra i loro fogli con circospezione.
I libri sono strade e sentieri da percorrere.
I libri sono
piazze
in cui corrersi in contro allargando le braccia.
I libri sono teatri.

I libri aspettano noi,
attori dilettanti, comici buffoni, drammaturghi…
Ci aspettano.
Aspettano che prendiamo il coraggio
di cavalcare le loro scene e vivere le loro storie.
Loro e al contempo anche
nostre.
I libri non sono generosi,
non con chi non dimostra
di avere l’ardire di ficcare il naso tra le loro righe!

 

A me i libri piace viverli.
Ci cammino dentro,
divido la vita con i loro personaggi,
esulto e mi rammarico
delle loro vittorie e delle loro sconfitte.
A me i libri hanno sempre dato tanto
e non mi sono mai trattenuta
dal frugare a fondo tra le loro parole,
nessun merito si intende, solo istinto.
C’è una sintonia particolare che si crea
tra libro e lettore,
un rapporto a due,
strettissimo e inviolabile.
Ogni tanto succede qualcosa di meraviglioso,
inaspettato e imprevedibile:
il cerchio si allarga per accogliere
un nuovo ospite.
Trovare qualcuno con cui dividere un libro
è un’esperienza bellissima,
preziosa quanto rara!

Un’esperienza di cui non si potrà che conservare

il ricordo.

       “…perché so che a pagina quarantanove
           troverò lo stesso temporale
             che troverai anche tu e…”


Temporale:

 

Quest’aria bassa di nuvole ferme.
L’azzurro del cielo sporco di un bianco traslucido.
Il garzone in fondo all’ufficio,

smette per un attimo di avvolgere lo spago

attorno ad un pacco eterno…
”Com’è […].” Commenta statisticamente.

Un silenzio freddo.

I rumori della strada

come se fossero tagliati col coltello.

Si è avvertita a lungo,

come un malessere di tutto,

una cosmica sospensione del respiro.

Si era fermato l’intero universo.

Attimi, attimi, attimi.

Le tenebre si sono carbonizzate di silenzio.

All’improvviso acciaio vivo […].

Com’era umano il tintinnio metallico del tram!

Quale paesaggio allegro

la semplice pioggia nella strada resuscitata dall’abisso!

Oh Lisbona, Mio focolare!

Fernando Pessoa
"Il libro dell'inquietudine"

postato da: nautike alle ore 08/06/2007 00:16 | Permalink | commenti (7)
categoria:arancione
lunedì, 04 giugno 2007

Se lo dico, lo faccio!

 

Eh sì mio caro!
Ho detto che ti avrei svergognato,
che avrei messo alla berlina la tua sbadataggine,
ed eccomi qui!
Ah si si!
Bhè con quello che hai combinato,
è il minimo che puoi sperare!

 

Allora per chi avesse la curiosità di capirci qualcosa,
vengo a spiegare.
Si dà il caso che Stefano
abbia enormi problemi di gestione dei suoi occhiali!
Li dimentica ovunque!
Celeberrima è la volta che furono rinvenuti
in frigorifero nella scatola dei formaggi!
Ad ogni modo non credete finisca qui,
li ha seminati davvero dappertutto!
Un paio li perse
a Torino
e non furono più ritrovati,
un’altra volta li dimenticò in una trattoria
a Trastevere
e dovette ritornare sin lì a prenderli.
Oggi, ehee… oggi!

 

Allora,
rientro dall’università
e lo trovo in tenuta
“giro in bicicletta”,
mi saluta dicendo che sarebbe tornato dopo poco,
ma non si vede fino quasi alle sette
quando (va detto!) si ripresenta a casa
portando il gelato anche per me
(il ragazzo ha i suoi lati buoni!).
Mangiamo il gelato
chiacchierando dei risultati del giro d’Italia
e apprendo che il mio corridore prediletto
(quello ingegnere che andava a fare gli esami in bicicletta)
non ha vinto,
poi si torna in camera,
di nuovo ai pc
e di nuovo a lavorare alla malefica tavola del degrado.
A questo punto inizia il bello!
Arriva da me con aria afflitta
dicendo che ha smarrito gli occhiali
e che probabilmente li ha lasciati
su un qualche muretto
di non si sa bene quale strada
in non si è capito quale punto…
Fatto sta che prendiamo la macchina
e ci mettiamo sulle loro tracce!
In su e in giù poi in su di nuovo,
poi a rovistare tra le piante,
e ancora su fino allo zodiaco
scrutando centimetro per centimetro ogni muretto.
Per poco non siamo finiti anche a Villa Giulia,
perché a quanto sembrava
sarebbero potuti essere anche su una panchina
lì da quelle parti…
Per farla breve,
dopo un po’ ci rassegniamo a tornare a casa,
convinti che questa volta
siano davvero persi definitivamente!
Volete sapere com’è finita?
Gli occhiali erano a casa,
sul tavolo!
Ma io dico…dove hai la testa?
Eh… sarà l’età!

postato da: nautike alle ore 04/06/2007 23:14 | Permalink | commenti (21)
categoria:giallo