
Il fine di certo era il gioco, ma era perseguito con grande serietà. Una serie studiata e accurata di fasi, un procedimento assodato. Si iniziava con largo margine a pensare alle maschere per il carnevale. Se ne parlava in cucina, mamma, Nonna e io piccolina. Un'idea all'inizio, o più di una a seconda dei casi, su come avrei potuto travestirmi, poi Nonna prendeva qualche appunto e si annotava le mie misure "su un pezzetto de carta". Qualche giorno dopo tornava con la maschera già bella e pronta ma ritagliata nella carta di giornale. Salivo impiedi sulla sedia rossa, quella alta, per i piccoli, e facevamo le prime prove. I modelli che ritagliava erano così belli che a guardarmi allo specchio intuivo già tutto. Seguiva la fase del modello di stoffa "per vedere come cade", ritagliato e cucito alla buona su stoffe di poco valore. E poi, all'ultimo, si andava al mercato e si comprava l'occorrente, stoffe lucide e nstrini, per la realizzazione definitiva: la maschera finita. Mamma poi pensava al trucco, ai capelli, ai particolari...
Loro facevano e io mi lasciavo fare,
dalle loro mani uscivo Holly Hobbie, Biancaneve, Minnie, Jo delle piccole donne...




