mercoledì, 30 maggio 2007

Buon compleanno

Ecco. Quando sono nata,
alle 17 e 30 di un giorno come oggi,

ma di ventidue anni fa,

il cielo sopra la mia testa,

e sopra quella di mia mamma,

era così.

 

E’ una buona cosa?

 

Lo guardo,

ora perché all’epoca di certo non ci pensavo,

leggo i nomi dei pianeti e delle costellazioni,

sorrido perché non credevo che i gemelli

fossero davvero due omini…

 

E’ un buon cielo per nascere?

 

E cosa vogliono dire tutte quelle cose?

Quelle stelline lì, così disposte?

Non che la mia ambizione sarebbe di leggerci il futuro,

ho rinunciato all’idea che lo si possa prevedere,

ma curiosare tra i loro presagi

dare giusto un’occhiatina,

questo si,

mi piacerebbe proprio!

La curiosità, la curiosità… che vizio stupendo!

 

Mia mamma in un quadernetto,

che conserviamo ancora,

ha annotato dei miei primi mesi e anni di vita

le tappe più importanti,

peso e crescita,

la prima volta che ho parlato,

quando ho iniziato a camminare da sola

e cose di questo tipo.

 

Nessuno però se si è preoccupato

di segnare nulla sulla prima volta che ho guardato il cielo.

Bhè ecco qui allora,

rimediamo adesso,

se appena venuta al mondo

avessi guardato verso il cielo

lo avrei visto così!

 

 

C'era una volta un giorno normale
che adesso è
un giorno speciale
c'era
una stella sospesa nel cielo
leggera come un pensiero
e quella stella da allora
brilla soltanto per te...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è.


Lì nella cesta,
i gatti di stoffa
tutti invitati alla festa
e tra i regali, di tutti i colori
chissà chi ha mandato quei fiori
e tu soltanto lo sai, ma è un segreto
e non lo dirai...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è...e tu regina
più bella che mai
per me sarai sempre bambina
anche se hai, se hai un
anno di più...

Buon compleanno bambina...
Oh Happy Birthday to you!


postato da: nautike alle ore 30/05/2007 15:44 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosa
domenica, 27 maggio 2007

     “Niente ha più realtà del sogno”

Un bel giorno,
ma tutti i giorni sono belli,
mentre mia madre stava mettendo il pane nel forno
mi feci accosto a lei che teneva la paletta
e afferrandola per i gomito infarinato le dissi:
“Mamma?
vorrei fare
il pittore.”
E’ finita
non posso più fare il commesso né il contabile.
”Lo vedi tu stessa mamma
sono forse un uomo come gli altri?
Di che cosa sono capace?
Vorrei fare il pittore,
aiutami mamma,
vieni con me,
andiamo andiamo!”
C’è un posto in città
se mi accettano e se concludo i corsi
sarò un artista,
ne sarei così felice…!
“Cosa? Un pittore?
Sei pazzo tu!
Lasciami mettere il pane del forno,
non mi seccare che ho il pane da fare.”

Alla fine è deciso.
Andremo dal signor Pen 
e se egli riconoscerà che ho talento,
allora ci si penserà,
ma in caso contrario…
“sarò pittore lo stesso”
pensavo tra di me
“ma per conto mio”.

Molti hanno fatto dell’umorismo sui i miei dipinti,
soprattutto sui  miei quadri con le teste all’ingiù…
Non ho fatto niente per evitare quelle critiche,
al contrario sorridevo,
tristemente certo,
della meschinità dei miei giudici.
Ma
avevo, malgrado tutto, dato un senso alla mia vita.
Attorno a me d’altronde,
dagli impressionisti ai cubisti,
tutti i pittori mi sembravano
“troppo realisti”
se così posso esprimermi.
Diversamente da loro,
ciò che mi ha sempre tentato
è l’aspetto invisibile,

quello cosiddetto illogico,
della forma e dello spirito
senza il quale per me

la verità esteriore non è completa.
Se sei pittore
puoi avere la testa al posto dei piedi
ma resterai sempre un pittore.

(dalla biografia di Chagall "La mia vita")

postato da: nautike alle ore 27/05/2007 12:40 | Permalink | commenti (9)
categoria:rosa
mercoledì, 23 maggio 2007

“Path!”

è il suono delle foglie della magnolia

che si staccano dall’albero

e cadono sulla ghiaia del giardino.

La Magnolia vive un autunno tutto suo

proprio in questi giorni,

quando la primavera

sta per esplodere nella piena estate.

Alcune foglie ingialliscono bruscamente,

cambiano colore nel giro di un giorno appena,

poi per un soffio di vento

si staccano dal ramo

e cadono a terra con un sonoro “Path!”,

altre invece spuntano lucide e tenere,

nuove,

in controluce sono chiare,

tanto chiare che sembra quasi di scorgevi

la linfa che ci scorre all’interno.

Hanno i contorni ondulati

e urtandosi nell’aria non fanno rumore,

con i giorni si faranno più scure e rigide,

il vento le trasformerà in strumenti a percussione.

Nascita-morte-rinascita

e poi di nuovo

e di nuovo.

Osservo e ammiro il ciclo delle stagioni così riassunto,

le infinite,

meravigliose e terribili,

possibilità dell’esistere.

Guardo nuova vita sopperire a vecchia vita,

sogno per ogni foglia caduta

una tenera e nuova che prenda il suo posto

senza che l’albero riesca a sentirne il vuoto.

Vorrei potessimo essere così:

delle magnolie.

Vorrei potessimo vivere i nostri autunni

in piena primavera.

 

Una Poesia Anche Per Te

Elisa

Forse non sai quel che darei
Perché tu sia felice
Piangi
lacrime di aria
Lacrime invisibili
Che solamente gli angeli
san portar via

Ma
cambierà stagione
ci saranno nuove rose

E ci sarà
dentro te e al di là
dell’orizzonte
una piccola
poesia

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Vorrei rinascere per te
e ricominciare insieme come se
non sentissi più dolore
ma tu hai tessuto sogni di cristallo

troppo coraggiosi e fragili
per morire adesso
solo per un rimpianto

Ci sarà
dentro e te e al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te

Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto

quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole

come sa fare con la neve

Ci sarà
forse esiste già al di là
dell’orizzonte
una poesia anche per te
anche per
te

postato da: nautike alle ore 23/05/2007 21:39 | Permalink | commenti (13)
categoria:arancione
venerdì, 18 maggio 2007

Ci ferma  correndo all’uscita di un negozio: “Ragazze? Posso lasciarvi un palloncino?” Noi, sulla scorta dell’entusiasmo per il nostro pomeriggio resosi inaspettatamente libero prima del previsto, per tutta una serie di cose che non vi sto a dire, abbiamo acconsentito e così ci siamo ritrovate a camminare con al polso il nastrino di un palloncino azzurrissimo ad elio.
Non voleva saperne di star fermo. Svolazzava irrequieto sopra le nostre teste, rifiutandosi di stare al nostro passo. E’ venuto con noi per Via del Corso e poi ancora per Via Tomacelli, a metà di quest’ultima, con il sole che mi riempiva gli occhi e appena superata la vetrina con quella borsa rossa che mi fa impazzire, ho detto a Lucia che una volta su Ponte Cavour l’avrei liberato. Lei mi ha chiesto se ne fossi sicura e se invece non volessi tenerlo ancora per un po’. “No” ho detto io “lo libero sul ponte” e così ho fatto.

Una volta lì ho guardato il fiume, poi gli alberi di cui qualche tempo fa avevo fotografato le foglie che vibravano contro il cielo azzurro, ho guardato ancora il fiume e i gabbiani che ci volavano sopra e intanto pensavo a quanto fosse facile aprire il pugno e lasciar volare un palloncino verso il cielo e quanto difficile sia invece sciogliere la mano da quella di qualcuno cui si è voluto bene e accettare di uscire dalla sua vita. Entrambi sembrano desiderarlo molto: il palloncino che si agita e scalpita nel vuoto e le persone che dobbiamo rassegnarci a lasciare andare, perché il tempo di vita comune previsto dal destino è terminato, eppure… eppure è semplicissimo nel primo caso e quasi impossibile nel secondo.

A volte lasciare andare qualcuno per la sua strada, ovunque questa possa condurlo, è un atto d’amore più grande che non quello di costringerlo a sé e per i palloncini è lo stesso, vogliono andare…! Bisogna lasciarli andare! E così senza dir niente ho aperto il pugno e lui è volato via. Non ha fatto male, è stato così semplice…! Avrei potuto liberare altri mille palloncini in quel momento! Ho dato un colpetto a Lucia come per dire “lasciato” e lei ha detto “uh” e si è messa con me a vederlo prendere quota verso l’alto, più in alto e ancora di più. Per un attimo ho temuto si impigliasse tra gli alberi dell’argine, ma poi no, ha ripreso a salire finché il suo azzurro si è confuso con quello del cielo e non sono più riuscita a distinguerlo. Mentre il mio ancora saliva, anche Lucia ha lasciato volare il suo, ma non so dirvi perché lo abbia fatto. Quando entrambi non erano più visibili abbiamo ripreso a camminare, dirette verso casa.

postato da: nautike alle ore 18/05/2007 20:31 | Permalink | commenti (7)
categoria:rosa, blu , oro
lunedì, 14 maggio 2007

Tu in me vivrai  

Fa' pure del tuo peggio per sfuggirmi
tu in me vivrai  per tutta la mia vita
e vita non durerà più a lungo del tuo amore,
perché sol da questo affetto essa dipende.
Quindi temer non devo il peggior dei torti
quando nel più piccolo la mia vita ha fine;
mi par di meritare miglior sorte
di quella che è balia dei tuoi capricci.
Non puoi torturarmi con la tua incostanza
perchè nel tuo disdegno muore la mia vita:
o che beato titolo solo io posseggo,
felice del tuo amore, felice di morire!
Ma esiste felicità che nuvole non tema?
Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo.

William Shakespeare

L’amore mio
Vecchioni

E si svegliò
di un soffio impercettibile
che appena appena
se ne accorse il cuore;
e
vide il mondo,
fino allora incomprensibile,
avere finalmente un senso
nelle tue parole...

e s'inventò la forza
di venirti a prendere
e reggerti ubriaco
sulle scale:
la tenerezza
di vederti piangere,
stringendoti
per farti addormentare:
che
pensarlo al di fuori di noi
non è possibile:
per come
l'hai voluto tu
e lo difendo io
l'amore mio.

Sono stata
in ansia
per i tuoi ritorni,
viva nell'illuminarsi
dei tuoi giorni,

mi ha colpita la
felicità
come un addio;
amore mio,
io dormivo sotto la tua mano
e il tempo
mi ha portato via qualcosa
qui da dentro,
come un piccolo ricordo
di quand'era mio
l'amore mio...

Sei così sempre
tu
da togliermi il respiro,
e solo i sogni tuoi
son quelli buoni:
gli altri, i piccoli, i miei,
quelli che vivo,
sono
biglietti persi
nei tuoi pantaloni:
chiudo gli occhi al riparo da te,
rincorro il tempo e scrivo;
e nonostante te
lo sento vivo
l'amore mio
.

Ma non posso naufragare
nelle tue maree,
come una parola
dentro le tue idee,
questa notte è lunga, aiutami,
ci sono anch'io...

amore mio,
non so vivere, non voglio,
senza ricordare;
non so correre e nemmeno
forse camminare,
ma ho bisogno di
trovarlo adesso
un posto mio,
il posto mio...

farà male,
dovrai scegliere,
dovrai sparire,
insultarmi o consolarmi
prima di capire
che
non sei soltanto tu,
ma sono anch'io
l'amore mio

amore mio…?

 

postato da: nautike alle ore 14/05/2007 22:42 | Permalink | commenti (7)
categoria:blu
sabato, 12 maggio 2007

SOLO?

In realtà è da giovedì che volevo raccontarvelo,
ma questa settimana è stata
davvero pienissima di impegni e di studio
e prima di oggi non c’è stato
neppure un buchino piccolissimo di tempo.
Comunque visto che ormai ho superato
il “supplizio di Lucifero”
(
un’assistente davvero davvero… “molto dolce”!
Si nota il tono ironico?)
 ho bella e libera la giornata di oggi
per dedicarmi ad “attività ricreative”
(Oh dio no! Cosa ho detto??
Tutte le volte che ho questa intenzione
poi succedono catastrofi!
Vi dico solo che da quella che doveva essere
 la settimana ricreativa post-esami a febbraio
non mi sono ancora del tutto ripresa!).

Stamattina
piscina
e ora pomeriggio di nullafacenza casalinga
prima di
uscita serale
che da programma prevede
giro in centro, mostra e gelato.

Comunque
invece di divagare come al mio solito,
avevo iniziato a scrivere dicendo
che c’è
qualcosa che vorrei raccontarvi
(e che ho promesso a
Marta avrei scritto qui oggi)
quindi… comincio!

 

Allora, quando e dove?
E’ presto detto:
giovedì mattina in autobus direzione università.
Avevo con me tante di quelle borse
piene di libri, strumenti e blocchi,
oltre alla borsa del portatile che pesa da morire,
che per appoggiare qualcosa
mi ero accostata ai sedili di due signore
che chiacchieravano.
Avevo la musica nel lettorino mp3
(da cui ormai confesso sono dipendente,
la musica aiuta a far si che il cuore seguiti a battere)

quindi non sentivo cosa si stessero dicendo.
Facevo l’equilibrista con tutti i miei pacchi,
rispondevo ad un sms
e canticchiavo in mente (giuro!)
le canzoni che ascoltavo,
quando arrivata alla traccia con
“Vorrei” di Guccini
 scelgo di mandare avanti alla successiva
(è vero che la musica aiuta
a far si che il cuore seguiti a battere,
ma certe canzoni ci sono dei giorni
che proprio non si possono ascoltare!)
 e insomma,
mentre scorrevo le tracce, mi ha incuriosito
il dialogo delle due donne accanto a me
e così mi sono messa ad ascoltare…

 

La vecchina stava dicendo alla signora:
 “eh si perché sa i miei figli…
son bravi eh, però…
poi io li aiuto tanto…
e certe volte tengo i bambini
quando serve…
e poi faccio questo
e poi quest’altro…”
insomma raccontava  
più o meno la sua vita di tutti i giorni,
ad un certo punto dice:
“che poi io… che le devo dire?
Mi accontento tanto!”
E l’altra, con grande slancio:
“Brava signora! Fa benissimo!
Continui così che campa cent’anni!”

La vecchietta sgrana gli occhi
e fa una faccia preoccupatissima mentre dice:
“Cento? Bhè… magari un po’ di più…”

L’altra se la guardava esterrefatta,
io me la ridevo tra me e me e pensavo:
“Hai capito che vecchietta!?! Però!”
Allora la vecchina,
vedendo lo sguardo della sua interlocutrice,
rimasta senza parole
si appresta ad aggiungere:
“Sa io cento li faccio a giorni…!”

 

Incredibile!
Cent’anni e se ne stava lì,
arzilla e frizzante più di me!
Che dire? Complimenti!

 

Per Marta
con i migliori auguri per il suo compleanno
appena festeggiato,
forza Follettina, soffiaaaaa!

postato da: nautike alle ore 12/05/2007 16:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:giallo
domenica, 06 maggio 2007

" Chi può dire di che carne sono fatto?
Ho girato abbastanza il mondo
da sapere che tutte le carni sono buone
e si equivalgono,
ma è per questo
che uno si stanca e cerca di mettere radici,
di farsi terra e paese,

perché la sua carne valga e duri qualcosa di più

che un comune giro di stagione"

 

La luna e i falò
Cesare Pavese

 

C’è sempre un punto,

un punto nello spazio e nel tempo,

da cui si parte, da cui si inizia “il viaggio”.

La nostra stessa nascita,

l’atto con cui tra grida, pianto, risate e sospiri

veniamo al mondo,

non è forse anch’essa l’inizio di un viaggio?

La nostra vita,

comunque si scelga di viverla

non è forse fatta di un continuo viaggiare?

E non è forse questa la nostra fortuna più grande,

oltre che la nostra condanna più insostenibile?

 

Così come la nostra prima partenza

ci veste di carne e ossa e sangue e pelle,

anche tutte le altre,

quelle che scegliamo di intraprendere

per chissà quali porti vicini e lontani,

contribuiscono a formare

 ogni minima parte
della sostanza stessa del nostro essere.

Il vento,

di quel giorno sulla riva del mare,

rimane impigliato tra i nostri capelli;

la terra,

che infangava le scarpe

alla sera di quella lunga camminata,

non potrà mai essere del tutto ripulita;

dell’acqua con cui il mare ci ha schizzato

e la pioggia bagnato,

potremmo mai asciugarci?

e il sole?

Il sole che ci disegna addosso luci e ombre

scompare mai del tutto dalla nostra pelle?

Rimane,

indelebile e infinito.

Nelle nostre mani,

sulle macchie di inchiostro che ci sporcano le dita,

sui polpastrelli, che come ballerini

danzano sulle nostre tastiere,

rimane l’eco di tutte le storie che abbiamo scritto.

Le cicatrici, che il sole d’estate

riaccende sulle nostre ginocchia,

non conservano forse il ricordo
dei nostri giochi bambini?

Lo fanno

e di certo non con minore efficacia

dei nostri racconti,

delle mille parole che spendiamo

per condurre qualcuno nel nostro tempo più bello.

 

Tutta la vita che viviamo,

e persino quella che scegliamo di non vivere;

tutte le persone che abbiamo amato,

e persino quelle che scegliamo di dimenticare;

tutte le parole che abbiamo pronunciato,

e persino quelle che scegliamo di rinnegare;

si disegnano sulla nostra pelle

e più in fondo

plasmano la carne e il sangue che ci costituiscono.

 

Le tracce di un viaggio non si cancellano.

Possiamo nasconderle dal viso,

possiamo ricoprirlo di trucco,

e loro appariranno sulle mani;

possiamo infilare le mani sulle tasche,

ma saranno palesi nel nostro modo di camminare

e se iniziassimo a correre?

L’incedere del nostro respiro parlerebbe di loro!

 

Nessun paese può essere patria del viandante.

Molte terre lo ospitano,

una città gli ha dato i natali,

altre lo hanno aiutato a crescere,

qualcuna ha avuto a cuore

che non smarrisse il suo io bambino,

certe hanno lasciato che si innamorasse,

ma altre hanno dovuto spezzargli il cuore,

una sola l’ha curato

ha asciugato le lacrime, tutte quante,

ha fatto rimarginare le ferite

e alleggerito lo spirito.

 

Quella città,

quell’unica città,

è lì che rimarrà.

Lì metterà radici e affetti,

costruirà una casa di mattoni, di pietra,

piena di luce e di finestre,

con lunghe tende colorate

a cui il vento riempirà le pance,

costruirà una casa vera,

dopo tanto peregrinare,

nel paese immenso che adesso ha dentro di sé.

 

 

La ragazza e la miniera
Francesco De Gregori

Mamma chissà se valeva la pena,
fare tanta strada e arrivare qua.
La gente è la solita
non cambia scena,
la stessa che ho lasciato tanto tempo fa.
Hanno fame di soldi
e hanno fame d'amore
e corrono a cento all'ora.
I loro figli non somigliano a niente,
l'adolescenza subito li divora.
Se potessi tornare indietro,
indietro io ci tornerei.
Se potessi cominciare da capo,
quello che ho fatto non lo rifarei.
Ed ora c'è una ragazza di vent'anni che vive qua,
con lei dormo la notte e divido la notte,
e una notte forse lei mi sposerà.
Ora c'è una miniera che ci danno mille lire l'ora per andare giù,
e quando usciamo, inciampiamo nelle stelle
perché le stelle ormai, quasi non le vediamo più.
E meno male,
che c'è sempre qualcuno che canta
e la tristezza ce la fa passare,
se no la nostra vita
sarebbe una barchetta in mezzo al mare.
Dove tra la ragazza e la miniera
apparentemente non c'è confine,
dove la vita è un lavoro a cottimo
e il cuore, un cespuglio di spine.

 

postato da: nautike alle ore 06/05/2007 14:56 | Permalink | commenti (10)
categoria:bianco
mercoledì, 02 maggio 2007

Certo mi piacerebbe sapere come sei ora…!

Già… mi piacerebbe!
Come e dove
ovviamente, questo è scontato…
Ma poi chissà…
magari tu di me non ti ricordi neanche!

Te ne ricordi?
E pensare invece che io quasi scoppiavo a piangere
la prima volta che mi hai guardato dritto negli occhi.

Eri talmente bello…!
Mi sono innamorata subito di te,

è bastato un attimo!

Era  buffissimo il tuo amore folle per il gelato alla pesca!
Te ne ricordi?
Lo leccavi persino dalle mie dita!

Che ne hai fatto della vita che ti ho restituito?

Avrei voluto che avessi potuto spenderla con me…

avrei dovuto fare qualcosa, avrei dovuto fare di più…

Ti penso sai?

Più spesso di quanto tu possa credere.

Mi basta raccontare di te a qualcuno

e subito la malinconia della tua lontananza

si fa sentire.

Mi ricordo tutto. Ogni giorno.

Te ne ricordi?

La scatola di cartone, Paolo, il Notaio,

il latte, le biciclette dei bambini...

l’ultima corsa vorrei poterla dimenticare,

ma, lo sai come sono io,

io mi ricordo sempre tutto.

Penso, sorrido.
Chi leggerà tra queste righe
crederà che tu sia soltanto un mio amore perduto,

nessuno avrà l’ardire di pensare
che invece eri addirittura il mio gatto!

Dove vai
Mango

 

Dove vai…
Con la testa nel mio cuore
E il cuore in testa a me

Dove vai…
Grande amore più leggero
Io sono lì con te
Prima delle braccia tue lo sai
prima delle braccia tue lo sai
che gran vuoto abbracciai
il cielo era al suolo oramai
ora non c’è niente che non c’è
questo poco è sicuro
fuori è cielo e il cielo va
grandi mani per tenerti accanto
più di tanto non ho
non ti limiterò
crescerò, questa mia, vita tua

Dove vai… dove vai…
Vattene piano
lasciami un segno così
Sul petto sulla guancia tu che puoi
Considerarli regni tuoi
Dove vai… dove vai…
Stammi vicino prenditi quello che vuoi
La bocca spinge forte i baci suoi
E vince fortemente noi

Noi fra tanta gente anima mia
Stretto stretto questo amore sia
Indicibile sì
Noi  
u m a n a m e n t e  qui
Con quelle generose ingenuità
Che si perdono poi
Stretto stretto resti in noi
Dove vai… dove vai…
Vattene piano lasciami un segno così
Sul petto sulla guancia tu che puoi
Considerarli regni tuoi
Dove vai… dove vai…
Niente dolore
niente parole oramai
L’amore gioca con i tempi suoi
E vince fortemente noi

Ora vai
Con la testa nel tuo cuore
E il cuore in testa a me

 

postato da: nautike alle ore 02/05/2007 22:00 | Permalink | commenti (4)
categoria:blu , arancione