sabato, 29 luglio 2006

Ecco qui! L'estate finalmente comincia anche per me! Gli esami si sono protratti molto più a lungo di quel che immaginavo e sono stati molto più pesanti di quel che immaginavo (dovrei contenere l'ottimismo nelle mie previsioni!), ma in ogni caso... ora ne sono fuori! Partirò domattina per un lungo (davvero lungo... troppo lungo?) mese di mare!
I miei occhi bramano letture da lungo tempo ormai rimandate e le mie mani aspettano con ansia di svagarsi con i disegnacci spensierati, liberi e pieni di colore, con cui imbratto i miei diari estivi.


Negli ultimi tempi per il troppo lavoro ho trascurato queste "pagine", ma a chi dovesse passare di qua lascio i miei auguri di una buona estate.

postato da: nautike alle ore 29/07/2006 00:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:verde
lunedì, 17 luglio 2006

Non so se ricordate quella sensazione che si prova da bambini le prime volte che si sale su una bicicletta senza ruotini... Lì per lì si ha paura di cadere e allora si cerca di andare pianino pianino, ma poi ci si rende conto che più si va piano e più si barcolla e allora si inizia a correre-correre-correreeee più veloce che si può, spingendo al massimo con i piedi sui pedali e tenendosi forte forte sul manubrio con i pugni chiusi. Ecco, è così che mi sento in questo periodo. Ho la sensazione che se pedalo lentamente inizio a barcollare, ma se accellero accellero accelleroooo allora tutto sembra possibile, tutto sembra andare apposto e così non posso più fermarmi e ho paura di quando si fa buio, perchè di notte bisogna fermarsi per forza. In tutto questo però sembra proprio che il mondo non voglia sentirne di andare alla mia velocità, (nuova velocità per altro) ovunque mi giro c'è qualcuno che sventola un cartello con scritto a caratteri cubitali: SLOW! Ma io non posso. Lo potete capire? Non posso più. Non posso più rallentare, ho rallentato finora e adesso non posso più. Non posso più farlo ora che sento di avere l'energia che ci vuole e l'energia porta con sè il coraggio o se preferite l'incoscenza giusta per saltare (che in realtà sono la stessa cosa solo che se il salto va bene la si chiama "coraggio" e se va male "incoscenza"). Il momento è questo, è adesso, è ora, è qui! Ma il momento per fare cosa? Vi starete, forse, chiedendo, bene: non ne ho idea! Non so cosa devo fare, ma so esattamente che devo fare qualcosa, e questo qualcosa finchè rimarrà un "qualcosa" generico sarà correre! Correre in tutte le direzioni, non in un verso solo, e salire e scendere e  viaggiare e partire e vedere e chiedere e stare ad ascotare e tutto il resto, il momento è questo.

Il Bandito e il campione
F. De Gregori
Due ragazzi del borgo cresciuti troppo in fretta
un'unica passione per la bicicletta
un incrocio di destini in una strana storia
di cui nei giorni nostri si è persa la memoria
una storia d'altri tempi, di prima del motore
quando si correva per rabbia o per amore
ma fra rabbia ed amore il distacco già cresce
e chi sarà il campione già si capisce
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è dietro a quella curva, è sempre più distante.
E dietro alla curva del tempo che vola
c'è Sante in bicicletta e in mano ha una pistola
se di notte è inseguito spara e centra ogni fanale
Sante il bandito ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche e lo sa la questura
Sante il bandito mette proprio paura
e non servono le taglie e non basta il coraggio
Sante il bandito ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria o un torto subito
a fare del ragazzo un feroce bandito
ma al proprio destino nessuno gli sfugge
cercavi giustizia ma trovasti la Legge.
Ma un bravo poliziotto che sa fare il mio mestiere
sa che ogni uomo ha un vizio che lo farà cadere
e ti fece cadere la tua grande passione
di aspettare l'arrivo dell'amico campione
quel traguardo volante ti vide in manette
brillavano al sole come due biciclette
Sante Pollastri il tuo Giro è finito
e già si racconta che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo, vai grande campione
nessuno ti segue su quello stradone
Vai Girardengo, non si vede più Sante
è sempre più lontano, è sempre più distante
sempre più lontano, sempre più distante…
Vai Girardengo, non si vede più Sante
Sempre più lontano, sempre più distante

postato da: nautike alle ore 17/07/2006 23:00 | Permalink | commenti (6)
categoria:rosso
giovedì, 06 luglio 2006

Forse è per festeggiare il tuo compleanno che sta scendendo questa pioggia adesso. Il cielo ci regala una notte di fresco, inaspettata e preziosa, sotto questa pioggerella che non mette paura. Dalla mia finestra, aperta come mi hai insegnato tu, entrano la sera, il rumore dell'acqua e l'odore di erba, di terra bagnata, il rumore delle gocce e del vento tra le foglie... e in mezzo a questi si intrufola nella mia mente il ricordo di te. Mi fermo, poso la matita e accontono il libro per un momento... ti dedico questo pensiero, per quanto sia poca cosa, e un abbraccio anche, ti dedico questa pioggia e... e tutto il resto ovviamente.
Buon compleanno.

postato da: nautike alle ore 06/07/2006 23:24 | Permalink | commenti (4)
categoria:oro
lunedì, 03 luglio 2006

"Scusami, scusami ancor"
Maurizio Maggiani:
"E' stata una vertigine"


Un uomo ha nel cuore una canzone d’amore. Quell’uomo va in giro con la sua canzone notte e giorno, e lui e lei sono una cosa sola, come lo può essere una coppia di cocorite nella gabbietta sul poggiolo, un vagabondo e i suoi fagotti per strada. La canzone è quasi vecchia come l’uomo, così che tutti e due vanno quasi per i cinquanta. In marcia stretti l’uno all’altra, come stretti per la vita sono due esseri che crescono assieme.

Quella canzone è arrivata a lui in un cinematografo, un grande cinematografo in mezzo alla buia campagna che si chiamava Cinema Centrale. L’uomo era un cucciolo di cinque o forse sei anni. Quando ripensa a quel tempo ricorda che qualcosa sapeva già leggere delle grandi scritte nei cartelloni appesi fuori dal capannone del cinema, così come sapeva sillabare i titoli dei film.
Il bambino era allora felice per molte cose, ma forse quello che lo rendeva più felice era che esistesse quel cinematografo, quel cinema centrale, che era poi l’unico che conosceva. La natura della sua felicità non era da lui del tutto compresa, perché era fatta di molti particolari distinti, e del fatto che ognuno di quei particolari era mescolato all’altro. Era una felicità misteriosa. Dentro quella felicità c’erano la notte buia e fredda tutto intorno al cinema e dentro il cinema il tepore del velluto delle poltrone a ribalta, c’erano le inesplicabili vicende e lo straordinario fatto che un telo bianco, seppur molto grande, potesse tutte contenerle. C’erano l’oscurità e i bisbigli, e nell’oscurità il fascio di luce compatta del proiettore. Nel fascio di luce cadevano prigionieri e dibattendosi si dimenavano come pesciolini in un nassa di un fiume, il fumo delle sigarette assieme ai bisbigli. C’erano nella felicità le stringhe di liquirizia e le caramelle di sei colori diversi; c’erano la cassiera con gli occhi dipinti e gli uomini con i giubboni di pelle profumati di grasso di motocicletta, le ragazze con le scarpe dal tacco a spillo e le ascelle sbuffate di talco borato Taglieri. Abitava nel cinematografo il più grande tra tutti i misteri che lo circondavano, e questa era la felicità.

 

La notte della canzone proiettavano al cinema una storia dove non c’era nessunissima storia di pistoleri, spadaccini o antichi romani; ma non per questo il bambino ne era granché rattristato. Era uno dei film che piaceva alle sue zie. Le zie portavano al cinema il loro adorato nipote in base a un principio di grande giustizia: una pellicola con i pistoleri e una d’amore, una di spadaccini e un’altra d’amore; una volta l’una e una l’altra, tenendo anche il conto delle pellicole di spadaccini con dentro un bel po’ d’amore, e quelle valevano zero. Andavano al cinema alle otto di sera di tutti i sabati senza perderne uno da ottobre ad aprile, quando poi il centrale restava chiuso per tutta l’estate, per fare in modo che i giovanotti della campagna potessero andare a ballare nei paesi intorno senza la paura di perdersi qualche bel film. Al bambino andava bene così perché sapeva che così andava bene alle zie e ai fidanzati delle zie. I fidanzati pagavano i biglietti e le caramelle per tutti quanti, e se anche loro erano più contenti dei film coi pistoleri, era anche vero che nei film d’amore avevano più probabilità di baciare le loro fidanzate.

Dunque quella sera davano un film d’amore.
Mentre la pellicola andava avanti, il bambino succhiava caramelle e frantumava semini di zucca, e gran parte di quello che accadeva nel film fluiva sopra la sua testa, distante e ignoto. Ma gli piaceva essere lì nel buio della campagna, in mezzo al buio della sala, mentre dal lato sinistro la sua zietta preferita continuava a passargli le caramelle, e dal lato di destra la zietta preferita un po’ meno gli dava pizzicotti perché facesse meno rumore succhiando.
Poi, nel mezzo del film, era venuta la canzone. La cantava qualcuno che non si vedeva in nessuna parte dello schermo, mentre due innamorati ballavano stretti stretti.

La canzone cantava così:

…è stata una vertigine
tenerti stretta al cuor
or ti dirò baciandoti
scusami, scusami ancor…

E subito, nel sentirla, il bambino pianse.
Piangeva senza tristezza o dolore. Piangeva, in così tenera età, di nostalgia e abbandono. Dolcemente piangeva come un vecchio randagio davanti a una finestra con dentro la luce blu della televisione accesa, come una madre che preme le mani sul ventre afflosciato nel giorno del suo primo parto. Piangeva in perfetto silenzio, senza disturbare nessuno e senza neppure smettere di succhiare la sua caramella. Piangeva lacrime che non sgorgavano.
Il bambino era stato visitato dall’amore.

MA L'AMORE NO
(D'Anzi - Galdieri)

Ma l'amore no,
l'amore mio non può
disperdersi nel vento con le rose
tanto è forte che non cederà,
non sfiorirà.
Io lo veglierò,
io lo difenderò
da tutte quelle insidie velenose
che vorrebbero strapparlo al cuor,
povero amor.

Forse te ne andrai
da altre donne le carezze cercherai
- ahimè! -
e se tornerai
già sfiorita ogni bellezza troverai
in me.

Ma l'amore no,
l'amore mio non può
dissolversi con l'oro dei capelli
finch'io vivo sarà vivo in me,
solo per te.

Forse te ne andrai
da altre donne le carezze cercherai
- ahimè! -
e se tornerai
già sfiorita ogni bellezza troverai
in me.

Ma l'amore no,
l'amore mio non può
dissolversi con l'oro dei capelli
finch'io vivo sarà vivo in me,
solo per te.

 

postato da: nautike alle ore 03/07/2006 15:47 | Permalink | commenti (5)
categoria:rosso