domenica, 30 ottobre 2005

A scuola non leggemmo più di una poesia delle sue, il professore si sgravò dall'icombenza di comunicarci l'esistenza di Dino Campana in non più di quindici minuti, ma io ero profondamente affascinata dalla drammatica, ma intensissima, storia d'amore tra Campana e Sibilla Aleramo; così curiosai per mio conto nel libro di letturatura. Scoprii una personalità complessa e tormentata, trascinata da un folle desiderio ora di vivere, ora di scomparire completamente e assolutamente.
"Campana insegue una concezione alta e sublime della poesia, come un momento misterioso di identificazione con la storia universale, e perciò come un momento assoluto di verità: è questo il senso dell'aggettivo "orfico" che ricorre nel titolo della prima e unica raccolta pubblicata in vita dal poeta (Canti orfici 1914). Il modo in cui la letteratura si rivela capace di mediare il rapporto con la verità profonda della vita e del mondo consiste nella possibilità di stabilire una rete di riferimenti non univoci, ma "aperti" e potenzialmente illimitati ai vari campi di esperienza del soggetto." (La scrittura e l'interpretazione)

L'invetriata:

La sera fumosa d'estate
Dall'alta invetriata mesce chiarori nell'ombra
E mi lascia nel cuore un sugello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la madonnina del ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? - c'è
Nella stanza un odor di putredine: c'è
Nella stanza una piaga rossa languente.
La stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremula la sera fatua: è fatua la sera e tremula ma c'è
Nel cuore della sera c'è
Sempre una piaga rossa languente.

La poesia di Campana non si ripiega mai su stessa,non indugia nel dolore dello scrittore, sfrutta questo dolore come mezzo di lettura del mondo, come strumento del conoscere, rifiutando ogni staticità. Il viaggio è uno degli elementi caratterizzanti la vita del poeta, non è sempre un viaggio di ricerca a volte è solo una fuga ossessiva indotta da un forte sentimento di alienazione. In ogni caso non è mai Campana a descrivere il suo dolore, ma il dolore di Campana
a raccontarci di Camapana stesso.


"un viaggio chiamato amore"

"Dino Campana" Ecco un altro modo che avrei potuto usare per rispondere alla domanda relativa a chi credo sia un poeta.

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categoria:blu , arancione
venerdì, 28 ottobre 2005
Un amico mi ha chiesto, giorni fa ormai, chi sia un poeta. Non è certo una questione da nulla. A volersela cavare alla buona si potrebbe dire che sia uno abile nello scrivere e capace di suscitare emozioni con le sue parole. Tuttavia una simile definizione non può che risultare un tantino limitativa: è come dire che un innamorato è uno che ama, un attore uno che recita e un pittore uno che dipinge. Chiunque può scrivere dei versi, il fatto che un qualche pubblico li possa apprezzare fa di lui un poeta? Se così è, al mondo ci sono molti più poeti di quanti immaginassi!


Si possono individuare due categorie una del “fare”, l’altra dell’”essere”. Non è giusto dire “Mio padre FA il medico” è necessario che si dica “mio padre E’ un medico”; se infatti mio padre esercitasse la sua professione secondo la categoria del “fare” non ci sono dubbi che sarebbe un pessimo dottore. Non si smette di essere un medico neanche un secondo nell’arco della propria giornata, della propria vita, allo stesso modo non si smette mai di essere un poeta. Se si E’ poeta lo si è anche mentre si cammina per strada, anche mentre si parla con qualcuno, anche mentre si mangia, si beve,
si è poeta perfino mentre si dorme!
Cosa contribuisce alla nostra spiritualità se non l’insieme delle nostre “esperienze”?
E’ poeta chi sa fare della sua spiritualità, ovvero di ogni esperienza della sua vita, strumento di creazione artistica:

 “...nell’arte il contenuto è l’intera vita spirituale dell’artista; non nel senso che il mondo spirituale è oggetto del formare, ma nel senso che è soggetto formante, tramite.In altre parole, l’arte non assume il mondo spirituale dell’artista come oggetto del suo interesse, ma il modo in cui essa è stata formata è quello proprio di chi ha quella determinata e irripetibile spiritualità. Si tratta di una spiritualità che si fa modo di formare, cioè stile:
una spiritualità è il proprio stile.”
”Formatività e architettura” Massimo Bilò
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categoria:bianco, giallo, arancione
giovedì, 27 ottobre 2005

Esistono poche cose a questo mondo belle come la costruzione della prospettiva di una terna triortogonale su un piano inclinato. L'esattezza e la perfetta coerenza della geometria sono una cosa veramente meravigliosa, mi trasmettono un senso di sorprendente stabilità e sicurezza. Dopo aver rappresentato una porzione di un dato piano inclinato alfa, si traccia la fuga di tale piano che passerà per le fughe di "g" e "p" rette appartenenti al piano. Si procede poi indicando una generica retta "x" appartenente ad alfa, su "i primo di alfa" si trova la fuga di tale retta, "I primo di x". Per costruire una retta y ortogonale alla retta x è necessario costruire in O un angolo di novanta gradi, per farlo si deve ribaltare O sul piano di quadro. Poichè la fuga del piano alfa non passa per O è necessario calcolare la distanza di tale fuga dal punto principale. Si traccia quindi un asse "a" ortogonale alla fuga di alfa e passante per "O primo con zero", il punto di intersezione tra le due rette è il punto"k". Si ribalta allora O sul piano di quadro e si trova "O ribaltato", il segmento "O ribaltato-K" si riporta sull'asse "a" e si trova "O doppio ribaltato" in cui è possibile costruire l'angolo di novanta gradi e ricavare y. Per ricavare l'asse z, ortogonale a "x", "y" e "alfa", si deve costruire un piano gamma ortogonale alla fuga di alfa, una volta fatto si rappresenta in O un angolo che misuri novanta gradi rispetto ad alfa e si trova sulla fuga del piano gamma, la fuga di tutte le rette ortogonali al piano alfa, tra queste si traccia quella passante per l'origine degli assi "x" e "y" già rappresentati e si ricava l'asse "z". Che bellezza!

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categoria:rosso
sabato, 22 ottobre 2005

 

 
Lo dirò in due parole, così come mi frulla in testa. Vorrei essere bella; tutto sarebbe più semplice se fossi più bella. L’ho anche chiesto a mia madre, le ho chiesto perché non mi avesse fatto più bella, ha alzato gli occhi al cielo e se ne è andata di là a far non so cosa. Non che me ne faccia un gran cruccio eh, insomma ho altre cose, molte altre cose (non bisogna mica svalutarsi per forza!), ma, forse per quel viziaccio di desiderare sempre ciò che non si può avere, vorrei essere bella. Bella come mi vede bella mio padre quando lo sorprendo a spiarmi mentre metto appena un filo di matita sugli occhi, magari con la borsa già in spalla, prima di uscire di corsa, al mattino presto.
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categoria:rosso, rosa, blu
giovedì, 20 ottobre 2005

Il pleut à verse

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categoria:bianco
martedì, 18 ottobre 2005

I miei sogni sono densi, quasi palpabili. A volte mi sembra siano così realistici che faccio fatica a riconoscere il confine tra ciò che è e ciò che è nella mia testa. La mia immaginazione è capace di ricostruire eventi e situazioni con così tanta accuratezza che mi ritrovo a chiedermi se quella situazione l'ho vissuta realmente o no. A tratti mi sembra che questa capacità di volare sia bellissima, ma a volte...
a volte penso non lo sia per niente.
E mi prende una strana e stupida malinconia per posti che non ho mai visitato, persone che non ho mai incontrato, mai sfiorato, ma con cui in mente ho diviso sogni meravigliosi. E mi risuonano in testa le parole di Guido, uno dei protagonisti di Due di Due, quando dice che non bisogna mai immaginare niente troppo nei particolari o l'immaginazione finirà per prendere il posto della realtà. E così alla fine... ho paura. Paura che i miei sogni possano essere un'alternativa

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categoria:rosso
lunedì, 17 ottobre 2005

"Quando scende la notte, un milione di luci elettriche ne fanno uno scenario magico. Ma alla luce del giorno, quando ci si avvicina alla città, si resta delusi alla vista della miriade di casette senza nessuna pretesa architettonica che fiancheggiano le strade strette e affollate. Tuttavia, alla delusione provata all'apparire della città moderna, si sostituisce ancor prima di entrare nell'abitato, una vista: al di sopra dei tetti di tegole rosse, alto sulla nuda roccia, chiaro e brillante sotto i raggi del sole,
risplende il Partenone con le sue colonne."
"Gli architetti del Partenone" Carpenter

 

Mi piace studiare e leggere perchè studiando e leggendo ci si può imbattere in immagini come questa. Basta aggiungere appena un po' di immaginazione e non sono più "qui":


Il sole forte brucia sulle braccia scoperte, in faccia, sulla testa, i miei capelli scuri si fanno bollenti, un vento appena accennato mi soffia in faccia aria calda, secca e poi questo cielo... di un azzurro mai visto! (Così azzurro che il tuo gatto non saprebbe capacitarsene, eh Lucia?) E davanti agli occhi alto sulla nuda roccia, chiaro e brillante...

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categoria:rosso, blu , azzurro, arancione
sabato, 15 ottobre 2005

(CLICK SULL'IMMAGINE) 

 

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categoria:bianco
venerdì, 14 ottobre 2005

Ma quant'è bello ricevere una lettera?
Non si può nenache dire quanto!
E-mail? No no, non c'è confronto! Tutta un'altra storia! 
Ci piace tanto, a noi fruitori della rete, la semplicità e la praticità della comunicazione informatica, tuttavia, per chi ha familiarità con internet, non è difficile comprendere quanto limitativa possa essere. Una lettera, che è comunque uno strumento indiretto, conserva una sua materialità, il supporto cartaceo su cui è impressa le conferisce una certa consistenza fisica, tale consistenza fa si che la lettera sia
vibrante, viva, vera.


 

La magia inizia già all’arrivo della busta: é pesante? Sottile? E la scrittura? L’ hai riconosciuta subito no? Sapevi di chi fosse appena l’ hai sfiorata! La apri piano, per non romperla, ma anche con una certa determinazione, devi leggerla-leggerla-leggerla! Sfili il foglio dalla busta e lo spieghi, fa rumore, lo distendi per bene e finalmente... leggi!
Una lettera puoi stringerla tra le mani, toccarla, puoi vederla invecchiare ogni volta che la apri e la riapri per leggerla. Finisci per impararla a memoria mentre lei si riempie di pieghe, impronte, macchie... Devi prendertene cura, trovarle una collocazione, una collocazione sicura, basta un angolino per ospitarla: puoi lasciarla sul fondo di un cassetto, o in quella scatola che dovrai poi fare attenzione a non aprire troppo spesso, o forse tra le pagine di un libro,
quello è sempre un buon posto.
Di una lettera puoi sentire l’odore, percepisci solo quello della carta all’inizio, ma poi cercando, andando in profondità, compare, inconfondibile, l’aroma dell’inchiostro e se non ti stanchi di aspettare e chiudi un po’ gli occhi, senti il profumo della “sua” mano, che nello scrivere ha accarezzato il foglio.
L’e-mail non puoi toccarla e la materialità è importante:
se un corpo privo di anima non è nulla, cosa può essere un'anima che non abbia un corpo? Lo stesso niente. L’e-mail ha meno “responsabilità”, è svincolata dal reale, è più astratta: chi la legge non potrà vedere dove la mano ha esitato, dove ha proceduto più speditamente, quali parole ha impresso con più sicurezza, su quali ha tremato.
La comunicazione è incredibilmente più bella se arricchita dalle variazioni di tono della voce, le pause, i silenzi, le espressioni del volto, le smorfie magari, il modo di gesticolare...
Una lettera cartacea
è come una conversazione faccia a faccia.
... 
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categoria:rosso, bianco, blu , azzurro
mercoledì, 12 ottobre 2005

"...nella vecchiaia dei miei occhi lucidi
c'era il riflesso della gioventù che è in te..."
 Mia Martini

ricordo

C'è un solo giorno all'anno in cui non penso a mia Nonna, quel giorno è oggi. Oggi perchè oggi è l'unico giorno in cui non riuscirei a far finta che non sia morta. Questo pensiero mi fa impazzire: ha vissuto ottantuno dodici-ottobre nella sua vita, ma l'unico suo dodici-ottobre che ricordiamo è l'ottantaduesimo, quello in cui se n'è  andata via. Alcune cose ne mangiano altre, le sbranano in un secondo, le ingurgitano e le fanno sparire per sempre. La morte è una di queste cose. Tutto perde senso al suo cospetto, qualunque cosa tu possa riuscire a fare nella vita, quello e solo quello sarà il tuo fine... e lasciamo perdere i discorsi su ciò che ipoteticamente possa esserci "dopo". "Dopo" non è comunque ora e non è comunque qui. Se continuassi a rimuginare su questo finirei  per accendermi dentro una tempesta spaventosa, mi occorerrebbe un intero anno per spazzarla via e appena ne sarei fuori sarebbe di nuovo oggi e tutto ricomencerebbe. Non voglio che i ricordi più dolci della mia vita si macchino di questa rabbia: il dodici ottobre non penso a lei neanche un secondo.

postato da: nautike alle ore 12/10/2005 19:17 | Permalink | commenti (4)
categoria:oro