mercoledì, 28 giugno 2006

Avreste una caramella?
Vorrei proprio una caramella... Una latte-e-menta sarebbe perfetta! Sono le mie carammelle preferite le latte-e-menta... Andrebbe benissimo anche una gelatina alla frutta! Di quelle ricoperte di zucchero che a succhiarle un po' diventano lisce-lisce e lucide tanto che sembrano di vetro. Ecco una gelatina alla fragola! Avreste una gelatina alla fragola?

assenza presente                        Assenza presente
                                                                    Bianca Bova

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categoria:arancione
mercoledì, 21 giugno 2006

La gabbianella e il gatto

La gabbianella e il gatto

“Ho le ali stanche” pensò il gabbiano posandosi sul punto più basso della balaustra di Ponte Cavour. “Vorrei essere te” pensò la ragazza seguendo con le sguardo il volo dell’uccello e poi sporgendosi in punta di piedi dal parapetto di marmo-travertino per vederlo meglio, forse non ne aveva mai visto uno vero così da vicino.
I due si fissarono negli occhi. In un secondo l’uno fu l’altra e l’altra l’uno. Spogliati dei propri abiti usuali, esplorarono la reciproca vita nel tempo di uno sguardo, uno sguardo lunghissimo, ma che a loro apparve dissolversi in un istante appena. L’odore dell’acqua riempiva tutta l’aria e non si sentiva nessun suono se non il bisbiglio dei loro "scambi".
Non appena quello sguardo lo travolse, il gabbiano sentì che il suo sangue si infuocava, gli sembrò di essere pesante, e nelle sue zampette esili piombò la stanchezza di passi che non aveva compiuto, avvertì di non avere piumaggio sul corpo, si scoprì liscio, implume e venne travolto da un moltiplicarsi infinito di sensazioni che non sapeva neppure interpretare, gli apparvero nella capoccetta ricordi di posti e persone che non aveva mai visitato e mai conosciuto, tutti i suoni, le parole degli uomini, che non era mai riuscito a comprendere, ora gli apparvero chiari, e scoprì il dolore e la paura e l’amore e l’emozione e scoprì che gli esseri umani hanno parole per descrivere tutte queste cose e che quelle parole si chiamano poesia. Su per il becco gli si arrampicarono una miriade di odori, profumi, mai ne aveva avvertiti così tanti, sentì un pizzicorìo insolito, si faceva sempre più forte e ancora e ancora, una cosa mai provata prima, e poi di colpo: uno starnuto! Fu quello che lo riportò alla realtà, che gli restituì le ali e le piume, che lo rifece gabbiano.
La ragazza sentì sulla pelle i colpi sordi dell’aria, sentì nelle braccia la stanchezza del battere le ali e vide nei suoi stessi occhi tutto l’azzurro che non era mai riuscita a vedere, e sentì nelle sue stesse orecchie le grida degli altri gabbiani e l’istinto a migrare, e sentì il cuore scalpitarle in petto e dovette ispirare profondamente per permettergli di farsi grande, come grande diventa il cuore di un gabbiano al pensiero del mare; la testa le divenne leggera, poi tutto il corpo, leggero, le parve di sparire, più nulla la ancorava al suolo, chiuse gli occhi e si accorse di stare volando, li riaprì in tutta fretta per godersi la vertigine dei colori del mondo, ma quel pensiero era troppo grande e la sua immaginazione, per quanto ben allenata, non seppe sostenerne la maestosità. Ripiombò dentro se stessa, le parve di sentire il tonfo della mente che si rituffava dentro il corpo, l’odore dell’acqua svanì e la città, che pareva aver trattenuto il respiro fino a quel momento, riprese a far confusione e finse indifferenza, come non fosse stata a sbirciare la scena, come se non avesse visto niente, come se nulla, in quel tempo di uno sguardo, fosse accaduto.
Ma la ragazza sapeva e la città sapeva e il gabbiano sapeva e il ponte sapeva e l’acqua e l’aria e il mare e tutti sapevano, che in quel tempo di uno sguardo, qualcosa era accaduto davvero; la ragazza allungo il braccio e vide brillare, annodato al suo polso, un nuovo filo.

la gabbianella e il gatto

postato da: nautike alle ore 21/06/2006 23:56 | Permalink | commenti (10)
categoria:giallo, verde, azzurro
martedì, 20 giugno 2006

Tanto lo sapevo che non l'avrebbe spenta quella maledetta lampada. Lo sapevo già da prima, tanto le cose vanno sempre così, era facile da prevedere! E non sto facendo del banale vittimismo, per quanto potrebbe sembrare che questa mia sia una reazione esagerata, non è così. Possibile che tutti debbano sempre aggiustarsi le cose a loro comodo? Non mi vanto di avere straordinari slanci di altruismo, penso per me, ma senza ledere nessuno. La vecchia frase di Rosa Luxemburg calzerebbe a pennello adesso, ma la sappiamo tutti quindi mi risparmio di scriverla.
Ho dovuto chiudere la tenda, e adesso non riesco a respirare. Con la tenda chiusa è come se la finestra non ci fosse affatto, è come se il fuori non ci fosse affatto. Una volta oscurata quella parete, è come se la stanza avesse quattro muri, è come se tutto iniziasse e finisse qui dentro, qui, dentro questa stanza, e la mia mente è assolutamente incapace di sostenere anche solo il pensiero di questa eventualità. Qualcosa deve esserci, fuori di qui, qualcosa, di tutto quello che ho immeginato, deve esserci, qualcosa deve arrivare da quella finestra, I wait, I wait so patienty, e io devo poter vedere fuori. E' una mia fissazione? Benissimo! E allora? Ma perchè tutti hanno diritto a dar di matto a loro gusto tranne che io? Stavolta è il mio turno. Io faccio così, me ne sto buona buona "che poi famo tutto un conto", ma adesso è il momento di saldare! Non si può rimandare all'infinito, chiarezza, occorre chiarazza, trasparenza, vetro, finestre... Sto mischiando mille cose insieme, e mi capisco da sola, meglio, oggi scrivo per me.

Giudizi universali
Samuele Bersani

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e
lasciami sognare,
lasciami sognare in pace...

Liberi com'eravamo ieri,
dei centimetri di libri sotto i piedi
per
tirare la maniglia della porta e
andare fuori
come Mastroianni anni fa,
come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già
Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini
per scivolare meglio sopra l'odio,
Torre di controllo aiuto,
sto finendo l'aria dentro al serbatoio...
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo
non c'e'
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera
e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c'e' posto
per tenere insieme
tutte le puntate di una storia,
piccolissimo particolare,
ti ho perduto senza cattiveria...
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo
e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace...
Libero com'ero stato ieri,
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi,
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori...
come Mastroianni anni fa,
sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c'e' niente che mi sposta
o vento che mi sposterà...
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c'e'
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo
la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma,
rimane la cera e non ci sei più... non ci sei più...


postato da: nautike alle ore 20/06/2006 23:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:rosso
sabato, 17 giugno 2006

Da Auden la domanda,
assillante, esistenziale,
ma anche ironica, allegra, curiosa, trasognata...
e da Fossati la risposta,
universale, romantica, assoluta,
ma anche spicciola, idefinita, quotidiana...

La verità, vi prego,
sull’amore

Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello
alcuni che manda avanti il mondo
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l'aria di sapere, 
sua moglie si è seccata e ha detto che 
non era il caso, no. 

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
È pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
È tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano,
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta 
o fa il bum bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione 
su  una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto robba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a cercare nel bersò; 
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead, 
e l’aria balsamica di Bringhton.
Non so cosa mi cantasse il merlo
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
È un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sull'bus mi pesterà un piede?
Accadrà come cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

Wystan Hugh Auden

 

L'amore fa

L’amore fa l’acqua buona
Fa passare la malinconia
Crescere i capelli l’amore fa
L’amore accarezza i figli
L’amore parla con i vecchi
Qualcuno vuole bene ai più lontani
Anche per telefono

L’amore fa guerra agli idioti
Agli arroganti pericolosi
Fa bellissima la stanchezza
Avvicina la fortuna (quando può)
Fa buona la cucina
L’amore è una puttana
Che onora la bellezza
Di un bacio per regalo

Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere

L’amore fa belli gli uomini
Sagge le donne l’amore fa
Cantare le allodole
Dolce la pioggia d’autunno
E vi dico che fa viaggiare, si
Illumina le strade
Fa grandi le occasioni
Di credere e di imparare

Cose che fanno ridere l’amore fa
Cose che fanno piangere

Fa crescere i gerani e le rose
Aprire i balconi l’amore fa
Confondere le città
Ma riconoscere i padroni (l’amore lo fa)
Aprire bene gli occhi
Amare più se stessi
L’amore fa bene alla gente
Comprendere il perdono

L’amore fa.

Ivano Fossati
L'arcangelo 2006

 

postato da: nautike alle ore 17/06/2006 00:00 | Permalink | commenti (3)
categoria:bianco, verde, azzurro
venerdì, 16 giugno 2006

Bene bene... Allora, è successo un anno fa circa, ma poi una cosa e l'altra non ne ho mai fatto un post. Di che si tratta? Di un singolare, imbarazzantissimo incontro mattutino con due bellissimi bancari in giacca e cravatta. Premessa essenziale è che io ho davvero un debole per le cravatte! Per le camicie in primis, ma se ben abinate ad una cravatta tanto meglio! Spiacente per i restii ai colletti abbottonati,ma...! Diciamolo pure, un uomo, ma anche un ragazzo, in giacca e cravatta è tutta un'altra storia!
Allora, facciamo un salto indietro: si torna al luglio scorso.
La mia famiglia è in grande fermento per le imminenti nozze di mio fratello maggiore che sono diventate praticamente l'unico argomento possibile da mattina a sera, da sera a mattina... Mattina appunto. E' mattina, io dormo tranquilla e beata nella mia stanzetta, sono i primissimi giorni di vacanza dopo gli esami (e si sa in quella fase il sonno è sacro!), ma il chicchiericcio proveniente dal corridoio mi sveglia, provo a ignorarlo, ma inizio a sentire un gran caldo (l'esposizione a est della mia finestra non è il massimo in piena estate), non resisto a stare a letto, sembra che bruci, così mi alzo (che pensiero sciagurato!), ma una volta in piedi mi accorgo di non essere affatto pronta per interagire con il mondo. Sostanzialmente mi trovo in quello stato di confusione tipico dei risvegli bruschi, aggravato da un consistente senso di spossatezza, dovuto all'alta temperatura, e ingigantito all'inverosimile da un intollerabile fastidio per qualsivoglia tipo di comunicazione. Non sono molto cosciente, diciamo pure che non lo sono affatto, e tutto ciò che desidero è un mega bicchiere di tè freddo ghicciato e un qualcosa di morbido su cui lanciarmi per riprendere con calma i contatti con la realtà. Mentre mi trascino fuori dalla camera in cerca di un'oasi felice, scorgo in prospettiva dal corridoio il divano, e così mi avvio tipo sonnambula verso il salotto per raggiungerlo.
Si impone qui una breve digressione sul mio abigliamento: indosso un delizioso pigiamino di intimissimi bianco e rosa regalatomi da mia mamma (carino per carità però...!) su cui ahimè sono disegnate delle grandi tartarughe dai gusci fiorati! I capelli sono assolutamente sconvolti (non dimentichiamoci che mi sono appena svegliata), mi rigiro una ciocca tra le dita della mano sinistra, è un mio gesto tipico di quando sono in standby, mi stringo nelle spalle socchiudendo un po' gli occhi e pensando a quanto il divano sia perfetto per ultimare il mio sonno... Varco appena la soglia del salotto, appena proprio, perchè con la coda dell'occhio vedo due sagome sedute al tavolo da pranzo, mi blocco di colpo, le due sagome sono due ragazzi altissimi con giacca, camicia e cravatta che schizzano in piedi e si sperticano in mille buongiorno mentre io li guardo atterrita. Il mio cervello si accende, da zero a cento in mezzo nano secondo e... Scappoooooo! Proprio così! Fuggo via andando a ricercare qualche familiare per chiedere cosa ci facciano quei due uomini in salotto. La risposta è che si tratta di due bancari e che nessuno ha pensato a dirlo ("per forza con tutte le cose che abbiamo da pensare...! Poi tu tanto non ascolti, non ti importa di niente!")

Pensare, pensare... meglio che non me lo chiedo neppure cosa avranno pensato i due ragazzi nel vedere questa scena! Però... però tornano! Domattina! In tutta la loro ammirevole bellezza! Che faccio, indosso di nuovo il mio pigiama da ricevimento?

postato da: nautike alle ore 16/06/2006 00:45 | Permalink | commenti (12)
categoria:verde, arancione
mercoledì, 14 giugno 2006

“In una sua lettera parlava di un animale che si aggirava nel suo cuore e io l’ho imparata tutta a memoria,
ma poi, dopo un po’, ha smesso di scrivere…”

”E poi tua madre morì e fu la fine di tutto”

“La morte di mia madre non c’entra, sul serio, è più facile stare soli”

”Lucy, Lucy, Lucy…
non puoi aver deciso una cosa simile alla tua età!”

”Non l’ho decisa io”

 

“Hai bisogno di un guastatore!”

”Lo aspetto”

”Lucy, Lucy, Lucy…”

”Vuoi smetterla di dire Lucy?”

”Tu hai paura…!
Cos’è che ti fa paura?
C’è dell’altro vero? Lo vedo, si direbbe che sei…”

da "Io ballo da sola"

 

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categoria:rosso
martedì, 13 giugno 2006

Solitamente quando sono sotto esame il mio umore è direttamente proporzionale alla quantità di pagine o di tavole che ho preparato nella giornata (e quindi non è mai particolarmente alto perchè, si sa, non si fa mai abbastanza in questa vita! Eeehhh si!), ma oggi... non so! Oggi ero ispiegabilmente e sorprendentemente di buon umore! Sono stata di nuovo a fare il rilievo, in mattinata, senza cavalletto questa volta, ma armata di metro laser (armata sisi! Perchè il professore ci ha tenuto a precisare che è "un giocattolo così potente che se finisse negli occhi di qualcuno gli bucherebbe la retina!") e poi tutto il pomeriggio all'università, insomma niente di esaltante, eppure...! Faceva caldo, tanto caldo che avrei voluto essere tedesca per potermi mettere in mutande (eh si perchè i tedeschi come arrivano a Roma, sarà il caldo, saranno le palme, saranno "i gabbiani che calano sulla magliana", si mettono le braghe corte!). Il cielo era azzurro azzurro, lo è stato tutto il giorno, e pieno di farfalle bianche! E io adoro le farfalle bianche, è lungo stare a spiegare i perchè e i per come, ma una farfalla bianca un sorriso me lo strappa sempre! E poi mamma aveva fatto le fragole per cena, con il gelato alla panna anche (!!!) che è buonissimo perchè è dolce dolce...  

postato da: nautike alle ore 13/06/2006 22:05 | Permalink | commenti (3)
categoria:verde
lunedì, 12 giugno 2006

Evito di farlo volutamente, di rileggere i suoi diari intendo, mi viene malinconia, è inevitabile, ed è un peccato visto che faccio di tutto per tenerla lontana nel parlare di lei. Prima però, dovevo cenare, non mi piace mangiare quando sono sola, con tutta la cucina in silenzio, così in genere accendo la tv, ma non c'era niente e così sono sgusciata in salotto e ho preso un diario di Nonna dalla libreria. Ho scelto quello in cui racconta di un'estate passata in montagna, l'estate del 1999. 
Spesso era lei stessa a leggermi quello che scriveva, quando andavo a pranzo da lei ed eravamo noi due sole. Mentre finivo di mangiare andava all'ingresso e prendeva da un cassetto della libreria il diario, poi tornava in cucina e leggeva con l'aria compiaciuta di un bambino che ha fatto un bel tema e la maestra lo ha premiato. 
A volte faceva leggere me e si rammaricava che gli spezzassi il periodare inciampando nella sua scrittura, una scrittura antica e singolarissima, mai vista una neppure lontanamente simile (vedeste che bello che è il mio nome scritto da lei!). Li leggo ancora a voce alta i suoi diari, come mi faceva fare lei, e la mia voce bambina saltella sulle sue lettere, sulle sue parole e resta ammirata! Quanta vita! La sua, la nostra... tutta annotata, appuntata... e quanto incanto, quanta poesia sapeva vedere nella realtà! In un punto descrive il suo balcone "irrorato dal sole", è un'immagine così bella! La luce diventa liquida, sgocciola, scivola, si spande sulla superficie del terrazzino e la rigenera, come una linfa, come il sangue con i nostri tessuti. 
I suoi diari non hanno velleità artistiche, vi si trovano delle belle pagine perchè lei amava la vita e la vita le brillava tutto intorno per riconoscenza (c'era un patto tra loro, un accordo, una simbiosi armoniosa, un grande a prezioso segreto ancora insvelato), spesso sono solo compilativi, come i commentari di guerra, registrano la vita che passa, le cose che succedono, eventi importanti, semplici ricorenze e piccoli accadimenti quotidiani. In una pagina descrive il mio primo volo, la destinazione era Amsterdam, e lo definisce "il battesimo dell'aria", era l'11 Agosto 1999.

postato da: nautike alle ore 12/06/2006 00:09 | Permalink | commenti (15)
categoria:oro
domenica, 11 giugno 2006

Mi sveglio di colpo un'ora e mezzo prima della sveglia, il che è davvero strano perchè ieri sono andata a dormire veramente tardi e ho ancora un po' sonno, schiaccio la guancia sul cuscino e mi rannicchio di più sotto la coperta, che però è troppo leggera e non mi concede che un abbraccio misero misero... Sento qualcosa nello stomaco e non so se sia ansia, paura, o solo fame, cerco di ignorarlo e di riprendere sonno, ma lui brontola e la mente ne approfitta per cominciare a saltellare da un pensiero all'altro. Mi giro a pancia insù e fisso per un po' il soffitto, poi le tre stelline e poi la scrivania su cui, arrotolato stretto stretto, c'è il disegno del progetto. La gatta ha visto che mi rigiravo e si è subito arrampicata sul mio letto, commina in su e in giù sopra di me, finchè non stabilisce che è la pancia il punto migliore per accoccolarsi, resto ferma ferma, per non disturbarla e i suoi prrr prrr riempiono la stanza. Il peso del suo corpicino sul mio riempie il vuoto che sentivo allo stomaco, non lo avverto più, è come se lei lo avesse colmato... è così che funziona l'Amore? Allungo la mano verso il comodino, prendo un libro a caso e inizio le leggere, passa circa mezzora, poi la  gatta si alza, scende dal mio letto e inizia a miagolare, vuole che mi alzi anch'io: "E' mattina non vedi?". Sento di nuovo il vuoto nello stomaco ed ecco la risposta: sì, è così che funzione l'Amore: fa male nello stomaco appena si allontana un po'... Poi la casa inizia a svegliarsi, i rumori del giorno che inizia portano via i miei pensieri. Va bene, va bene, mi alzo... Vado a fare colazione. Oggi il vuoto lo colmeranno i cereali.

postato da: nautike alle ore 11/06/2006 10:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:blu , giallo
venerdì, 09 giugno 2006

"Sei qui con la soluzione o fai parte anche tu del problema?"

Posso anche chiudere gli occhi, la mano va da sola... Sul foglio quadrettato traccia linee e cerchi, cerchi come gocce, nessuna legge geometrica, uno strano intreccio di disegni minuti, i miei disegni strani, insoluti, contorti... eppure in qulche modo armonici. Seguono l'andare e venire dei miei pensieri. Ho pensieri di cristallo, si frantumano non appena cerco di stringerli tra le mani, eppure nella mente brillano così lucenti...! Se solo potessi toccarli, fermarli un attimo...! Ma loro non smettono di girare e girare e già lo so... farò un sogno assurdo sta notte! Linee e punti, curve e spezzate, tranci di una conversazione, l'eco di una telefonata... "le sostanze nocive non si riciclano" "la legge di Ohm! Ecco cos'era!" "E il film...? Noi..."  "Da dentro il tubo trasparente, può vedere fuori!" "La chiami tu Margherita?" "Il mare..." "Ho pensato che il bancone bar lo metto in mezzo" "Chiamiamo lunedì per il metro laser" "La struttura. E' inutile che vado avanti, mi serve di sapere se posso arretrare quei pilastri" 
E nello stereo, piano piano:

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra
rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente

"Cardiologia" Francesco De gregori


 

postato da: nautike alle ore 09/06/2006 00:12 | Permalink | commenti
categoria:blu