sabato, 30 settembre 2006

E quindi uscimmo a riveder le stelle!

Finitooooooo!
Ma non era il mese di Maggio ad essere, come da proverbio, lunghissimo?? Questo Settembre mi è sembrato infinito, ma adesso finalmente la sessione si è conclusa! Per due esami fatti, ancora tanti ce ne sono da fare, ma oggi bisogna brindare perchè un bel mucchio di libri può migrare sulla mensola di destra!
Già da lunedì si ricomncia con le lezioni, ma non mi dispiace, le giornate lunghe all'università, le camminate al centro, l'aria che si fa più fresca e limpida per l'arrivo dell'inverno, le mie mille sciarpe colorate che iniziano ad uscire dal letargo estivo...  

postato da: nautike alle ore 30/09/2006 13:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:blu
domenica, 24 settembre 2006

RESISTERE
RESISTERE
RESISTERE!

postato da: nautike alle ore 24/09/2006 22:20 | Permalink | commenti (3)
categoria:rosso
giovedì, 21 settembre 2006

E così oggi è il primo giorno d'autunno. Incredibile che sia arrivato tanto in fretta... l'abbiamo bruciata già tutta questa estate? Qualcosa verrà fuori dalle sue ceneri o settembre le soffierà via tutte?
In "c'è posta per te"  Tom Hanks scrive a Meg Rayan che l'arrivo dell'autunno gli ha fatto venire voglia di regalarle dei quaderni nuovi e un bouquet di matite ben temperate! E io bambina imparavo a memoria queste sciocchezze e mi pareva di volare anche solo nell'immaginare come ci si potesse sentire a vedersi fare un regalo simile (ma è inutile che lo nasconda...perdo ancora un sacco di tempo nell'immaginare di queste cose!). 
Credo sia stato in prima elementare, o forse in seconda, che la maestra ci dettò da scrivere sul quaderno una poesia suppongo di Gianni Rodari che raccontava di come, finita la stagione estiva, il gelataio smontava il carretto dei gelati, toglieva il cappellino bianco e si organizzava per l'autunno, preparava il carretto delle caldarroste e metteva su il berretto di lana e i guanti. Non sono più riuscita a trovare quella poesia, ma mi piacerebbe poterla rileggere, ne ho conservato il ricordo per tutti questi anni e ho usato i suoi toni da disegno all'acquarello per salutare ogni arrivo dell'autunno! 

Impressioni di Settembre
Franco Battiato

Quante gocce di rugiada intorno a me
guardo il sole ma non c'é
dorme ancora la campagna forse no
é sveglia, mi guarda non so.

Già l'odore della terra odor di grano
sale adagio verso me
e la vita nel mio petto batte piano
respiro la nebbia penso a te.

Quanto verde tutto intorno e ancor più in là
sembra quasi
un mare d'erba
e leggero il mio pensiero corre e va
ho quasi paura che si perda.

Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me
faccio un passo lui mi vede
é già fuggito
respiro la nebbia penso a te.

No! Cosa sono adesso non lo so
sono un uomo in cerca di sè stesso
No! Cosa sono adesso non lo so
sono solo il suono del mio passo.....

E intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

postato da: nautike alle ore 21/09/2006 15:24 | Permalink | commenti (4)
categoria:giallo
sabato, 16 settembre 2006

Eh sì che sono finite le vacenze! Ma con loro anche un po' il tempo e la pazienza da dedicare al blog, tuttavia visto che ho proprio un peccato lasciare che la mia barchetta se ne vada così alla deriva, eccomi finalmente ad aggiornare! Anche per far riposare un po' il povero Vasco che di cantare "Una canzone per te" non può proprio più! E' oltre un mese che è la prima della mia sequenza nella radio blog ed è un pessima cosa, non è certo una canzone da ascoltare troppo spesso, si perde tutto lo stupore.
Posto un brano dell'Odissea che trovo molto bello e che quest'anno ha segnato l'inizio delle mie vacanze con una serie di serate all'Auditorium:


...Ulisse ha fatto ritorno ad Itaca, dapprima sotto mentite spoglie, poi prendendo coraggio a mostrarsi e cercando di farsi riconoscere dal figlio e poi dalla moglie. Penelope esita, ha paura di lasciarsi travolgere dalla felicità del rientro tanto atteso del marito, per poi rimanere delusa dall'ennesimo inganno. Sottopone allora Ulisse alla prova del talamo nunziale, famosissima, dicendogli che il suo letto sarebbe stato spostato che avrebbe potuto stendersi a riposare. Ulisse supera la prova con successo dicendo a Penelope che sarebbe impossibile spostare il suo letto perchè intagliato nel tronco stesso del grande albero cui la casa è costruita intorno. penelope a quel punto sente sciogliersi tutte le remore del suo cuore, abbraccia e bacia il marito che gli dei le hanno finalmente retituito:

"[...] Questo fu il colpo che i suoi dubbi tutti
Vincitore abbatté. Pallida, fredda,
Mancò, perdé gli spiriti e disvenne.
Poscia corse vêr lui dirittamente,
Disciogliendosi in lagrime; ed al collo
Ambe le braccia gli gettava intorno
,
E baciavagli il capo e gli dicea:
"Ah! tu con me non t'adirare, Ulisse,
Che in ogni evento ti mostrasti sempre
Degli uomini il più saggio. Alla sventura
Condannavanci i numi, a cui non piacque
Che de' verdi godesse anni fioriti
L'uno appo l'altro, e quindi a poco a poco
L'un vedesse imbiancar dell'altro il crine.
Ma, se il mirarti e l'abbracciarti un punto
Per me non fu, tu non montarne in ira.
Sempre nel caro petto il cor tremavami,
Non venisse a ingannarmi altri con fole:
Ché astuzie ree covansi a molti in seno.
Né la nata di Giove Elena Argiva
D'amor sarìasi e sonno a uno straniero
Congiunta mai, dove previsto avesse
Che degli Achei la bellicosa prole
Nuovamente l'avrebbe alla diletta
Sua casa in Argo ricondotta un giorno.
Un dio la spinse a una indegna opra; ed ella
Pria che di dentro ne sentisse il danno,
Non conobbe il velen, velen da cui
Tanto cordoglio a tutti noi discorse.
Ma tu mi desti della tua venuta
Certissimo segnale: il nostro letto,
Che nessun vide mai, salvo noi due,
E Attoride la fante, a me già data
Dal padre mio, quand'io qua venni, e a cui
Dell'inconcussa nuzïale stanza
Le porte in guardia son, tu quello affatto
Mi descrivesti; e al fin pieghi il mio core,
Ch'esser potrìa, nol vo' negar, più molle".
A questi detti s'eccitò in Ulisse
Desìo maggior di lagrime. Piagnea,
Sì valorosa donna e sì diletta
Stringendo al petto. E il cor di lei qual era?
Come ai naufraghi appar grata la terra
Se Nettuno fracassò nobile nave,
Che i vasti flutti combatteano e i venti,
Tanto che pochi dal canuto mare
Scampâr nôtando a terra e con le membra
Di schiuma e sal tutte incrostate, e lieti
Su la terra montâr, vinto il periglio:
Così gioìa Penelope, il consorte
Mirando attenta, né staccar sapea
Le braccia d'alabastro a lui dal collo.

E già risorta lagrimosi il ciglio
Visti gli avrìa la ditirosea Aurora,
Se l'occhio azzurro di Minerva un pronto
Non trovava compenso. Egli la Notte
Nel fin ritenne della sua carriera,
Ed entro all'Ocean fermò l'Aurora,
Giunger non consentendole i veloci
Dell'alma luce portator destrieri,
Lampo e Fetonte, ond'è guidata in cielo
La figlia del mattin su trono d'oro.
Ulisse allor queste parole volse
Non liete alla donna:
"O donna, giunto
Non creder già de' miei travagli il fine.
Opra grande rimane, immensa
, e cui
Fornir, benché a fatica, io tutta deggio.
Tanto mi disse di Tiresia l'ombra
Il dì ch'io per saver del mio ritorno,
E di quel de' compagni, al fosco albergo
Scesi di Dite. Or basta. Il nostro letto
Ci chiama e il sonno, di cui tutta in noi
Entrerà l'ineffabile dolcezza
[...]".
Libro ventitreesimo vv 205-255

 

postato da: nautike alle ore 16/09/2006 16:32 | Permalink | commenti (10)
categoria:azzurro