mercoledì, 25 aprile 2007

emfuw

Sei tu la parte migliore di me stessa,
il limpido specchio dei miei occhi,
 il profondo del cuore,
 il nutrimento, la fortuna,
l’oggetto di ogni mia speranza,
il solo cielo della mia terra,
 il paradiso cui aspiro.
Shakespeare

E’ venuto fuori da solo, come un singhiozzo un:
“E’ che è così difficile…”
 
poi ho fatto cadere le parole,
pensando che forse sarebbe stato meglio non dire niente,
ho sospeso a mezz’aria quel “difficile”
sperando che non facesse sorgere
nessuno sguardo interrogativo,
sperando passasse inosservato,
ma così non è andata,
né sarebbe mai potuta andare,
così ho completato la frase,
ho cercato di spiegarmi meglio:
“L’amore intendo. E’ così difficile.
Non basta dire: ecco, questa è la persona giusta!
Perché davvero si possa costruire qualcosa,
 è… è molto difficile… è così…”
”Ma noo!”

mi ha interrotto
“è così semplice invece!
Ci sono dei momenti in cui…
è lì!
Basta niente,
un gesto, cogliere uno sguardo, azzardare una parola…
è semplice,
è la cosa più naturale che possa sorgere da te”
parlava come prendendo ispirazione da un tempo lontano,
come se avesse davanti agli occhi la scena,
quella scena,
quell’attimo che aveva cambiato tutto!
Ascoltavo,
assorbendo ogni parola,
ogni minima sensazione,
cercando di cogliere ogni sfumatura della voce,
dando un senso ad ogni pausa,
ad ogni minima interruzione,
non sapevo se era d’amore che stavamo parlando
 o del miracolo della vita,
forse sono la stessa cosa:
“Nascerà e crescerà
come una scintilla che diventa un grande fuoco,
come una piccola nuova vita che prenderà posto
 dentro di te
e premerà in ogni modo per venire alla luce
ogni volta che chi l’avrà instillata in te ti sarà accanto.
Ti renderà migliore,
 ti farà sembrare di essere quello che hai sempre voluto,
ti darà tutta l’energia
che non potrai mai trovare in nessun altra cosa,
 ti farà stupire di te stessa
e di ciò che riuscirai a fare,
 sarà come…” 
Poi un rumore,
qualcosa che spezza il discorso,
l’intrusione di qualcuno forse
o chissà cos’altro
ed ecco che di nuovo scappa via,
inghiottita di fretta nell’ultimo sorso di caffè,
la soluzione del grande mistero.




Stai con me
Venditti

 

Stai stai stai con me, io non chiedo di più
che
trovare il modo giusto per dirtelo.
Come un cucciolo aspetta il padrone, io che parlo d'amore.
Io non so se capirai le mie abitudini o no
se il tuo amore è un altro modo di vivere.
Ogni donna ha una storia da dare,

lasciami lasciami entrare.
La solitudine è una strana compagna
lei ti sorride come una puttana
e poi ti lascia senza il fiato per poter
gridare:
Tu stai con me, tu stai con me.
Amami, toccami il cuore,
lo senti io sono qui
e non aver paura di lasciarti andare
ogni uomo ha una storia da dare,

lasciami lasciami entrare.
Ma il tempo passa fuori e dentro di me
ti guardo e tu non ci sei
e il tuo viso è solo un gioco dell'anima
niente di più, niente di più.
Dove sei andata, dimmi quando verrai
amore nuovo chi sei

io lo so che stai tentando di dirmelo
tu stai con me, tu stai con me
tu stai con me, tu stai con me
stai stai con me, stai stai con me.
E alla fine stai con me, io non chiedo di più
che trovare il modo giusto per dirtelo,
<a href="http://www.lyricsmania.com">Lyrics</a>
come un cucciolo aspetta il padrone
io ti parlo d'amore.
Io non so se capirai le mie abitudini o no
se
il mio amore è un altro modo di vivere...


postato da: nautike alle ore 25/04/2007 21:50 | Permalink | commenti (10)
categoria:rosa, bianco, blu
mercoledì, 18 aprile 2007

A me cosa piace?

Mi piacciono i colori
ma uno alla volta,

sfacciati e assoluti,

il rosso

poi il blu

il verde se riempito di giallo

Mi piacciono i colori che sporcano le mani

mi piace la pittura, i dipinti, i pittori

 

E quel sottile frusciare della matita

sulla superficie ruvida della carta?

Impazzisco per quel rumorino!

 

E lo scricchiolare della terra sotto le scarpe

mentre cammino verso il mare?

Ne dubiteresti?

 

Mi piace il vento

quando soffia piano
quasi fosse solo il respiro di qualcuno lontano,

mi piace il profumo del sapone sulla pelle,

della crema,

del balsamo sui capelli lunghi,

più lunghi.

 

Mi piace studiare

e leggere,

leggere poi leggere ancora qualche pagina;

mi piace il cinema se ci andiamo insieme

e se un film è quello giusto

posso rivederlo mille volte.

 

Mi piace il pane e il gelato alla nocciola,

e la panna sopra il gelato?
Che domande!

Mi piace camminare

e ridere

mi piace chiacchierare

fino a dimenticare che ore sono.

 

Mi piace ricordare tutto

e imparare a memoria i versi che amo,

mi piacciono le mani degli scrittori

macchiate di inchiostro.

 

Mi piace il mio albero

e il cielo attraverso i suoi rami,

mi piacciono gli aerei che passano rigando il cielo

e mi piace immaginare la vita di chi viaggia al loro interno:
due innamorati alla loro prima vacanza,

un bimbettino che dorme
senza sapere di stare galleggiando a mezz’aria,

una coppia di vecchietti
che di vedere il mondo non ne hanno ancora abbastanza

 

e poi magari dentro penso che ci sia tu:

l’aereo ti porta in una città lontana,

non così tanto dai,

ma chissà dove invece sogni di stare…

 

Se mi piace cucinare?

Leggo libri di ricette
come contenessero incantesimi!

Mi piace nuotare

e svuotare la mente sgusciando nell’acqua,

sfuggendo a quel fastidioso ostacolo della gravità.

 

Mi piace stare ferma immobile

e correre con il pensiero da mille parti.

Mi piace guardare i gatti

i loro gesti minuti

i loro passi che non fanno rumore,

mi piace imitarli:

i gatti sanno cosa è bene per loro stessi

 

Mi piacciono le voci e le canzoni

il teatro, le luci, gli attori, gli acrobati,

mi piacciono le città in cui abitiamo

e quella che divido con te,

mi piace prendere un libro, sfogliarlo

e inciampare tra le sue pagine in un ricordo perduto.

 

Mi piace mettere l’anima nelle cose,

rincorrere sogni meravigliosi,

non impantanarmi nei capricci della quotidianità

e rovistare ovunque pur di trovare parole mie

per raccontarmi.

 

Mi piacciono il coraggio e la sincerità,

la trasparenza e la schiettezza,
la geometria complessa dei fili intrecciati.

Mi piace cercare una mia strada,

aprire un sentiero laddove nessuno credeva potesse esserci;

 

Mi piace ascoltare:

raccontatemi una storia

e la ricorderò per sempre!

 

Mi piace osservare la gente

mentre fa le cose di tutti i giorni,

mentre si muove distratta e sicura negli spazi che conosce.

 

Mi piace l’Architettura

gli edifici grandi e vecchi che ci guardano da secoli,

mi piace curarli e impararli bene.

Mi piacciono le costruzioni moderne

diverse, improbabili, vestite di vetro.

 

Mi piace il tepore delle coperte,

sognare di notte

e rimanere per tutto il giorno
impiastricciata di quei sogni

 

Mi piacciono le parole

quando le si lascia correre;

mi piacciono i libri pieni di vita

e la mia vita quando è piena di libri!

 

Ma a te tutto questo piace?

 

postato da: nautike alle ore 18/04/2007 20:35 | Permalink | commenti (10)
categoria:bianco
sabato, 14 aprile 2007

“PER I MIEI NONNI,
che mi hanno insegnato il contrario di scomparire”
poi alcune righe più in basso
distanziate da quattro piccole foto in bianco e nero,
altre poche parole:
”e PER JONATHAN, la mia vita”.

Questa dedica è valsa l’acquisto del libro!
Ovviamente ho dato un’occhiatina alla trama sulla quarta di copertina
e ovviamente ho curiosato le prime e le ultime righe del testo
(abitudine cui non posso rinunciare!),
ma già dalla dedica lo avevo “scelto”.
Ho iniziato a leggerlo il 6 di Febbraio,
come recita la data che annoto sulla prima pagina,
le giornate a seguire sono state durissime,
non so cosa avrei fatto senza questo libro!
L’ho letto per bene,
piano,
senza ingurgitarlo e tracannarlo avidamente.
E’ durato due settimane,
venti giorni forse, magari qualcosa in più.
Verso la fine rallentavo e rallentavo nel terrore che finisse.
Non so dove sarei ora senza questo libro,
posso dire davvero che mi abbia “curato”.
Ha una storia complessa, intricatissima,
è un libro zeppo di personaggi, di sentimenti, di sensazioni,
attraversa tantissimi anni, si sposta in continenti diversi.
Fino all’ultimo si ha la sensazione
di non stare capendo bene cosa succede,
di non riuscire ad afferrare pienamente il senso di tutto.
E’ complicato, doloroso, salvifico, semplicissimo!
Ma cosa di tutto questo non è già raccolto nel titolo?


“La storia dell’amore”
Nicole Krauss

Ve ne faccio assaggiare un pezzetto, volete?
Piano però ok? Non è un libro qualunque.

 

“Avevo dieci anni e stavo tornando a casa da scuola.
Alcuni miei compagni di classe mi passarono vicino di corsa,
urlando e ridendo.
Volevo essere come loro. Comunque. Non sapevo come fare.
Mi ero sempre sentito diverso dagli altri,
e la differenza faceva male.
E poi girai l’angolo e lo vidi.
Un grande elefante, in mezzo alla piazza, tutto solo.
Sapevo che era semplicemente frutto della mia immaginazione.
Comunque. Volevo crederci.
Così ci provai.
E scoprii che ci riuscivo.

[…]
Dal giorno in cui vidi l’elefante
permisi a me stesso di vedere e credere sempre più cose.
Era un gioco che facevo tra me e me.
Quando parlavo ad Alma delle cose che vedevo,
lei rideva e mi diceva che adorava la mia fantasia.
Per lei trasformai ciottoli in diamanti,
scarpe in specchi,
vetro in acqua,
le diedi ali ed estrassi uccelli dalle sue orecchie,
e nelle tasche le feci trovare le piume,
chiesi a una pera di diventare un ananas,
a un ananas di diventare una lampadina,
a una lampadina di diventare la luna,
e alla luna di diventare una moneta
che lanciai in aria scommettendo sul suo amore:
testa su entrambi i lati: sapevo di non poter perdere.
E adesso, alla fine della mia vita,
quasi non riesco a dire quale sia la differenza
tra ciò che è reale e ciò che credo sia reale.
Per esempio,
questa lettera che ho in mano:
la sento tra le dita.
La carta è liscia, tranne là dove è stata piegata.
Posso aprire il foglio, e poi piegarlo di nuovo.
Questa lettera esiste,
come è vero che sono seduto qui.
Comunque.
Nel mio cuore so che la mia mano è vuota.”

 

 

 

Guardastelle
Bungaro

Da qui mi piace calcolare le distanze
Da qui
proiettarmi nello spazio siderale
Da qui... da qui da milioni ad occhio e croce di persone
Da qui ho conosciuto
la costellazione
Da qui senza mai guardare dentro un cannocchiale...
Perché
la mia vista vede è una lente naturale
Ho fantasia e posso anche volare...
La fantasia lo sai ti fa volare...
Guardastelle... guarda in questo mare di stelle

 mi perderò in te
Guardastelle... guarda è un cielo di fiammelle...

 il buio più non c'è
Da qui
mi stacco da terra ad immaginare...
Da qui chissà se c'è un mistero grande da scoprire
Da qui una libera preghiera e una
pace da inventare
Ho fantasia e posso anche volare...
La fantasia lo sai ti fa volare...
Guardastelle... guarda in questo mare di stelle...

mi perderò in te
Guardastelle... guarda è un cielo di fiammelle...

 bruciano per te
Sotto il cielo la terra...

ogni uomo una stella...
Una speranza caduta tra la scienza e la guerra
Guardastelle... guarda in questo mare di stelle...

mi perderò in te
Guardastelle...

guarda è un cielo di fiammelle... è un cielo di fiammelle.

 

postato da: nautike alle ore 14/04/2007 14:26 | Permalink | commenti (10)
categoria:bianco
giovedì, 12 aprile 2007

 

 

Mia cugina mi riporta a casa e tutto finisce così.
Non finisce niente.
Dentro di me non c’è niente che finisca, tutto prosegue, seguita a cresce, il passato fa da base al futuro che ci si aggrappa sopra con le unghie e con i denti; nella mia mente scorrono tanti piccoli ricordi, li metto da parte, uno ad uno,
perché non vadano perduti.
Se la vita, con le sue gioie e i suoi dolori immensi, con le sue felicità di cristallo e la sua disperazione di pietra, è un mistero insolubile, cosa si può dire della morte?
Le parole degli altri non mi bastano,
quelle di un prete tanto meno!
Ne voglio di mie, ne cerco di mie, senza sapere se riuscirò a trovarle.

 

Se l’aveste vista…! Era così piccola…!
Una cosa che non può non commuovermi è quello sguardo impacciato e dolce che assumono le persone anziane se sorprese soprapensiero, mentre con la mente se ne vanno a far vista a qualche ricordo lontano o qualche fantasia infantile riapparsa tra i loro desideri in modo del tutto inaspettato. Mi sorprende il costatare quanto sia veritiero quel luogo comune che vuole che gli anziani in vecchiaia tornino un po’ bambini. Il modo dondolante di camminare, lo stupore per tutte le diavolerie della nostra epoca moderna, la mente distratta e incredibilmente portata a
volare via…

Lei era una donnettina da niente, piccola… aveste visto come era piccina! Però aveva quegli occhi belli, pieni di luce, quella saggezza che cresce dentro con gli anni, che si costruisce giorno dopo giorno in tanti anni di vita vissuta, una pelle liscia liscia, molle e tenera che a posarle un bacino pare di affondare. Le sorridevo quando passavo a trovarla, parlavamo di quel che capitava e lei si dava di gomito con mia mamma e le sussurrava piano quanto fossi bella con il fare di chi si compiace di aver scoperto un segreto e avere il compito di custodirlo.

Dopo il funerale di mia nonna mi rammaricavo di quanto la cerimonia fosse stata impersonale, come se il sacerdote avesse recitato a memoria un copione già sperimentato. Non che ne avesse colpa, come avrebbe potuto parlare di lei a noi? Noi che siamo i suoi figli e i suoi nipoti? Noi che abbiamo nelle orecchie la sua voce, e sulle mani il profumo della sua pelle?
Oggi ho avuto la stessa sensazione, l’idea che quel saluto, così ufficiale e formale, non basti a congedare per sempre qualcuno, e così scrivo e scrivo e cerco nella mia mente le parole giuste per mandarle ancora un bacio. Ma non so dirvi di cosa si stata riempita la sua vita, né che volto avesse l’uomo che ha amato, non so che posti amava, né se le piacesse il mare… La dolcezza e la discrezione erano le sue caratteristiche più di risalto, ma sotto sotto… che polso aveva! Non la si poteva convincere a non fare di testa sua, sorprendente come tanta determinazione potesse essere contenuta in una donnina così piccola!

Buon viaggio

 

postato da: nautike alle ore 12/04/2007 14:24 | Permalink | commenti (8)
categoria:bianco, arancione
martedì, 10 aprile 2007

I frequentatori

 

Se con teorie e chiacchiere sui “saldisti” qualche settimana fa vi ho strappato anche un sorriso, parlando dei “frequentatori” temo che non venga fuori davvero niente di divertente.

Allora. Chi sono i frequentatori? I frequentatori sono quelli “che frequentano” e “si frequentano”.
Io non frequento niente e non mi frequento con nessuno. Perché? Perché se c’è un sentimento che non mi appartiene, che proprio non riesco neppure a simulare, che mi fa persino uscire le bolle sulle braccia, quel sentimento è l’indifferenza. Eccoci allora, abbiamo individuato la prima caratteristica essenziale del frequentatore: il frequentatore è indifferente. Non potrebbe “frequentare” posti e persone con tanta scioltezza se non fosse profondamente indifferente. Il frequentatore è indifferente non meno di quanto un saldista sia scaltro.
Ma “frequentare” cosa significa? E’ questo che bisogna capire per bene, è un concetto sottile e infido quindi difficile da spiegare, il frequentatore è uno stratega. Il frequentatore non ha una pizzeria preferita e non gli è capitato di andare in un posto carino, lui frequenta alcuni locali in centro, il frequentatore non ha perso la testa per una ragazza e non è neppure cotto del suo amico di tutta una vita, non ci pensa proprio ad impazzire per qualcuno appena incontrato, che però ha qualcosa di speciale, no. Assolutamente. Il frequentatore “si frequenta con una persona interessante”. Come l’ha scelta? Si sono pescati a vicenda in una riffa a cui gli altri giocatori non sapevano neppure di partecipare, non se lo immaginavano che quello che accadeva loro intorno non era la vita vera, ma solo una grande esposizione. Non volevano mettersi in mostra, non avrebbero partecipato se avessero saputo che era solo una riffa, si sarebbero tirati da parte, non ci sarebbero stati, non sarebbero stati complici dei frequentatori. Ma “frequentare” cosa significa? La domanda ritorna, pari pari a qualche riga sopra. Perché?
Perché “frequentare” non significa nulla.
Ma allora perché lei sta con lui? E perché lui esce con lei? E perchè questo saboto andranno lì? Mentre la scorsa domenica sono stati in quel posto? Perché? Perché “frequentano” e “si frequentano”. Non c’è un significato speciale da rintracciare, né un grande e misterioso senso della vita da evincere da tutto questo, no. Dietro a tutto questo non c’è niente.


Devo essere cresciuta con delle idee strane. Qualcuno deve avermi deviato il pensiero quando ancora ero molto piccola perché io penso tutto in un altro modo. Come penso io? Lavori in corso.

Ma insomma! L’amore non è questo come potete non capirlo? Come fate a non vederlo? Ma non lo sentite? L’amore non è una scelta di comodo, l’amore non bussa a cui gli è di strada, l’amore non torna sui suoi passi, l’amore non viene indirizzato, deciso, l’amore sceglie, incendia, l’amore salva la vita e condanna a morte. L’amore fa brillare tutto e fa spegnere tutto, l’amore fa si che non si cancelli niente, fa sì che nulla diventi diverso.

I frequentatori non si amano, loro “si frequentano”.

                   Quella che non sei
                                                  L.Ligabue

Io ti ho vista già, eri in mezzo a tutte le parole che
non sei riuscita a dire mai.
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma
non si sapeva dove...
Ti ho vista fare giochi con lo
specchio
e aver fretta di esser grande
e poi voler tornare indietro quando non si può
.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te in cui fa freddo
è il posto in cui nessuno è entrato mai
quella che non sei.

Io ti ho vista già eri in mezzo a tutte le tue scuse
senza saper per cosa.
Eri in mezzo a chi ti dice "scegli": o troia o sposa.
Ti ho vista vergognarti di tua madre
fare a pezzi il tuo cognome
sempre senza disturbare che non si sa mai.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te che tieni spento
è il posto in cui nessuno arriva mai
quella che non sei.

Ti ho vista stare dietro a troppo rimmel
dietro un'altra acconciatura eri dietro
una paura
che non lasci mai.

Quella che non sei
quella che non sei non sei
ma io sono qua e se ti basterà
quella che non sei, non sarai
a me basterà.

C'è un posto dentro te in cui fa freddo
è il posto in cui nessuno è entrato mai.
Quella che non...

 

postato da: nautike alle ore 10/04/2007 23:18 | Permalink | commenti (8)
categoria:rosso